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Agrivoltaico, il Comune chiamato a intervenire prima del via libera

Impatto sul paesaggio rurale, rumore degli impianti, possibile effetto isola di calore e salvaguardia della biodiversità: quattro fronti su cui un cittadino chiede risposte prima dell’autorizzazione al progetto da oltre 16 MWp tra Stradello Donella, via Griduzza, Cavo Lama e Canale Cavata. “In che modo il Comune intende vigilare affinché l’attività agricola prevista sotto i moduli sia effettiva, duratura e realmente integrata nel contesto rurale, e non si riduca a una giustificazione formale per l’occupazione del suolo?” scrive il residente nella lettera inviata a tutti i consiglieri comunali.

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Il progetto dell’Impianto Agrivoltaico Carpi, proposto dalla società Opal A S.r.l. in un’area agricola compresa tra Stradello Donella, via Griduzza, il Cavo Lama e il Canale Cavata, solleva interrogativi che riguardano non soltanto il percorso autorizzativo, ma anche la tutela del paesaggio, la qualità della vita dei residenti e gli equilibri ambientali del territorio. A portarli all’attenzione dei Consiglieri comunali è un cittadino residente in via Svoto Donella, che con una lettera protocollata il 20 ottobre chiede loro di farsi promotori di un’interpellanza o di una mozione per sollecitare una maggiore attenzione alle criticità del progetto. Al centro della segnalazione c’è un impianto di potenza superiore a 16 MWp, rispetto al quale, scrive il residente, sarebbero emerse “criticità nell’adeguamento alle prescrizioni ambientali e idrauliche formulate in sede di screening, richiamando la determinazione regionale n. 1150/2026 e, in particolare, le richieste del Consorzio di Bonifica Emilia Centrale e del Comune di Carpi”. Al di là degli aspetti strettamente autorizzativi, il cittadino ritiene che il progetto, così come impostato, presenti una “grave carenza di attenzione” verso il paesaggio rurale, la qualità della vita delle persone che abitano nelle vicinanze e le emergenze naturali della zona. Quattro, in particolare, gli ambiti sui quali chiede chiarimenti.

Il primo riguarda l’impatto paesaggistico e l’efficacia delle schermature vegetali. Il residente domanda se sia stato valutato adeguatamente l’effetto visivo di un impianto di queste dimensioni sulle visuali aperte della campagna e sulla fruibilità di Stradello Donella e via Griduzza. “In che modo le mitigazioni vegetali previste garantiscono un reale e tempestivo schermamento dell’impianto rispetto alle abitazioni vicine, alle strade di campagna e al sentiero Lama? Si tratta di quinte alberate/arbustive idonee, autoctone e ad accrescimento rapido, o di interventi puramente formali che impiegheranno anni a svolgere una funzione di riparo visivo?”.

Il secondo nodo è quello dell’inquinamento acustico. L’installazione di decine di inverter di campo e cabine di trasformazione porta il cittadino a interrogarsi sul rumore prodotto dagli apparati durante il funzionamento nelle ore di irraggiamento. In particolare, chiede quali misure siano previste per proteggere la quiete dei residenti. E, ancora, domanda se “siano previste delle barriere fonoassorbenti o adeguati distanziamenti rispetto ai confini di proprietà ed edifici abitati per evitare un degrado della qualità della vita nelle abitazioni limitrofe”.

Il terzo aspetto sollevato riguarda il possibile effetto “isola di calore” e le alterazioni del microclima. Il residente chiede se sia stato analizzato il cosiddetto Photovoltaic Heat Island effect, ovvero il possibile riscaldamento locale associato alla concentrazione di una vasta superficie di moduli fotovoltaici. Gli interrogativi riguardano le eventuali conseguenze sulle colture circostanti, sull’umidità del suolo e sulla microfauna locale, soprattutto durante l’estate, quando la pianura carpigiana è già esposta a periodi di forte siccità e temperature elevate.

Il quarto fronte è quello della tutela delle risorse idrauliche, degli habitat e della biodiversità. Il cittadino chiede garanzie “sul rispetto  effettivo e rigoroso delle fasce di rispetto e dei corridoi ecologici lungo il Cavo Lama e il Canale Cavata”, richiamando le indicazioni del Consorzio di Bonifica Emilia Centrale.

Vuole inoltre sapere se siano state “considerate le conseguenze dell’occupazione del suolo sulla fauna locale, con particolare riferimento all’avifauna e agli anfibi che popolano il reticolo idrico della zona, e sulla continuità della rete ecologica”.

A questo si aggiunge una domanda sulla natura stessa dell’intervento agrivoltaico: in che modo il Comune intende vigilare affinché l’attività agricola prevista sotto i moduli sia effettiva, duratura e realmente integrata nel contesto rurale, e non si riduca, come teme il residente, a una giustificazione formale per l’occupazione del suolo? Da qui la richiesta rivolta ai consiglieri comunali: promuovere un’interpellanza o una mozione consiliare affinché il “Comune di Carpi faccia valere con fermezza le esigenze di tutela del territorio nelle sedi autorizzative competenti, da Arpae alla Conferenza dei servizi, prima del rilascio di qualsiasi Autorizzazione unica”.