Home Carpi Cantina di Carpi, scongiurato il tracollo. Ora serve fare squadra

Cantina di Carpi, scongiurato il tracollo. Ora serve fare squadra

“È stato un anno durissimo, ma stiamo iniziando a vedere la luce” sottolinea Alessandro Mastrotto, presidente della Cantina di Carpi e Sorbara. “Stiamo lavorando per raggiungere un accordo per la vendita dello stabilimento di Sorbara a un’importante azienda toscana che acquisterà anche l’asset dell’imbottigliamento e i marchi della cantina. Stiamo perfezionando i contratti”. Sono in corso anche le procedure per la vendita delle proprietà di Rio Saliceto, nel reggiano, e Bazzano, nel bolognese. In entrambi i casi si tratta di aree centrali nei rispettivi paesi, destinate a possibili sviluppi residenziali. “Stiamo dialogando con le amministrazioni comunali per completare gli adempimenti necessari e dare certezze a chi acquisterà sulla destinazione urbanistica delle aree”. Più complessa, invece, la prospettiva per Poggio Rusco, dove la cooperativa dispone di circa 10 mila metri quadrati di terreno.

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“È stato un anno durissimo, ma stiamo iniziando a vedere la luce”. Alessandro Mastrotto, presidente della Cantina di Carpi e Sorbara, guarda con cauto ottimismo al futuro della cooperativa, alle prese con una complessa situazione finanziaria che aveva portato a un’esposizione nei confronti delle banche di quasi 12 milioni di euro. Per affrontare la crisi, la cantina aveva iniziato un percorso di composizione negoziata della crisi e richiesto l’attivazione delle misure protettive e cautelari, ottenendo il via libera dal Tribunale di Modena. Il provvedimento, concesso nel corso dell’udienza del 18 marzo, aveva consentito alla cooperativa di operare in un quadro temporaneamente protetto, nell’ambito del percorso avviato per tutelare la continuità aziendale. Le misure cautelari sono scadute il 15 ottobre, mentre prosegue il percorso di composizione negoziata della crisi (Cnc), con l’obiettivo di arrivare alla sua conclusione entro novembre. “Abbiamo raggiunto un accordo con una percentuale elevata di creditori, dalle banche ai fornitori, passando per i soci. Ora attendiamo la relazione positiva dell’esperto nominato dal Tribunale, passaggio necessario per chiudere la composizione negoziata”. Il piano prevede una profonda riorganizzazione della cooperativa, con la prosecuzione dell’attività negli stabilimenti di Carpi e Concordia sulla Secchia e la dismissione degli altri asset. “Stiamo garantendo la continuità della Cantina di Carpi e di quella di Concordia mentre gli altri stabilimenti e le relative proprietà sono stati messi in vendita”. Tra le operazioni più importanti c’è quella relativa a Sorbara: “Stiamo lavorando per raggiungere un accordo per la vendita dello stabilimento di Sorbara a un’importante azienda toscana che acquisterà anche l’asset dell’imbottigliamento e i marchi della cantina. Stiamo perfezionando i contratti”. Un’operazione che, sottolinea Mastrotto, rappresenta un passaggio importante per il risanamento. “Sorbara ha un valore che ci permette di guardare con maggiore tranquillità al futuro”. Sono in corso anche le procedure per la vendita delle proprietà di Rio Saliceto, nel reggiano, e Bazzano, nel bolognese. In entrambi i casi si tratta di aree centrali nei rispettivi paesi, destinate a possibili sviluppi residenziali. “Stiamo dialogando con le amministrazioni comunali per completare gli adempimenti necessari e dare certezze a chi acquisterà sulla destinazione urbanistica delle aree”. Più complessa, invece, la prospettiva per Poggio Rusco, dove la cooperativa dispone di circa 10 mila metri quadrati di terreno. La riorganizzazione punta a separare il nuovo percorso produttivo dal peso del passato. “Con gli stabilimenti di Carpi e Concordia ripartiamo da una situazione nuova. Restano i soli mutui relativi agli stabilimenti in continuità, con i relativi ammortamenti annuali, ma non è questo a preoccuparci. Gli altri debiti sono stati rinegoziati grazie alla vendita degli asset e agli accordi con le banche” specifica Mastrotto. Parallelamente, la cooperativa sta lavorando per recuperare la fiducia dei soci, anche attraverso il pagamento delle uve conferite. “Abbiamo terminato di pagare la vendemmia 2024, fatta eccezione per un 10%. Da novembre invece cominceremo a pagare la vendemmia 2025, in sei rate”. Sono 426 i soci conferitori che hanno scelto di continuare a portare le proprie uve alla cantina, a fronte dei 709 del 2025, per un totale di circa 140mila quintali di uva pigiata. “È stato un anno durissimo – ribadisce il presidente – e non sono mancati gli ostacoli ma abbiamo lavorato per salvaguardare la continuità dell’attività e dare una prospettiva a chi ha deciso di restare”. Lo sguardo di Mastrotto va però oltre il risanamento della Cantina di Carpi e Sorbara. Per il presidente, la crisi che attraversa il settore vitivinicolo, in particolare quello dei vini rossi e del Lambrusco, impone una riflessione più ampia sul futuro dell’intero sistema cooperativo locale. “Credo che la strada obbligata sia quella di unire le forze, aggregare le cantine e riorganizzare il territorio per abbattere i costi di produzione e presentarsi sul mercato con una maggiore capacità commerciale. Se non riusciamo a fare massa critica e a unirci, rischiamo di lasciare sempre più potere a chi compra il vino, anziché a chi lo produce”. La frammentazione comporta infatti costi difficili da sostenere, soprattutto quando occorre investire in più stabilimenti. Realtà che condividono soci e territorio, come Carpi, Santa Croce e Limidi, devono fare fronte comune: “auspichiamo di trovare un accordo per unirci, riorganizzarci e ridurre i costi. Altrimenti il futuro di chi coltiva l’uva e produce vino si fa sempre più incerto” conclude il presidente.

La crisi della Cantina di Carpi e Sorbara sembra dunque avviarsi verso una soluzione, ma il risanamento non cancella le fragilità di un comparto alle prese con costi crescenti, difficoltà di mercato e una cooperazione che deve trovare nuove forme di aggregazione. La continuità della cantina è il primo traguardo. La sfida, ora, è capire se il territorio saprà fare altrettanto, prima che a pagare il prezzo della frammentazione siano soprattutto i produttori.

Jessica Bianchi