Gli sfratti diminuiscono, ma quelli eseguiti aumentano. È il dato che emerge dai numeri del Ministero dell’Interno relativi al 2025 e che, secondo il Sunia, riporta in primo piano la questione abitativa nel Modenese. Nel corso dell’anno sono stati 396 i provvedimenti di sfratto emessi complessivamente tra Modena e provincia, il 13,5% in meno rispetto al 2024. Nel dettaglio, gli sfratti per finita locazione sono stati 47 nel capoluogo e 60 nel resto della provincia, mentre quelli per morosità o altre motivazioni sono stati rispettivamente 83 e 206. Sono diminuite anche le richieste di esecuzione, 1.156 nel 2025, il 17,1% in meno rispetto all’anno precedente. Un dato che comprende anche procedure relative a sfratti emessi negli anni precedenti. A crescere, però, è il numero degli sfratti arrivati all’esecuzione effettiva, con l’intervento degli ufficiali giudiziari: in provincia di Modena sono stati 336, quasi il 2% in più rispetto al 2024. Un andamento in controtendenza rispetto alla diminuzione degli altri indicatori e che colloca Modena tra le province emiliano-romagnole con i numeri più elevati.
Il confronto con le principali province italiane restituisce un quadro ancora più netto: nel 2025 gli sfratti eseguiti sono diminuiti del 18% a Torino, del 93% a Milano, del 52% a Venezia, dell’8% a Genova, del 31% a Firenze e del 12% a Roma. A livello nazionale il calo è stato del 14,2%, con 18.292 sfratti eseguiti. È soprattutto sul passaggio dalla difficoltà economica alla perdita effettiva dell’alloggio che il Sunia concentra la propria attenzione. “La perdita del lavoro, la riduzione del reddito o una grave difficoltà familiare possono compromettere la possibilità di pagare l’affitto”, sottolinea il sindacato, ricordando come anche la scadenza di un contratto possa trasformarsi in un’emergenza quando non si riesce a trovare una nuova sistemazione. Da qui la richiesta di intervenire prima che la procedura arrivi all’esecuzione, rafforzando gli strumenti destinati alle situazioni di morosità incolpevole e alle famiglie che rischiano di perdere la casa. Nel mirino del Sunia c’è anche il disegno di legge sull’accelerazione degli sfratti, del quale il sindacato chiede il ritiro. La posizione è che velocizzare le procedure, senza affiancarle a strumenti di prevenzione e a soluzioni abitative alternative, possa trasferire sui Comuni una parte delle conseguenze sociali dell’emergenza. Il tema riguarda infine anche il mercato degli affitti. Il Sunia guarda con perplessità all’ipotesi di ridurre dal 10 al 5% la cedolare secca per i contratti ordinari a canone concordato di lungo periodo: una misura che, secondo il sindacato, dovrebbe essere accompagnata da interventi più ampi per aumentare l’offerta di abitazioni a canoni sostenibili. Tra le priorità indicate ci sono il rifinanziamento del Fondo Affitto, le risorse per la morosità incolpevole e un maggiore investimento nell’edilizia pubblica. Perché, dietro il dato degli sfratti eseguiti, resta una questione che non si esaurisce nel momento in cui l’ufficiale giudiziario arriva alla porta di casa.