Home Carpi Crescono le assunzioni di medici ma le dimissioni volontarie superano i pensionamenti

Crescono le assunzioni di medici ma le dimissioni volontarie superano i pensionamenti

L’Emilia-Romagna assume medici e in dieci anni ha aumentato gli organici del 15,5%, più di ogni altra regione italiana, a fronte di una media nazionale del 2,7%. Ma nel 2025, 304 medici ospedalieri hanno lasciato volontariamente il Servizio sanitario regionale, contro 182 pensionamenti. Anaao: “Il problema è trattenere i professionisti”.

0
193

L’Emilia-Romagna assume medici e in dieci anni ha aumentato gli organici del 15,5%, più di ogni altra regione italiana, a fronte di una media nazionale del 2,7%. Ma nel 2025, 304 medici ospedalieri hanno lasciato volontariamente il Servizio sanitario regionale, contro 182 pensionamenti.

Anche dove gli organici crescono e il ricambio generazionale funziona, il servizio pubblico fatica a trattenere i professionisti.

I dati, elaborati a partire da ONAOSI, Conto Annuale del Tesoro e MEF, e raccolti nello studio nazionale Anaao Assomed, Radiografia della sanità pubblica 2015-2025, mostrano una netta ripresa delle uscite volontarie. In Emilia-Romagna erano 107 nel 2015, avevano raggiunto il picco di 314 nel 2021 ed erano poi diminuite. Nel 2025 sono tornate a 304.

 Nello stesso decennio i dirigenti medici in servizio sono passati da 8.202 a 9.471; le assunzioni a tempo indeterminato, dopo essere scese dalle 1.032 del 2020 alle 545 del 2024, nel 2025 sono risalite a 676, mentre l’età media è diminuita di 2,5 anni tra le donne e di 3,9 tra gli uomini.

“L’Emilia-Romagna ha fatto crescere gli organici medici più di ogni altra regione. È un risultato importante. Ma se le dimissioni volontarie superano i pensionamenti, il problema non è soltanto assumere nuovi medici”, afferma Francesco Feletti, Segretario Regionale Anaao Assomed Emilia-Romagna. “I medici stanno entrando nel SSN. Il problema è metterli nelle condizioni di rimanerci. Occorre superare definitivamente i vincoli nazionali alla spesa per il personale e investire su retribuzioni, carriere, condizioni di lavoro, sicurezza, welfare e conciliazione tra lavoro e vita privata”.

 Perdere professionisti ha un costo che va oltre il posto rimasto vacante. Ogni medico che lascia porta con sé anni di esperienza e competenze e indebolisce la rete di relazioni tra specialisti, reparti e servizi su cui si fondano la continuità assistenziale e l’efficienza dei percorsi di cura.

“Quando questa rete si indebolisce, ne fanno le spese i cittadini, che perdono riferimenti e si trovano disorientati, mentre il sistema perde continuità ed efficienza. Anche ridurre le liste d’attesa diventa più difficile se, mentre entrano nuovi medici, perdiamo professionisti già inseriti nelle équipe e nelle reti assistenziali”, prosegue Feletti.

 Il dato regionale assume ancora più rilievo se messo in relazione al quadro nazionale. Nel 2025, per la prima volta, le dimissioni volontarie dei medici ospedalieri hanno superato i pensionamenti a livello nazionale: 3.767 contro 2.876, con un incremento del 150% rispetto all’anno precedente.

 Il ricambio generazionale è stato favorito in larga parte dal Decreto Calabria, che dal 2019 alla fine del 2025 ha consentito l’ingresso anticipato nel SSN di quasi 10.000 specializzandi, arrivando a rappresentare fino al 43% delle assunzioni a tempo determinato a livello nazionale.

“La sfida ora non è soltanto assumere, ma fare del Servizio sanitario pubblico un luogo nel quale i medici scelgano di restare”, conclude Feletti.