C’è un filo che parte da Carpi e arriva fino a Bruxelles, passando per Bologna, Pavia, Washington, Israele e Delhi. È il filo della storia professionale di Stefania Benaglia, carpigiana, classe 1982, che della politica estera ha fatto prima una formazione, poi un lavoro e infine una vera e propria chiave per leggere il mondo. Oggi quel percorso riceve, per il secondo anno consecutivo, un riconoscimento nel panorama europeo: Stefania è infatti tra i Top EU Influencer dell’iniziativa annuale #EUinfluencer, promossa da ZN Consulting, che individua creatori di contenuti e opinionisti digitali riconosciuti per la loro capacità di contribuire al dibattito sui temi europei.
“L’anno scorso sono stata nominata per la prima volta e ho capito che qualcuno mi leggeva, che avevo una voce”, racconta. Una voce, la sua, che parla di politica estera, relazioni internazionali, sicurezza, Asia e soprattutto del rapporto tra Unione Europea e India. Ma anche della necessità di rendere comprensibili questioni che spesso sembrano confinate alle stanze dei bottoni. “Gli influencer aiutano a capire cosa succede a Bruxelles. Io lo faccio nell’ambito della politica estera: cerco di far comprendere la rilevanza degli eventi e il loro impatto”.
Il valore della scuola pubblica
La storia internazionale di Stefania comincia in realtà molto vicino a casa. A Carpi resta fino alla fine delle scuole superiori, poi si trasferisce a Bologna per l’università e successivamente a Pavia, orientando i propri studi verso le relazioni internazionali. È però negli Stati Uniti che arriva una delle esperienze che più hanno segnato il suo percorso. Alla School of Advanced International Studies della Johns Hopkins University, a Washington, consegue un master in Studi strategici, un percorso fortemente legato alla sicurezza e agli studi militari. È una giovane italiana in un ambiente nel quale rappresenta un’eccezione: civile, italiana e donna, in una classe composta in larga parte da americani. “Ho avuto una borsa di studio per due anni, che mi ha permesso di pagare le rette. Venivo da una famiglia normale, non agiata, e mi sono trovata a studiare con persone che erano spesso figli di primi ministri o di personalità importanti”. Un’esperienza che le ha fatto comprendere con chiarezza il valore dell’istruzione pubblica. “Noi, grazie alla scuola pubblica, possiamo arrivare a un’educazione di altissimo livello senza necessariamente uscire dall’università con debiti enormi. Io sono partita dalla scuolina dietro casa, a cui devo moltissimo, e sono arrivata alla Johns Hopkins. Molti miei compagni di corso americani, già strozzati dai debiti, sono costretti a scegliere un lavoro in grado di ripagarli il che spesso non coincide con ciò che vorrebbero fare davvero nella vita”.
Israele, la Nato e l’Europa
Prima e dopo gli Stati Uniti arrivano altre esperienze all’estero: Israele, dove lavora all’International Institute of Counter-Terrorism di Herzliya, e diversi Paesi europei. Poi Bruxelles. Il primo approdo è la Nato, dove lavora come assistente di ricerca presso l’Assemblea parlamentare. Successivamente entra nel mondo delle istituzioni europee e si confronta direttamente con la politica estera e di sicurezza dell’Unione. Lavora per il team del Comitato politico e di sicurezza dell’Ue e come rappresentante della Commissione presso il Gruppo politico-militare del Consiglio dell’Unione europea. Sono gli anni in cui comprende da vicino come si costruiscono le posizioni europee sui grandi dossier internazionali, sulle crisi e sulla sicurezza.
“A Bruxelles c’è una sorta di consiglio di sicurezza dell’Unione europea, dove siedono i rappresentanti dei Paesi e si parla di politica estera e di difesa. Io rappresentavo il gruppo che lavorava su questi temi”. Ma proprio quando sembra aver trovato il suo posto, Stefania decide di cambiare ancora prospettiva.
“Sono andata a guardare il mondo dall’India”
La scelta ricade sull’India. Nel 2014, Stefania si trasferisce a Delhi dove resta per tre anni. E’ una svolta professionale, ma anche un cambio di lente attraverso cui guardare il mondo. “A un certo punto ho pensato che, avendo studiato strategia, dovevo guardare il mondo dal punto di vista asiatico. E quando lo fai, la prospettiva cambia”. L’India diventa così uno dei pilastri della sua specializzazione. Le relazioni tra India e Unione Europea, l’Asia meridionale e le dinamiche dell’Indo-Pacifico entrano stabilmente nel suo lavoro.
Dopo i tre anni a Delhi torna a Bruxelles. Ma questa volta sceglie di guardare alle istituzioni da una posizione differente. Per circa dieci anni lavora sulla politica estera europea dall’esterno delle istituzioni, come ricercatrice e analista, cercando di individuare soluzioni, costruire collegamenti e suggerire nuove strade. È stata ricercatrice associata all’Istituto Affari Internazionali e Associate Researcher al CEPS, Centre for European Policy Studies, uno dei principali think tank europei con sede a Bruxelles.
La politica estera spiegata ai privati
Da circa un anno Stefania Benaglia ha intrapreso una nuova fase della sua vita professionale: quella della consulenza indipendente, con un’attenzione crescente al settore privato. “La politica estera non è fatta soltanto dalle istituzioni. Oggi sto cercando di lavorare con il settore privato, spiegando questi temi in modo da rendere evidente la loro importanza e soprattutto come si può agire”.
Il punto, per Stefania, è avvicinare due mondi che troppo spesso procedono separati: quello della geopolitica e quello delle imprese. Perché una guerra lontana dovrebbe interessare un’azienda italiana? Perché una visita di un leader straniero o una crisi internazionale può avere conseguenze sulla vita quotidiana? E perché ciò che oggi sembra lontano può incidere sulla competitività di un territorio tra dieci o quindici anni? “Dobbiamo tradurre questi concetti e capire anche la ricaduta sulla cittadina e sul cittadino. La politica estera non è qualcosa che riguarda soltanto chi la fa”. Il suo sguardo è rivolto soprattutto al medio e lungo periodo. Non basta sapere che cosa sta accadendo oggi: occorre capire che cosa potrà significare domani. È una prospettiva che porta anche nel lavoro con le imprese italiane: “vorrei aiutarle a imparare ad alzare il livello di ambizione e di lungimiranza”. Perché l’Italia, osserva, ha prodotti e competenze di grande qualità, ma la competitività dipende da molti altri fattori: “Dobbiamo chiederci quali sono le cose che altri attori in campo fanno, cosa possiamo apprendere da loro. Non dimentichiamo poi il cosiddetto butterfly effect: un cambiamento apparentemente lontano può produrre conseguenze molto più vicine di quanto immaginiamo. Inoltre è necessario imparare a parlare come sistema. Siamo competitor, ma ci sono tante cose che dobbiamo risolvere insieme”.
Carpi, il luogo da cui si parte e a cui si torna
“Carpi resta un posto dove si vive benissimo. La mia famiglia è lì, ci sono alcuni amici e ogni tanto torno” ma non “so se un giorno tornerò a vivere stabilmente in Italia. Facendo politica estera, Bruxelles è il posto in cui devo essere. Per il futuro non si sa”.
Carpi però resta un riferimento, “con servizi e condizioni che spesso vengono dati per scontati proprio perché fanno parte della normalità. La scuola e il sistema sanitario pubblico funzionano e rappresentano un valore che non dovremmo mai sottovalutare. Guardare al futuro con una prospettiva di lungo periodo non significa non apprezzare ciò che già funziona e il fatto che qui si viva bene”.
Jessica Bianchi