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Arteterapia, il sogno di Anita prende forma con L’Impronta Viola

La carpigiana Anita Semellini apre in via Vivaldi uno spazio dedicato all’arteterapia psicodinamica sensomotoria: “Un luogo in cui stupirsi di sé, senza doversi spiegare”. Un sogno coltivato a lungo, nato dal desiderio di accompagnare le persone oltre le parole, attraverso creatività, corpo e materiali.

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Anita Semellini

La carpigiana Anita Semellini ha aperto lo studio L’Impronta Viola, uno spazio dedicato all’arteterapia psicodinamica sensomotoria. Un sogno coltivato a lungo, nato dal desiderio di accompagnare le persone in percorsi in cui le parole non sono sempre sufficienti e dove anche il corpo, i materiali e la creatività possono diventare strumenti di trasformazione.

Anita, partiamo da una frase che sembra racchiudere molto bene il senso del suo lavoro: “Uno spazio in cui stupirsi di sé ancora, senza doversi spiegare”. Che cosa significa?

“Significa creare uno spazio protetto nel quale una persona possa semplicemente essere, senza sentirsi giudicata e senza avere necessariamente bisogno di raccontare tutto di sé. A volte le parole non arrivano, oppure non sono sufficienti. In quei momenti entra in scena un terzo elemento: l’opera, il materiale con cui si lavora. Si può lavorare con leggerezza e, allo stesso tempo, andare molto in profondità. Non è necessario dirsi tutto perché qualcosa possa trasformarsi: attraverso il fare, il corpo e il contatto con i materiali possono emergere vissuti ed emozioni che magari non erano ancora del tutto consapevoli”.

Che cos’è, quindi, l’arteterapia psicodinamica sensomotoria?

“È un percorso terapeutico nel quale i materiali artistici diventano mediatori. Nel mio approccio psicodinamico il valore non sta tanto nel prodotto finale bensì nel processo: in ciò che accade mentre una persona sceglie un materiale, lo manipola, crea, osserva quello che ha fatto e poi, eventualmente, ne parla. Non ci interessa l’estetica e non si interpreta il disegno. Si guarda insieme ciò che è successo, lasciando che sia la persona stessa a raccontare e a raccontarsi attraverso quello che ha realizzato. Anche questo contribuisce a creare una relazione terapeutica libera dal giudizio”.

Quanto entra in gioco il corpo?

“Molto. Ho seguito un Master specifico sul trauma e mi sono avvicinata a modalità di lavoro che permettono di dare uno spazio a quelle cose che rimangono “incastrate” nel corpo e che non sempre riescono a essere espresse attraverso le parole. Il lavoro sensomotorio permette di entrare in contatto con le proprie sensazioni, di favorire l’autoregolazione emotiva e di sentirsi progressivamente più al sicuro. Anche quando una persona non è pienamente consapevole di ciò che ha vissuto, può trovare nel fare, nel movimento e nei materiali una possibilità per allentare quei meccanismi funzionali che la mantengono in uno stato di allerta”.

A chi si rivolge il suo lavoro?

“A persone molto diverse tra loro. Nel mio lavoro esterno ho avuto modo di operare nell’ambito della salute mentale, nelle scuole e nelle strutture per persone con disabilità. Ora, con l’apertura dello studio, accolgo bambini e adolescenti, anche con difficoltà comportamentali, persone che stanno attraversando un lutto o un trauma e adulti che vivono una fase di trasformazione o si trovano nella necessità di elaborare qualcosa che non riescono o non vogliono affrontare soltanto attraverso le parole. Ma l’arteterapia può essere uno spazio utile per chiunque senta il bisogno di fermarsi, esplorarsi e dedicarsi un momento. Propongo percorsi individuali e piccoli gruppi a tema, oltre a laboratori, anche in collaborazione con altri professionisti”.

Quindi non bisogna avere particolari capacità artistiche?

“Assolutamente no. Non è una prestazione e non è un corso d’arte. È un setting protetto nel quale potersi esprimere attraverso i materiali senza il timore di essere giudicati. Anzi, soprattutto con gli adulti, spesso il lavoro consiste proprio nel de-costruire”.

Quali materiali utilizza nei suoi percorsi?

“Mi piace utilizzare un po’ di tutto. Colori liquidi e secchi, tempere, argilla, materiali da collage, carta, stoffe, materiali di recupero e materiali naturali. Sono una grande raccoglitrice e spesso quello che trovo può diventare parte del lavoro. Utilizzo anche gli albi illustrati, che possono aprire mondi e offrire altri modi per entrare in contatto con una storia, un’emozione o un vissuto”.

C’è anche qualcosa di molto personale nel nome che ha scelto per il suo studio: L’Impronta Viola.

“Sì. Il nome nasce da un’esperienza fatta durante un percorso personale. Avevo immerso le mani nel colore viola e quel gesto ha toccato, trasformato e guarito qualcosa di antico che portavo dentro. Ma c’è anche un altro significato: in questo studio voglio mettere tutta me stessa, la mia impronta, la mia unicità”.

L’apertura dello studio rappresenta quindi qualcosa di più di un nuovo progetto professionale.

“Sì, è la realizzazione di un sogno che ho sempre avuto e in cui credo fermamente. Per molto tempo ho lavorato come educatrice, ho vissuto cinque anni a Torino e un anno in Irlanda, poi nel 2018 sono tornata a Carpi e qui ho trovato una bella rete di persone e professionisti. Adesso sento il desiderio di portare qualcosa di mio nella mia città. Anche le cose della vita che mi hanno rallentata, alla fine, hanno contribuito a motivarmi ancora di più, anche professionalmente. Non le considero soltanto esperienze negative: sono diventate strumenti”.

Che cosa vorrebbe che fosse L’Impronta Viola per chi varca quella porta?

“Un luogo nel quale sentirsi accolti e liberi di esplorare. Ho cercato di creare uno spazio che permetta alle persone di stare bene e di sentirsi a proprio agio: c’è anche un angolo morbido e ho allestito un muro contro il quale poter lanciare il colore, per avere uno spazio sicuro e protetto in cui poter liberare emozioni come la rabbia. Perché credo che ci debba essere anche questo: la possibilità di esprimere quello che c’è con il corpo per poi integrarlo con la parola”.

E forse è proprio questo il potere trasformativo dell’arteterapia: permettere di arrivare dove le parole non arrivano.

“Sì. È uno spazio in cui puoi stupirti di te ancora, senza doverti spiegare. Puoi lavorare su qualcosa con leggerezza e, nello stesso tempo, andare in profondità. A volte la trasformazione avviene semplicemente perché lo fai con il corpo. I materiali artistici possono aiutare a scaricare il sistema nervoso, a rilassarsi, a sentirsi al sicuro. E da quella sensazione di sicurezza può diventare possibile andare avanti”.

Giovedì 24 settembre, alle 20.30, nello studio di via Vivaldi 17/A, l’arteterapeuta psicodinamica sensomotoria Anita Semellini proporrà un laboratorio in occasione della Giornata europea dell’arteterapia, istituita nel 2022 dalla Federazione Europea di Arteterapia: sarà un’occasione per conoscere meglio questa pratica e sperimentarla direttamente. Non sono richieste abilità artistiche.

Il 4 ottobre un Open Day tutto il giorno con laboratori per tutti. Per informazioni e prenotazioni: improntaviola@gmail.com, telefono 380 342 9677.

Jessica Bianchi