Ancora una giornata difficile per chi viaggia sulla linea ferroviaria Modena-Carpi-Mantova. Nella giornata di giovedì 17 settembre si sono registrate, secondo i dati raccolti da Federconsumatori Modena e dal Comitato Utenti della linea, nove soppressioni totali o parziali, mentre diversi convogli hanno accumulato ritardi compresi tra gli 11 minuti e quasi due ore. Una situazione che, denunciano le due realtà, ha lasciato migliaia di utenti alle prese con difficoltà nel raggiungere in orario scuole e luoghi di lavoro. Tra i disagi segnalati, il treno 22456 da Modena a Mantova è arrivato a destinazione con 113 minuti di ritardo. Soppressi, tra gli altri, il 22405 Carpi-Modena delle 9, il 22460 Modena-Mantova delle 7.06 e il 22404 Modena-Carpi delle 8.32. Altri convogli hanno subito soppressioni parziali, con limitazioni a Rolo o Carpi. Per Federconsumatori e Comitato Utenti non si tratta di un episodio isolato. Le due organizzazioni ricordano anche i disservizi del 9 settembre, quando nel pomeriggio furono registrate otto soppressioni tra Carpi e Modena, e tornano a chiedere interventi sull’infrastruttura ferroviaria. Secondo quanto riferito dalle associazioni, in collaborazione con gli uffici tecnici della Regione Emilia-Romagna sarebbe stato possibile ricondurre diversi dei guasti più ricorrenti ai malfunzionamenti dei passaggi a livello. Nel mirino finisce quindi RFI, proprietaria dell’infrastruttura e responsabile della manutenzione, alla quale gli utenti chiedono interventi più incisivi.
Federconsumatori e Comitato Utenti sollecitano ora la Regione Emilia-Romagna ad aprire un confronto con RFI, le istituzioni e le rappresentanze degli utenti, per individuare gli interventi necessari a migliorare l’affidabilità della linea. Nel documento viene inoltre ricordato che anche il sindaco di Carpi, Riccardo Righi, avrebbe già chiesto a RFI un incontro sul tema, senza aver ancora ricevuto riscontro. Per le associazioni, il nodo principale resta quello dell’affidabilità del servizio: i bus sostitutivi, quando disponibili, non consentirebbero comunque di mantenere tempi di percorrenza compatibili con le esigenze di chi utilizza quotidianamente il treno per studio o lavoro.