Ci sono canzoni che non sono soltanto canzoni. Ci sono voci che, dopo tanti anni, basta risentirle per riportarci esattamente lì: in macchina, in cucina, al lavoro, durante un viaggio, in una giornata qualsiasi diventata improvvisamente un ricordo. E poi ci sono i jingle, le dirette, gli eventi, le notizie, le risate. Pezzi di vita che hanno viaggiato sulle frequenze di una radio diventata, per milioni di persone, semplicemente “la loro radio”. È anche questo il senso dei cinquant’anni di Radio Bruno, che questa sera, alle 18, a Palazzo Pio, ha inaugurato la mostra 50 anni di Radio Bruno – 1976/2026 – La nostra storia. Un compleanno che non guarda soltanto indietro, ma racconta un legame profondo con il territorio e con le generazioni che sono cresciute insieme a quelle voci.
Dagli esordi in una casa di campagna fino alla grande emittente interregionale di oggi, la storia di Radio Bruno è fatta di persone, intuizioni, musica e ostinazione. Ma soprattutto è una storia che si è intrecciata con quella delle comunità: nei momenti di festa come in quelli più difficili, nei concerti e nelle iniziative di solidarietà, nell’informazione quotidiana e negli appuntamenti che nel tempo sono diventati tradizione. Non a caso il sindaco di Carpi Riccardo Righi ha ribadito un concetto semplice e potente: “la storia della radio è la storia di Carpi, e in fondo è la storia di tutti noi”. Perché Radio Bruno non è rimasta chiusa dentro uno studio: è uscita per strada, ha incontrato il suo pubblico, ha raccontato il territorio e ne ha accompagnato trasformazioni, paure e speranze.
La mostra, allestita nel Cortile d’Onore e nella Sala ex Poste di Palazzo Pio e visitabile dal 5 al 13 settembre con ingresso libero, prova così a trasformare cinquant’anni di radio in un viaggio nella memoria collettiva. Ci sono immagini, filmati, fotografie, oggetti storici, installazioni e contenuti multimediali. Ci sono i registratori Revox, i microfoni d’epoca e quello storico mixer degli anni Settanta immortalato anche nel film Radiofreccia di Luciano Ligabue. E ci sono soprattutto le persone. Quelle che hanno costruito Radio Bruno davanti e dietro ai microfoni, quelle che hanno accompagnato intere generazioni e quelle che, dall’altra parte, hanno ascoltato. Perché il percorso espositivo non vuole soltanto raccontare ciò che è stato, ma lasciare spazio anche ai ricordi di chi quella storia l’ha vissuta.
I visitatori potranno infatti registrare la propria testimonianza rispondendo alla domanda “Ero con Radio Bruno quando…”. Un piccolo frammento di voce destinato a diventare parte di un archivio della memoria condivisa.
“Questa mostra non vuol essere soltanto una mostra fotografica per farvi vedere come eravamo da giovani, perché già non eravamo un granché, ma per raccontarvi un po’ la nostra storia e soprattutto per far partecipare chi verrà, i nostri ascoltatori, che come dico sempre sono la nostra vera ricchezza”, ha spiegato l’editore di Radio Bruno Gianni Prandi.
È forse proprio qui che si trova la chiave di questi cinquant’anni. Una radio può cambiare frequenze, tecnologie, studi e dimensioni. Può passare dai primi strumenti alle piattaforme digitali. Ma se continua a essere riconosciuta come “la nostra”, allora significa che nel frattempo è riuscita a entrare nelle vite delle persone.
La mostra racconta anche questo: l’impegno accanto alle comunità nei momenti difficili, come dopo il terremoto del 2012 con Teniamo Botta, e la vocazione allo spettacolo iniziata già nei primi anni Ottanta con concerti che hanno portato sul territorio artisti come Vasco Rossi, Claudio Baglioni, Orietta Berti e Gianni Morandi. Fino ai grandi appuntamenti di Radio Bruno Estate, diventati negli anni una delle espressioni più riconoscibili del rapporto fra l’emittente e il suo pubblico.
Cinquant’anni dopo, quelle frequenze raggiungono Emilia-Romagna, Lombardia, Toscana, Piemonte e Veneto. Ma il cuore della storia resta qui, dove tutto è cominciato. A completare il progetto c’è anche il libro Radio Bruno. Chiamala per nome! 1976-2026 – La nostra storia, edito da Giunti, che raccoglie immagini, testimonianze e aneddoti di mezzo secolo di radio. Perché alla fine, più che una mostra su una radio, quella che si apre oggi a Palazzo Pio è una mostra sui ricordi. E forse il modo più bello per raccontare cinquant’anni di Radio Bruno è proprio quello di lasciare parlare chi, in questi cinquant’anni, dall’altra parte della frequenza, c’è sempre stato.
Con una radio accesa. E una canzone in sottofondo.
Jessica Bianchi