L’obbligo della vaccinazione antidifterica in Italia risale al 1939, quando venne introdotto per contrastare una malattia che, a inizio Novecento, causava ogni anno decine di migliaia di casi e circa 1.500 morti tra i bambini. È paradossale: più una misura di prevenzione funziona, meno diventa visibile ciò che previene. Chi è cresciuto senza conoscere malattie un tempo comuni può finire per percepire come pericolose le controindicazioni, pur rare, legate alle vaccinazioni e sottovalutare il rischio concreto dell’infezione”. I programmi vaccinali hanno trasformato malattie responsabili in passato di migliaia di morti infantili in eventi eccezionali eppure, nonostante ciò, c’è chi sceglie di non aderirvi.
La morte a Palermo di Anna Rosa, la piccola di 4 anni deceduta per difterite e non vaccinata, ha riportato l’attenzione su una patologia che nel nostro Paese sembrava quasi dimenticata. Sì, perchè la difterite è una malattia prevenibile e in Italia la vaccinazione antidifterica non è consigliata, bensì obbligatoria.
“Questo triste episodio – spiega la dottoressa Alessandra Fantuzzi, Direttrice del Servizio di Igiene pubblica dell’Ausl di Modena – ha riportato alla luce l’importanza della prevenzione vaccinale. La legge 119 del 2017 comprende l’antidifterica tra le dieci vaccinazioni obbligatorie per i nuovi nati e consiste in cinque dosi di vaccino, tre nel primo anno di vita, una a 5-6 anni e una a 13 anni”.
Qual è la copertura vaccinale nel nostro territorio?
“Le coperture a Modena nei bambini di 2 anni sono oltre il 95 per cento, i dati quindi sono molto solidi e la Pediatria di comunità – prosegue la dottoressa Fantuzzi – segue costantemente le famiglie che hanno necessità di ricevere maggiori informazioni. I casi sono rari e nel corso del 2026 non sono segnalati casi di difterite nel modenese. Ricordo che anche gli adulti possono vaccinarsi tramite il proprio medico di Medicina generale o nei servizi vaccinali, prenotando attraverso i consueti canali”.
Dottoressa, in cosa consiste la difterite?
“E’ una malattia infettiva acuta, causata da ceppi batterici appartenenti alla specie Corynebacterium diphtheriae produttori di tossina. Nella forma più classica e grave, si presenta come una malattia respiratoria che si manifesta a livello delle vie aeree superiori (naso, faringe, laringe, trachea). È molto contagiosa e si trasmette da uomo a uomo per via aerea (starnuti, tosse) o per contatto diretto (lesioni cutanee). Se non viene trattata tempestivamente, la difterite può causare gravi complicanze, che possono includere una infiammazione a carico del miocardio (causando aritmie, con rischio di arresto cardiaco, miocardite, insufficienza cardiaca progressiva) e del sistema nervoso periferico (polineurite)”.
Vi sono paesi in cui è ancora endemica?
“La difterite è ancora una malattia endemica in alcune aree del mondo, dal Sud-Est Asiatico all’Africa al Brasile, e i soggetti non vaccinati sono ad alto rischio di contrarre la malattia, in particolare se in età pediatrica. Quindi è importante, soprattutto se si è viaggiatori, vaccinarsi prima di raggiungere tali mete”.
Stiamo parlando di una malattia sostanzialmente scomparsa nei nostri territori: è difficile riconoscerla e diagnosticarla?
“La difterite può essere confusa con altre patologie, come tonsilliti e faringiti. È ormai talmente rara che molti medici non l’hanno mai incontrata nella loro pratica professionale: si sono infatti laureati quando la malattia era già scomparsa dai nostri territori”.
Jessica Bianchi