L’esercito degli over 65 continua a crescere. Nel 2025 i residenti con più di 65 anni a Carpi hanno raggiunto quota 17.890 (rappresentano dunque il 24% della popolazione), con un incremento dell’1,21% rispetto all’anno precedente, su una popolazione complessiva di 74.965 abitanti. Tra loro ci sono anche 21 ultracentenari. La nostra città sta invecchiando ed è destinata a farlo sempre più rapidamente. Con il progressivo aumento dell’età media e l’allungamento della speranza di vita crescerà inevitabilmente anche la cronicità: anziani con quadri clinici complessi, affetti da più patologie, che avranno bisogno di una presa in carico multidisciplinare e continua. La domanda è semplice quanto decisiva: chi si prenderà cura di questo esercito di anziani? Il sistema locale di welfare sarà in grado di reggere l’urto di questa trasformazione demografica? E soprattutto: come ci si sta attrezzando per affrontare l’annunciato tsunami in arrivo? Chi assiste un familiare anziano sa bene quanto la situazione possa precipitare da un momento all’altro. Un nonno, una madre o un padre accuditi per anni tra le pareti domestiche possono peggiorare nel giro di poche settimane fino a rendere necessaria un’assistenza sanitaria continuativa e il trasferimento in una casa residenza. Un passaggio tutt’altro che semplice. Chi ci è passato sa quanto possa essere difficile trovare un posto, pubblico o privato, in una struttura per anziani. La ricerca di una sistemazione, vicina o lontana, diventa spesso una vera e propria odissea: i posti disponibili sono limitati, mentre la domanda cresce. Uno squilibrio che, nel medio e lungo periodo, rischia di diventare insostenibile. Alle difficoltà organizzative si aggiunge poi un altro problema: il costo delle rette, spesso proibitivo, soprattutto in un contesto di generale impoverimento e di famiglie sempre più piccole e quindi più fragili. Famiglie che, non di rado, si ritrovano sole ad affrontare il momento più difficile: assistere impotenti al rapido peggioramento delle condizioni di salute di un proprio caro senza riuscire a trovare una struttura capace di garantirgli l’assistenza di cui ha bisogno. Un calvario.
Il numero di posti pubblici disponibili sul territorio dell’Unione delle Terre d’Argine sono 341: 64 alla Tenente Marchi (Carpi), 80 al Quadrifoglio (Carpi), 61 al Carpine (Carpi), 62 Sandro Pertini (Soliera), 14 Focherini (Soliera) e 60 a Cortenova (Novi di Modena), mentre sono 18 gli anziani ospiti del Care Residence di Carpi e 14 quelli di Novi. Ad oggi attendono di entrare in una casa residenza 350 persone, 200 donne e 150 uomini: un numero che, da solo, equivale sostanzialmente all’intera dotazione pubblica del territorio.
Un anziano in regime residenziale (posto accreditato) costa 105,55 euro al giorno ma la retta massima sostenuta dalle famiglie è di 1674,65 euro. Alla dotazione pubblica si aggiungono poi 82 posti privati a livello distrettuale per i quali la retta si aggira mediamente intorno ai 3mila euro. Cifre importanti che non tutti possono permettersi anche usufruendo del contributo messo a disposizione per alleggerirne il carico da Unione delle terre d’Argine e Fondazione Cr Carpi con Trame d’argento: l’iniziativa rivolta ai nuclei familiari residenti nei quattro comuni dell’Unione che, in attesa di un posto convenzionato in Casa Residenza per Anziani (CRA), sostengono direttamente i costi di ospitalità presso strutture private.
Chi può cerca di prendersi cura del proprio familiare a casa, affidandosi spesso a una badante e magari usufruendo di un servizio domiciliare di Oss (da gennaio a giugno 2026 sono stati 240 gli anziani che hanno usufruito delle prestazioni di un operatore socio sanitario tra Carpi, Novi, Soliera e Campogalliano) ma quando le condizioni peggiorano, l’ingresso in una Cra diventa sostanzialmente un passaggio obbligato.
Già oggi il sistema mostra tutti i suoi limiti: se fatichiamo a rispondere ai bisogni attuali, come potremo affrontare quelli di domani?
L’Unione delle Terre d’Argine ha avviato una procedura a evidenza pubblica per individuare soggetti gestori privati interessati alla gestione convenzionata, in regime di accreditamento provvisorio, di 25 nuovi posti di Casa Residenza per Anziani da attivarsi presso strutture ubicate nel nostro territorio. “Abbiamo ricevuto delle manifestazioni di interesse – assicura l’assessore Tamara Calzolari – che al momento sono al vaglio”.
Oggi i posti non bastano e la popolazione anziana continua ad aumentare. Qual è il piano dell’Unione per evitare che le liste d’attesa si allunghino ulteriormente? Sono previste nuove strutture o la riconversione di immobili esistenti? Si stanno valutando forme di abitare condiviso simili a quelle già sperimentate al Care Residence?
“Rispetto alle prospettive future – prosegue l’assessore – sono in fase di progettazione esperienze di abitare condiviso assistito da realizzare nel nuovo condominio solidale di Soliera e all’interno del residence di Carpi. In particolare, è allo studio la possibilità di avviare un’esperienza analoga a quella modenese di Ca’ Nostra per persone affette da demenza insieme all’associazione Gafa.
Sono inoltre in corso interlocuzioni con realtà private interessate ad aprire nuovi posti di residenza sul nostro territorio, con l’obiettivo di inserirli all’interno della rete dei servizi in convenzione. Parallelamente, con l’Azienda sanitaria, sono stati avviati percorsi per favorire un’assistenza domiciliare integrata sia dal punto di vista sanitario sia assistenziale e, in particolare, progetti di telemedicina sviluppati all’interno della Casa della Comunità, il luogo nel quale si stanno progettando servizi integrati con l’infermieristica di comunità dedicati alle cronicità”.
Centrale sarà poi “la coprogettazione coi circoli sociali per cercare di ricavare spazi diurni di partecipazione e frequentazione da parte di anziani parzialmente non autosufficienti, con un occhio di riguardo alle donne, che necessitano di un sostegno assistenziale per poter continuare a frequentare i luoghi della socialità. Da questo punto di vista sono state molto importanti le esperienze fatte attraverso le Palestre della memoria che hanno visto un forte coinvolgimento del terzo settore nel tutoraggio in forte collaborazione con i servizi sanitari e sociali del territorio. Continuiamo poi a promuovere progetti di inclusione attraverso la Cooperativa anziani e non solo che utilizza i dati della nostra piattaforma fragili per proporre ad anziani soli momenti di socialità condivisa”.
La sfida dei prossimi anni non sarà soltanto aumentare i posti disponibili nelle strutture residenziali, ma ripensare complessivamente il modo in cui prendersi cura dei nostri anziani. Anche attraverso un nuovo utilizzo degli spazi che cambiano funzione con l’evoluzione della società: vecchie scuole non più utilizzate, edifici pubblici sottoutilizzati o strutture nate per accogliere una popolazione più giovane, come gli asili oggi sempre più vuoti, potrebbero diventare parte di una riflessione più ampia sul welfare del futuro. Perché l’invecchiamento della popolazione non è un fenomeno temporaneo, bensì una trasformazione radicale destinata a ridisegnare bisogni, servizi e priorità del territorio.
Jessica Bianchi