Per anni la sanità modenese ha retto grazie alla disponibilità del personale a lavorare oltre l’orario ordinario. Un modello che, secondo la Cisl Fp Emilia Centrale, ha scaricato il peso delle carenze organizzative sulle spalle di infermieri, operatori socio-sanitari e altri professionisti, alimentando stress, usura psicofisica e rischio di errori. È il quadro emerso dall’analisi sullo stress lavoro-correlato discussa nei giorni scorsi tra l’Ausl di Modena, il direttore generale Mattia Altini e la nuova Direzione infermieristica. “I numeri sono impietosi: l’Ausl di Modena ha retto fin qui su un sistema dopato dal lavoro extra, costringendo le persone a vivere come criceti nella ruota. Finalmente si è capito che non si può comprare all’infinito la resistenza delle persone”, afferma il segretario generale della Cisl Fp Emilia Centrale, Gennaro Ferrara. Secondo il sindacato, anni di mancata programmazione hanno creato una dipendenza strutturale da straordinari, prestazioni aggiuntive e rientri in servizio, con ricadute dirette sulla qualità della vita dei lavoratori. “Oggi il prezzo lo pagano professionisti sottoposti a una forte usura psicofisica, con un aumento del rischio di errore e un impatto pesante sulla vita familiare”, sottolinea Ferrara.
Quasi 101 mila ore di lavoro extra
I dati fotografano una crescita significativa del ricorso al lavoro aggiuntivo. Nel 2025 l’Ausl ha liquidato 70.226 ore di straordinario, contro le 54.049 dell’anno precedente: un incremento del 30%, per una spesa di oltre 1,29 milioni di euro. Anche le prestazioni aggiuntive – ore volontarie svolte fuori turno e nate per abbattere le liste d’attesa – sono aumentate sensibilmente, raggiungendo 30.554 ore (+37,1%) per oltre 1,34 milioni di euro. Complessivamente, tra straordinari e prestazioni aggiuntive, si arriva a quasi 101mila ore di lavoro extra: l’equivalente dell’attività annuale di oltre cinquanta dipendenti a tempo pieno.
Anche la continuità assistenziale diventa un tampone
La pressione sul personale emerge anche dai numeri della continuità assistenziale, sempre più utilizzata per coprire le carenze di organico. Tra agosto e dicembre 2025 sono state pagate 10.650 ore, mentre nei primi tre mesi del 2026 se ne contano già 8.868. A questi si aggiungono i rientri da casa, chiamate utilizzate per coprire assenze improvvise e turni scoperti. Tra il 2025 e il 2026 sono stati erogati 12.887 gettoni, per una spesa complessiva di circa 696 mila euro. Le strutture più sotto pressione risultano essere Carpi, che assorbe oltre un terzo dei gettoni, seguita da Pavullo, Mirandola, Modena e Vignola. Nell’85% dei casi a rientrare sono infermieri e operatori socio-sanitari.
Il cambio di rotta: piano assunzioni da 3,5 milioni
Per la Cisl Fp il confronto con la nuova direzione aziendale rappresenta un primo segnale di svolta. L’Ausl ha infatti confermato un finanziamento di 3,5 milioni di euro destinato a un piano straordinario di assunzioni, misura richiesta dal sindacato da almeno tre anni. Sul tavolo c’è anche un accordo da 3 milioni di euro, distribuito tra il 2026 e il 2027, per sviluppi professionali, mobilità interna e welfare aziendale, mentre il sindacato propone un progetto condiviso con le altre aziende sanitarie della provincia per garantire, su base volontaria, la copertura dei reparti più in difficoltà. “Ci vuole una radicale cura antidoping, per proteggere la sanità e i sanitari”, conclude Ferrara. “Il piano assunzionale è la prima risposta concreta al fallimento della vecchia organizzazione. Ora servono tempi certi, atti formali e un’operazione verità sui reali fabbisogni di personale. Solo così sarà possibile ridurre la dipendenza dagli straordinari e restituire sostenibilità al lavoro di chi ogni giorno garantisce l’assistenza ai cittadini”.