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Fondazione Fossoli: Chiara Ferrari è la nuova direttrice

Porta con sé un percorso professionale caratterizzato da solide competenze nella gestione amministrativa e dei progetti pubblici. Laureata in Economia e Marketing Internazionale all'Università di Modena e Reggio Emilia, dal 2013 opera nell'Area Bilancio della Direzione Economico-Finanziaria dell'Ateneo modenese, occupandosi di bilancio, gestione dei fondi ministeriali, PNRR, maturando una significativa esperienza nella gestione delle risorse pubbliche e nei processi di innovazione amministrativa. In precedenza, ha operato nel settore del marketing della grande distribuzione, svolgendo anche esperienze in ambito europeo. Parallelamente all'attività professionale, è impegnata da anni nel volontariato e nel coordinamento di iniziative educative e sociali sul territorio modenese.

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Chiara Ferrari è la nuova direttrice della Fondazione Fossoli. Porta con sé un percorso professionale caratterizzato da solide competenze nella gestione amministrativa e dei progetti pubblici. Laureata in Economia e Marketing Internazionale all’Università di Modena e Reggio Emilia, dal 2013 opera nell’Area Bilancio della Direzione Economico-Finanziaria dell’Ateneo modenese, occupandosi di bilancio, gestione dei fondi ministeriali, PNRR, maturando una significativa esperienza nella gestione delle risorse pubbliche e nei processi di innovazione amministrativa. In precedenza, ha operato nel settore del marketing della grande distribuzione, svolgendo anche esperienze in ambito europeo. Parallelamente all’attività professionale, è impegnata da anni nel volontariato e nel coordinamento di iniziative educative e sociali sul territorio modenese.

In qualità di direttrice, Ferrari sarà a capo della struttura operativa della Fondazione, e provvederà a dare esecuzione delle deliberazioni del Consiglio di Amministrazione nell’impegno di tutela, ricerca, valorizzazione dei siti memoriali gestiti dalla Fondazione – Campo di Fossoli, Museo Monumento al Deportato ed ex Sinagoga di Carpi – nonché di coordinamento delle attività legate alla storia del Novecento, della Seconda guerra mondiale, della Shoah e più in generale della persecuzione realizzate dal Centro studi e documentazione ‘Primo Levi’.

Tra i primi impegni istituzionali del nuovo incarico, la partecipazione all’incontro internazionale che, svoltosi dal 28 giugno al 1° luglio presso il Memoriale e Museo Statale di Auschwitz-Birkenau, in Polonia, ha riunito a confronto i direttori dei principali enti memoriali europei.

L’iniziativa, promossa dal Museo Statale di Auschwitz-Birkenau e dall’International Center for Education about Auschwitz and the Holocaust (ICEAH), ha riunito i direttori di musei e luoghi della memoria provenienti da numerosi Paesi europei per confrontarsi sulle principali sfide che oggi interessano le istituzioni memoriali. L’incontro ha rappresentato un importante momento di confronto tra istituzioni che, in tutta Europa, sono chiamate a tutelare i luoghi dei crimini fascisti e nazisti e promuovere una memoria generativa che dalla più grave frattura della civiltà europea del Novecento, sappia essere di indirizzo per affrontare l’attuale fase storica segnata – da nuove tensioni politiche, sociali e culturali.

Nell’ambito della sessione dedicata al tema “The Past in Times of Great Change”, la direttrice ha illustrato le principali linee di lavoro promosse dalla Fondazione: la conservazione dei luoghi, la ricerca scientifica, la collaborazione con le università. Al centro dell’intervento, l’idea che gli enti memoriali non debbano limitarsi a conservare il passato, ma siano chiamati a generare conoscenza, responsabilità, partecipazione democratica e collaborazione tra istituzioni.

Ferrari ha illustrato la specificità del sistema memoriale di Carpi e Fossoli, ripercorrendo la storia del Campo, del Museo Monumento al Deportato politico e razziale e del complesso delle Sinagoghe. Fossoli è stato presentato come un luogo dalla stratificazione storica particolarmente significativa: nato come campo per prigionieri di guerra, poi divenuto campo di raccolta per ebrei e oppositori politici e, sotto il comando delle SS, campo di transito verso i lager nazisti, tra cui Auschwitz. Ma Fossoli è anche un luogo che, nel dopoguerra, ha conosciuto esperienze di accoglienza e ricostruzione, da Nomadelfia al Villaggio San Marco per le famiglie istriano-dalmate.

Nel suo intervento, la direttrice ha inoltre evidenziato come la Fondazione stia investendo nella ricerca, nella digitalizzazione degli archivi, nei progetti europei e nelle collaborazioni con università e istituzioni culturali, nella convinzione che i luoghi della memoria debbano continuare a rappresentare strumenti fondamentali per comprendere il presente, promuovere la cultura democratica e favorire il dialogo tra le comunità. Ha infine ribadito la disponibilità della Fondazione a rafforzare le reti internazionali di collaborazione tra musei, memoriali e centri di ricerca, condividendo esperienze, competenze e buone pratiche.

“Fossoli racconta molte storie: persecuzione e solidarietà, deportazione e rinascita, esclusione e comunità. Il nostro compito, oggi, è renderle vive e metterle in dialogo con l’Europa”, ha dichiarato la neodirettrice.

Nel corso del meeting è emersa con forza la preoccupazione per la recrudescenza, in diversi Paesi europei, di attacchi, delegittimazioni e pressioni nei confronti dei luoghi di memoria: una tendenza che rende ancora più urgente rafforzarne il ruolo pubblico e difenderne l’autonomia scientifica, culturale e programmatica.

Tra i temi centrali del confronto vi è stato anche quello delle risorse. L’autonomia degli enti memoriali, infatti, non può essere affermata solo in linea di principio, ma deve essere sostenuta da condizioni concrete di stabilità, continuità e adeguatezza finanziaria. In questo senso si valuta positivamente l’azione del Ministero della Cultura per sterilizzare i tagli previsti per il 2026 al Fondo di sostegno ai luoghi della memoria. L’auspicio è che tale intervento diventi scelta definitiva e strutturale nella prossima legge di bilancio, restituendo certezza alle attività ordinarie e straordinarie dei memoriali.

L’incontro di Auschwitz ha inoltre confermato la volontà condivisa di lavorare maggiormente in rete tra i memoriali, promuovendo scambi, progettualità comuni, percorsi educativi e iniziative coordinate. Di fronte al ritorno di linguaggi d’odio, nazionalismi e forme di negazione o banalizzazione della storia, la risposta non può che essere europea, cooperativa e fondata su una memoria viva, libera e responsabile.