Partono sabato 5 luglio i saldi estivi in Emilia-Romagna, appuntamento atteso da consumatori e imprese. Si tratta di un’ottima occasione per i primi di fare ottimi affari per capi di abbigliamento, accessori e scarpe, mentre per le imprese è l’appuntamento che può dare ossigeno e liquidità importante per un comparto in sofferenza strutturale.
Per i prossimi sessanta giorni nei negozi della nostra regione, ancora ricchi di merce, si potranno acquistare capi di qualità, a prezzi molto convenienti, giovando della professionalità e serietà degli addetti, cosa che permette di entrare in contatto diretto col prodotto con una consulenza personalizzata.
Come ha tenuto a precisare il presidente di Confesercenti E.R. Dario Domenichini: “non aiutano certo a sostenere i negozi le vendite promozioni che, di fatto, sono già partite: secondo una rilevazione condotta da Ipsos per Fismo, la Federazione Italiana Settore Moda Confesercenti, più di un terzo degli italiani, il 36%, ha acquistato a prezzo scontato prima dell’apertura ufficiale. Il divieto di vendite promozionali nei trenta giorni precedenti i saldi, in vigore nella maggior parte delle regioni, è rimasto sulla carta, mentre crescono le vendite online. La deregulation attuale finisce per alterare la concorrenza a danno dei negozi di prossimità. Così, dopo l’esposto già presentato all’Antitrust e la campagna “Salviamo i saldi”, abbiamo lanciato una petizione alla Camera dei Deputati per frenare l’eccesso di promozioni e per posticipare l’avvio dei saldi, almeno alla fine della prima settimana di agosto per l’estate e di febbraio per l’inverno. Spostare la data significa, prima di tutto, ridare qualità al lavoro dei commercianti e garantire un sistema chiaro e leggibile anche per i consumatori. Infine, sono urgenti misure necessarie a far crescere il potere d’acquisto dei consumatori”.
A tal proposito, come rilevato da un’indagine sui consumi delle famiglie, nel 2024 emerge il paradosso emiliano-romagnolo: livelli di spesa più alti della media nazionale, ma una perdita di potere d’acquisto reale superiore a quella italiana. La spesa media mensile 2024 ha raggiunto i 3.085 euro circa, oltre 330 euro in più rispetto alla media italiana. Si tratta tuttavia di una ripresa solo nominale: in valori correnti si registra una lieve crescita 2023-2024, ma in termini reali (a prezzi costanti) i consumi restano molto al di sotto dei livelli del 2019. Tra il 2019 e il 2024 i consumi reali in Emilia-Romagna sono scesi dell’11,7%, contro il -9,4% del Nord-est e il -9,2% della media nazionale. La regione ‘tiene’ meglio in livelli assoluti, ma ha perso più potere d’acquisto reale rispetto all’Italia.
Sempre secondo la ricerca, nel comparto della moda l’andamento è quello di una profonda ridistribuzione. Cresce in modo deciso il commercio al dettaglio di confezioni per adulti (+848 imprese, +33,3%), ma a fronte di un crollo generalizzato di tutte le sottocategorie specialistiche. Le calzature e accessori perdono il -40,2% delle imprese in dieci anni (-723 attività): un dato che riporta a 364mila i residenti in comuni privi di un negozio di scarpe. Calano fortemente anche le confezioni per bambini e neonati (-31,3%) e i negozi di biancheria e maglieria (-21,7%). Le calzature sono insieme alle edicole l’attività con il maggior numero di comuni ‘desertificati’: 50 comuni della regione hanno perso questo servizio nel decennio.
La petizione, firmabile sulla piattaforma della Camera con SPID o CIE, ha già raccolto l’adesione di 3mila imprenditori.