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Maxi fabbrica di sigarette contraffatte, due arresti a Novi e a Carpi

Il corriere, uno slavo di 31 anni domiciliato a Carpi è stato arrestato in flagrante alla guida del tir. Ha ammesso di aver ricevuto 300 euro a viaggio. Al vertice della banda un polacco di 60 anni residente a Novi di Modena, ritenuto il capo dell'organizzazione e arrestato di recente.

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Una fabbrica clandestina capace di produrre oltre un milione di sigarette contraffatte al giorno è stata smantellata dalla Guardia di Finanza a Reggio Emilia. L’operazione, coordinata dalla Procura locale, ha svelato un business illecito stimato in 32 milioni di euro di potenziali guadagni in appena sei mesi, destinato all’esportazione. Le Fiamme Gialle hanno sequestrato complessivamente oltre 40 tonnellate di tabacco lavorato.

L’indagine ha portato il gip Andrea Rat a emettere quattro ordinanze di custodia cautelare in carcere all’interno di un registro che conta in totale 11 indagati. Le accuse, a vario titolo, sono di concorso in detenzione di merci ai fini di contrabbando ed evasione fiscale. Il danno all’erario calcolato è enorme: oltre 24 milioni di euro di Iva e accise non versate.
L’operazione è scattata nella notte del 25 novembre, quando i finanzieri del nucleo di polizia economico-finanziaria reggiana, supportati dallo Scico, hanno intercettato un autoarticolato nel quale sono state rinvenute sette tonnellate di sigarette contraffatte.
Le attività investigative, supportate da intercettazioni telefoniche e analisi dei tabulati, hanno permesso di ricostruire l’organigramma e la logistica della banda, operativa nell’hub da aprile 2025. Il corriere, uno slavo di 31 anni domiciliato a Carpi è stato arrestato in flagrante alla guida del tir. Ha ammesso di aver ricevuto 300 euro a viaggio. Al vertice della banda un polacco di 60 anni residente a Novi di Modena, ritenuto il capo dell’organizzazione e arrestato di recente.
All’interno del capannone la Guardia di Finanza ha scoperto una vera e propria filiera industriale con macchinari di ultima generazione, generatori autonomi, vasche di trinciatura e impianti di rollatura e confezionamento. Oltre al sequestro di altre 13 tonnellate di sigarette pronte alla spedizione, i militari hanno trovato una decina di operai dell’Est Europa e del Nord Africa reclutati tramite Telegram.
I lavoratori vivevano in alloggi di fortuna ricavati all’interno dello stabile in condizioni igienico-sanitarie precarie. Gli inquirenti hanno riscontrato un duro quadro di sfruttamento: ai manovali venivano persino sequestrati i telefoni cellulari all’ingresso per impedire qualsiasi fuga di notizie all’esterno.