“Un errore, una disattenzione possono capitare a tutti. Ciò che è gravissimo è fuggire senza prestare alcun tipo di assistenza”. A parlare è Elena la mamma del 15enne Mattia, coinvolto, lo scorso 4 giugno, intorno alle 15, in un incidente stradale a Fossoli mentre era in sella alla sua bicicletta.
“Mio figlio ama la due ruote, fa ciclismo da anni e corre per una squadra di Rubiera. Quel pomeriggio stava raggiungendo un amico per poi andare insieme a un allenamento. All’incrocio tra via Ivano Martinelli e via Remesina un’auto non ha rispettato il rosso, come hanno confermato anche dei testimoni, e Mattia è stato costretto a inchiodare di colpo per schivarla. E’ riuscito ad evitare di essere investito ma è comunque caduto procurandosi due fratture, una al mento e una scomposta alla mandibola. Mio figlio è rimasto a terra, in mezzo alla strada, dove è stato soccorso da quattro persone che non smetterò mai di ringraziare”.
L’autista dell’auto invece, una donna, si è fermata a venti metri di distanza, “è scesa, per poi ripartire senza curarsi delle condizioni di Mattia. Coloro che hanno assistito alla scena non hanno avuto la prontezza di segnarsi la targa poiché pensavano si avvicinasse” proseguono Elena e il marito Marco.
“Fuggire senza prestare assistenza non posso proprio accettarlo. Non è soltanto disumano: è un reato. Poteva andare molto peggio ma il dolore e la rabbia per quanto è accaduto restano”. Purtroppo sull’incrocio non “vigila” nessun occhio pubblico, solo alcune telecamere di privati le cui registrazioni sono state affidate alla Polizia locale dell’Unione delle terre d’Argine. “Invito chiunque abbia assistito all’incidente o disponga di informazioni utili, magari di telecamere che a ridosso di quell’ora hanno ripreso la macchina, a rivolgersi alla Polizia Locale che ha avviato le indagini per risalire all’autore. A breve presenteremo anche la denuncia per omissione di soccorso contro ignoti tramite il nostro avvocato”. E, infine, conclude Elena, “mi appello direttamente alla donna che ha provocato l’incidente: si metta una mano sul cuore e sulla coscienza e si faccia avanti. Forse, come mi ha detto mio figlio, non appena sono corsa da lui, anche lei è una madre”. E nessuna madre vorrebbe che il proprio figlio venisse abbandonato a se stesso su una strada.
Jessica Bianchi