Home Arte, Storia, Cultura, spettacolo e musica Festival Abilità Differenti, il 19° Open Festival incorona Diversamente in danza

Festival Abilità Differenti, il 19° Open Festival incorona Diversamente in danza

I sogni per John Lennon sono una delle tre cose che servono per avere successo nella vita. Sembra un programma avvincente ma il sogno delle compagnie integrate, cioè composte da persone con disabilità, che salgono sul palco dell’Asioli a Correggio è più ambizioso. Danza, canto e teatro sono i linguaggi attraverso cui esprimono desideri più grandi della propria affermazione personale: visioni che parlano di felicità, pace e libertà. E lo fanno mettendo in gioco il corpo, trovando una voce propria e una musica autonoma. Il Festival delle Abilità Differenti ancora una volta non delude le attese.

0
189

I sogni per John Lennon sono una delle tre cose che servono per avere successo nella vita. Sembra un programma avvincente ma il sogno delle compagnie integrate, cioè composte da persone con disabilità, che salgono sul palco dell’Asioli a Correggio è più ambizioso. Danza, canto e teatro sono i linguaggi attraverso cui esprimono desideri più grandi della propria affermazione personale: visioni che parlano di felicità, pace e libertà. E lo fanno mettendo in gioco il corpo, trovando una voce propria e una musica autonoma. Il Festival delle Abilità Differenti ancora una volta non delude le attese: qui al centro del palco non ci sono i bisogni ma i desideri degli artisti con disabilità, tra cui tanti giovani, che dichiarano semplicemente il diritto a sognare in grande. In concorso all’Open Festival tre proposte in tre diversi ambiti. La danza di Diversamente in danza con la performance “Da qui in poi” racconta i desideri di un’età in piena trasformazione, quella dell’adolescenza. Il progetto In dance, realizzato dalla coreografa Giorgia Panetto, affronta il tema di come diventare persona tra la tensione che rallenta e la gioia di dispiegare le ali. La musica e le parole della cantautrice esordiente Julia Vigliarolo ispirate al significa virgiliano di amenità: ricreare con l’arte musicale un luogo dove ritrovare il senso della pace per tutto il mondo. Il teatro della pièce “39 +1” della Comunità di Capodarco dell’Umbria che restituisce la voce a una delle vittime dell’eccidio perpetrato dai nazisti il 20 giugno 1944 a Gubbio. Guido Profili scappato dall’ospedale psichiatrico di Perugia, dopo un viaggio di tre giorni, i suoi unici giorni di libertà, arriva a Gubbio ancora occupata e verrà inserito nella lista dei civili che saranno uccisi. Il racconto della sua vita, l’internamento e il rifiuto, da parte del padre che non risponderà mai alle sue lettere, rivive sul palco e ci restituisce la sua voce. Dei civili vittime di rappresaglia sappiamo poco, ne parlano i sopravvissuti quando ci sono, oppure sono ricordati in modo generico come anziani, donne, bambini. Guido invece, grazie alle sue lettere, parla a noi con la sua propria voce e ci racconta una vita di violenza e incomprensione e un desiderio insopprimibile di libertà. Di fronte a proposte tanto diverse e tutte di valore, il compito della giuria non è stato facile e ha premiato il progetto di Diversamente in danza.

Diversamente in danza

La serata, ottimamente condotta da Laura Miuccia Padovani ed Enrico Gualdi di Radio Bruno, ha offerto molti spunti interessanti sia tra i gruppi emergenti, come Afternoon che ha aperto l’evento con una esibizione rock che ha chiarito che quest’anno l’Open Festival vuole fare rumore perché i sogni non vogliono restare in silenzio, sia tra le conferme come le compagnie di danza Leto e BeUp. Leto con “Ostacoli” ha presentato un progetto più maturo rispetto all’esordio della scorsa edizione portando in scena 15 ballerini e scommettendo su una coreografia complessa e suggestiva, il cui filo conduttore sono state le architetture del corpo nella relazione. BeUp con “Limiti” dimostra ancora una volta di essere una vera eccellenza nel panorama delle compagnie integrate: è davvero notevole la capacità di diventare un corpo solo; ballerini con disabilità e performer professionisti senza disabilità compiono sul palco il miracolo impossibile dell’unità tra i diversi, armonia resa possibile senza dubbio anche dal lavoro e dalla qualità umana di Rossana Molinaro e Marina Mazzi, da due anni anche alla guida della compagnia Leto. Grazie al loro lavoro le coreografie diventano strumenti narrativi potenti, danzatori e pubblico hanno la possibilità di fare un’esperienza autenticamente umana oltre che artistica. Con l’intensa esibizione di BeUp l’Open Festival saluta e dà appuntamento al prossimo anno.

Il teatro ha accolto con grande entusiasmo le esibizioni e non sono mancati i riconoscimenti per la serata, l’onorevole Ilenia Malavasi tra gli spettatori ha dichiarato “Di fronte a esibizioni tanto belle ed emozionanti voglio innanzitutto ringraziare le cooperative per il lavoro che fanno. Ospitare questo evento è motivo di grande orgoglio per la nostra comunità e lo è ancor di più avere vissuto insieme questa uguaglianza e bellezza di diritti. Ringrazio tutti gli artisti perché ci hanno resi felici.” Anche il presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Carpi, Mario Arturo Ascari, ha aggiunto “E’ stata una serata molto emozionante, abbiamo visto sul palco molta passione e molta energia. Ringrazio per questo gli interpreti, i loro educatori e la Cooperativa Nazareno”.