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Carpi, 11 ore di attesa al Pronto Soccorso: la denuncia di un cittadino

Un lettore segnala le lunghe ore di attesa al Pronto Soccorso dopo un lieve incidente stradale: “siamo entrati intorno alle ore 18:00 e la visita è avvenuta solo alle 7:00 del mattino successivo”, spiega. “Ritengo che il servizio necessiti di una profonda ridefinizione strutturale per garantire dignità ai pazienti e condizioni di lavoro sostenibili agli operatori”.

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Un cittadino carpigiano ci scrive “per segnalare la situazione a dir poco surreale in cui mi sono imbattuto recentemente presso il Pronto Soccorso di Carpi. Mi sono recato nella struttura per accompagnare la mia partner a seguito di un lieve incidente stradale: siamo entrati intorno alle ore 18:00 e la visita è avvenuta solo alle 7:00 del mattino successivo. Undici ore di attesa.

Fortunatamente siamo giovani e abbiamo potuto sopportare il disagio. Tuttavia, insieme a noi in sala d’attesa c’erano diverse persone anziane, alcune ultra novantenni, costrette a rispettare le medesime tempistiche. È difficile immaginare lo sforzo fisico e mentale di un paziente di 88 anni obbligato a restare seduto su una sedia per oltre mezza giornata; durante questo “calvario”, molti hanno iniziato ad accusare dolori diffusi e un evidente sfinimento.

L’aspetto forse più amaro riguarda chi si è arreso: ho visto pazienti rinunciare alla visita dopo 5, 6 o 7 ore di attesa, decidendo di tornare a casa sfiniti e senza aver risolto nulla, con la sola speranza di trovare una situazione migliore il giorno seguente.

Non spetta a me individuare i colpevoli, che si tratti della carenza di personale o di un uso improprio del servizio da parte dell’utenza. Ho constatato personalmente come molti cittadini si rivolgano al Pronto Soccorso per problematiche non urgenti, come un semplice mal di denti o i sintomi dell’influenza. È evidente che la struttura non sia dimensionata per gestire questo tipo di afflusso: sarebbe fondamentale investire sull’orientamento dei pazienti verso alternative più idonee, come i Cau o i medici di base.

Nonostante il forte disagio, tengo a ringraziare il personale del triage. Hanno lavorato senza sosta, gestendo una situazione estremamente complicata con grande professionalità. È stato toccante scorgere la tristezza nello sguardo di un’infermiera, penso mia coetanea, nel dover comunicare a una signora di 88 anni, ormai al limite delle forze, che aveva ancora dieci persone davanti a sé.

Ritengo che il servizio necessiti di una profonda ridefinizione strutturale per garantire dignità ai pazienti e condizioni di lavoro sostenibili agli operatori”.

Lettera firmata