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Poliomielite, virus rilevato nelle acque reflue di cinque Paesi europei: cosa significa?

Il fenomeno del rilevamento del poliovirus nelle acque reflue di Finlandia, Germania, Polonia, Spagna e Regno Unito è imputabile ad alcuni fattori tra cui, spiega la dottoressa Alessandra Fantuzzi, dirigente del Servizio di Igiene Pubblica dell’Usl di Modena, “l’importazione del virus e la bassa copertura vaccinale in alcune aree. Verosimilmente il virus viene introdotto in Europa tramite i viaggi internazionali sempre più frequenti e i flussi migratori di persone provenienti da Paesi in cui la poliomielite è ancora endemica”.

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dottoressa Alessandra Fantuzzi, dirigente del Servizio di Igiene Pubblica dell’Usl di Modena

La poliomielite non è ancora fuori dall’Europa. Il poliovirus è stato rilevato nelle acque reflue di cinque Paesi, ovvero Finlandia, Germania, Polonia, Spagna e Regno Unito.  L’attenzione è particolarmente alta in Germania (Bonn, Colonia, Dresda, Dusseldorf, Amburgo, Mainz Monaco), dove il virus è stato rilevato in sette città. A cosa è imputabile tale fenomeno? Lo abbiamo chiesto alla dottoressa Alessandra Fantuzzi, dirigente del Servizio di Igiene Pubblica dell’Usl di Modena.

Facciamo una premessa – sottolinea Fantuzzi – i capisaldi del controllo della poliomielite nei paesi occidentali sono costituiti da sorveglianza ambientale e sorveglianza clinica. La sorveglianza clinica consiste nella segnalazione e approfondimento diagnostico di tutti i casi di paralisi flaccida acuta senza causa negli individui di età inferiore ai 15 anni. La sorveglianza ambientale si basa sulla ricerca del virus nelle acque reflue, ed è un metodo efficace e diffuso in tutta Europa per monitorare la circolazione del virus e individuare precocemente la sua presenza, anche in assenza di casi clinici. È fondamentale, in quanto la maggior parte delle infezioni da poliovirus sono asintomatiche, e non vengono rilevate dalla sorveglianza clinica. Il riscontro di poliomielite all’interno delle acque reflue costituisce quindi un campanello di allarme precoce, consentendo alle autorità sanitarie di intervenire con misure preventive (come le campagne di vaccinazione) prima che il virus possa causare un’epidemia.

Il fenomeno del rilevamento del poliovirus nelle acque reflue in Europa è imputabile ad alcuni fattori tra cui l’importazione del virus e la bassa copertura vaccinale in alcune aree. Verosimilmente il virus viene introdotto in Europa tramite i viaggi internazionali sempre più frequenti e i flussi migratori di persone provenienti da Paesi in cui la poliomielite è ancora endemica”.

Dottoressa, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato L’Europa libera dalla polio nel 2002. Esiste ancora un rischio di diffusione internazionale? Il virus della polio può ancora essere importato da altre regioni e circolare?

Finché il virus non sarà eradicato a livello globale esiste un rischio teorico che le regioni polio free come la Regione Europea, possano in futuro segnalare casi di malattia, in quanto, in aree con una copertura vaccinale insufficiente, il virus importato può circolare e replicarsi”.

Come avviene la trasmissione della patologia?

“La poliomielite è una malattia del circuito oro-fecale che si trasmette principalmente tramite il contatto con le feci infette, e più raramente tramite il contatto con le goccioline respiratorie (saliva o muco) di una persona infetta. Tuttavia, come le altre malattie a trasmissione alimentare, la poliomielite si può trasmettere anche mediante acqua e cibo contaminati dalle feci di un soggetto portatore di poliovirus. Questo accade soprattutto nei paesi a basso tenore igienico sanitario. Una volta penetrato, il virus si replica a livello intestinale e successivamente raggiunge il circolo sistemico. La maggior parte delle persone infettate dal poliovirus rimane asintomatica o paucisintomatica, ma può comunque trasmettere il virus ad altri. In rari casi, il virus può raggiungere il sistema nervoso centrale, attaccando i nervi che controllano i muscoli e causando la paralisi flaccida acuta, la forma più grave della malattia”.

Il vaccino è obbligatorio per i nuovi nati, quale protezione offre? Qual è la percentuale di copertura vaccinale nella nostra città? 

Il vaccino della poliomielite è tra quelli resi obbligatori per i nuovi nati in Italia. Nel nostro Paese, come nella maggior parte di quelli industrializzati, è utilizzato per l’immunizzazione dei nuovi nati il vaccino antipolio inattivato (IPV), anche noto come vaccino Salk, inserito all’interno di una formulazione combinata che prevede anche la protezione per altre malattie (come tetano, difterite, pertosse). Questo vaccino è costituito da virus inattivati e non vivi, pertanto, a differenza del vaccino orale, in nessun caso può causare la malattia o l’eliminazione del virus nell’ambiente. Si tratta di un vaccino che determina una protezione estremamente efficace, stabilita intorno al 95% contro i tre ceppi di poliovirus. Tale protezione, oltre che elevata, è persistente nel tempo: il ciclo vaccinale completo, che prevede diverse dosi, conferisce un’immunità che dura per tutta la vita. Occorre inoltre considerare anche il fenomeno dell’immunità di gregge, grazie al quale la vaccinazione della maggior parte delle persone all’interno di una comunità impedisce al virus di circolare e protegge anche chi non può essere vaccinato o chi non ha risposto in modo completo al vaccino”.

Jessica Bianchi