Una giornata al ristorante, che doveva essere un momento di svago, ha rischiato di trasformarsi una tragedia per un 52 enne della Provincia di Modena che alcune settimane fa ha avuto un arresto cardiaco a causa di una fibrillazione ventricolare. Solo l’utilizzo del defibrillatore automatico esterno (DAE) pubblico collocato nelle vicinanze e la tempestiva attivazione della rete provinciale per le patologie tempo-dipendenti ha evitato il peggio per il paziente che è stato dimesso alcuni giorni fa dalla Cardiologia dell’Ospedale di Baggiovara dopo l’impianto di un defibrillatore.
“Un evento a lieto fine che dimostra come sia importante la sensibilità di tutti i nostri cittadini – hanno commentato il Direttore dell’Azienda USL di Modena dottor Mattia Altini, e il Direttore dell’Azienda Ospedaliero – Universitaria di Modena, ing. Luca Baldino – che grazie al DAE hanno assicurato continuità alle funzioni del paziente in attesa dei soccorsi. Tutta la rete che si attiva a partire da questo primo gesto, poi, è un grande lavoro di squadra delle Aziende sanitarie modenesi, un team complesso e articolato che deve funzionare come un orologio. Nel vero senso della parola, visto che nell’arresto cardiaco ogni minuto senza intervento riduce la sopravvivenza del 10% e che dopo 4-6 minuti senza ossigeno iniziano i danni cerebrali irreversibili. Per questo motivo è fondamentale la diffusione dei DAE e della formazione alle manovre rianimatorie da parte dei cittadini, unita all’efficienza della rete sanitaria dell’emergenza”.
La risposta a questo tipo di patologia è infatti di sistema: contattando il 112 o 118 si attiva il mezzo più adeguato al bisogno del paziente, mentre tramite chiamata o videochiamata gli operatori della Centrale operativa 118 possono aiutare i presenti nel prestare i primi soccorsi. La sinergia tra i vari mezzi di soccorso consente di condurre il paziente presso il Pronto Soccorso dedicato alla gestione di queste patologie, chiamate tempo-dipendenti perché ogni minuto è prezioso. Nella rete modenese questo luogo è il Pronto soccorso dell’Ospedale di Baggiovara: qui interviene un team composto da medici di emergenza, rianimatori, cardiologi, anestesisti rianimatori e neuroradiologi che prende in carico il paziente e lo affida alla struttura ospedaliera più adeguata, Terapia Intensiva o Unità di Terapia Intensiva Coronarica (UTIC).
“Si tratta di un caso di scuola – ha commentato il dottor Geminiano Bandiera, Direttore del Dipartimento Interaziendale di Emergenza-Urgenza e del PS dell’Ospedale di Baggiovara – in cui la presenza capillare dei DAE sul territorio e la formazione al loro utilizzo, unita alla capacità della rete provinciale dell’Emergenza di intervenire tempestivamente e di attivare il percorso corretto per il problema clinico manifestato dal paziente, ha consentito di risolvere al meglio una situazione potenzialmente fatale. Il personale del ristorante, al quale vanno i nostri complimenti, ha defibrillato col DAE in attesa dell’arrivo dei mezzi 118. La centrale operativa ha inviato ambulanza ed automedica che hanno proseguito le manovre di rianimazione cardio-polmonare iniziate dagli astanti e hanno stabilizzato il paziente per poi centralizzarlo all’Ospedale di Baggiovara, dove ha sede il centro hub per la gestione delle patologie cardiologiche acute. Al PS lo abbiamo nuovamente stabilizzato, è stata attivata la consulenza cardiologica e, infine, il paziente è stato ricoverato in Terapia Intensiva, in attesa di impiantare il defibrillatore. Si tratta di una sequenza di molti e importanti passaggi: viviamo in un mondo in cui sempre più si cerca di semplificare la complessità dei processi, ma in questo caso solo una risposta corale, di rete e di sistema – e aggiungo di un sistema che costantemente fa formazione e autovalutazione per operare al meglio – permette questi buoni risultati”.
“Quando i nostri equipaggi intervengono su un paziente in arresto cardiaco – hanno aggiunto il dottor Marcello Baraldi, Responsabile medico e Fabio Mora, Coordinatore infermieristico del Set118 – il fattore tempo è decisivo. Se, come in questo caso, il paziente è stato nel frattempo trattato col DAE con esiti favorevoli, noi guadagniamo minuti preziosi che ci consentono di stabilizzarlo al meglio e centralizzarlo nella struttura più adatta. Per questo motivo è fondamentale diffondere il più possibile la cultura dell’utilizzo dei DAE.”
“In questo contesto – ha aggiunto la dottoressa Lesley De Pietri, Direttore della Terapia Intensiva dell’Ospedale Civile – noi abbiamo accolto il paziente dal Prono Soccorso e abbiamo agito per completarne la stabilizzazione e creare le condizioni perché i cardiologi potessero impiantargli il defibrillatore. La velocità, in queste patologie, è decisiva e in questo caso la rete ha dimostrato di funzionare al meglio, grazie alla collaborazione di tutti.”
“Una volta stabilizzato – ha concluso il dottor Mauro Zennaro, Direttore pro tempore della Cardiologia dell’Ospedale Civile – Il paziente è stato sottoposto all’impianto di un defibrillatore cardiaco. Questo è un dispositivo dotato di algoritmi avanzati, sviluppati per riconoscere alterazioni gravi del ritmo cardiaco, ovvero alcuni tipi di aritmie come tachicardia ventricolare e fibrillazione ventricolare, che posso portare come in questo caso a un arresto cardiaco. Nell’eventualità di evento aritmico minaccioso per la vita interviene erogando terapie specifiche e shock finalizzati all’interruzione della stessa. Il dispositivo è dotato di un generatore con durata di numerosi anni, variabile anche in base alle necessità e caratteristiche del singolo paziente, con un impatto limitato sulla qualità di vita considerando la protezione assicurata in caso di successivi eventi”.
In Italia, ogni anno si registrano circa 60.000 arresti cardiaci: si può stimare una media di poco meno di due al giorno in provincia di Modena. Per questo distribuire sul territorio i defibrillatori e far comprendere l’importanza di intervenire tempestivamente è fondamentale per completare quella “rete del cuore” che poi sfocia nel sistema del soccorso sanitario territoriale e ospedaliero (chiamata precoce, collaborazione con l’operatore al telefono per le manovre salva vita, uso del DAE, …). In Provincia di Modena sono oltre 1.550 i DAE collocati in luoghi pubblici o aziende, e l’Ausl anche grazie a un finanziamento regionale provvederà, nei prossimi mesi, a ulteriori 130 installazioni per aumentare il livello di sicurezza dei cittadini modenesi, in collaborazione con i Comuni e le organizzazioni di volontariato.