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E’ possibile ridurre gli sprechi alimentari?

Lo spreco alimentare nel nostro Paese ha contorni drammatici. Secondo l’Osservatorio Waste Watcher International, ogni italiano getta mediamente nella spazzatura circa mezzo chilo di alimenti ancora commestibili a settimana, pari a circa 80 chili pro capite all’anno. La somma delle perdite e degli sprechi tocca cifre vertiginose: oltre 13 miliardi e mezzo di euro, pari a oltre 5 milioni di tonnellate di cibo, 7 miliardi e 363 milioni solo nelle nostre case mentre nella distribuzione il costo dello spreco vale quasi 4 miliardi e nell’industria oltre 862 milioni.  I numeri parlano chiaro, la maggior quantità di cibo finisce tra i rifiuti di casa nostra ma nei supermercati, eccedenze di produzione, criteri estetici eccessivamente severi ed etichette con date di scadenza troppo rigide portano spesso a scarti inutili.

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Lo spreco alimentare nel nostro Paese ha contorni drammatici. Secondo l’Osservatorio Waste Watcher International, ogni italiano getta mediamente nella spazzatura circa mezzo chilo di alimenti ancora commestibili a settimana, pari a circa 80 chili pro capite all’anno. La somma delle perdite e degli sprechi tocca cifre vertiginose: oltre 13 miliardi e mezzo di euro, pari a oltre 5 milioni di tonnellate di cibo, 7 miliardi e 363 milioni solo nelle nostre case mentre nella distribuzione il costo dello spreco vale quasi 4 miliardi e nell’industria oltre 862 milioni.

I numeri parlano chiaro, la maggior quantità di cibo finisce tra i rifiuti di casa nostra ma nei supermercati, eccedenze di produzione, criteri estetici eccessivamente severi ed etichette con date di scadenza troppo rigide portano spesso a scarti inutili.

Tra le varie insegne presenti sul nostro territorio abbiamo fatto il punto insieme a Coop Alleanza 3.0 per capire come viene monitorato lo spreco, quali pratiche sono state adottate per contenerlo e se vi sono delle politiche di donazione e redistribuzione del cibo.

Che ciclo di vita hanno frutta, verdura, pane e prodotti gastronomia e dove finiscono qualora restino invenduti?

“Il progetto Buon Fine è nato oltre vent’anni fa con l’obiettivo di ridurre gli sprechi alimentari, incentivando comportamenti che impediscono agli invenduti di finire nella spazzatura. Tutto parte da un attento controllo dei prodotti, per recuperare le referenze vicine alla scadenza o con piccoli difetti, ma ancora perfettamente adatti al consumo. Nei nostri punti vendita, frutta, verdura, pane e i prodotti di gastronomia prossimi alla scadenza o con qualche imperfezione sono inizialmente messi a disposizione a prezzo scontato per i soci, in uno spazio dedicato.  Attraverso questa prima misura, i soci possono acquistare i prodotti con riduzioni di prezzo dal 30 al 50% risparmiando e, al tempo stesso, aiutando a contenere gli sprechi. Grazie a questa misura nel 2025 i soci di Coop Alleanza 3.0 hanno potuto risparmiare circa 29 milioni di euro. Infine, gli articoli rimasti ancora invenduti – o con piccole imperfezioni di confezionamento ma  perfettamente conservati – vengono destinati in solidarietà alle realtà locali che assistono persone che vivono in condizioni di disagio o animali abbandonati, nel pieno rispetto della Legge Gadda 166/2016 sulla donazione delle eccedenze alimentari. Associazioni o enti che li utilizzano direttamente realizzando pasti quotidiani per i propri assistiti o distribuendo pacchi spesa a chi versa in stato di bisogno. Il recupero riguarda sia i prodotti freschi e freschissimi sia i confezionati, oltre alle bevande (alcolici esclusi) e, quando utile per le persone seguite dagli enti, anche beni non food –  igiene, pulizia, cancelleria, tessile –  sempre seguendo rigorosamente le norme igienico‑sanitarie lungo tutto il processo”.

Quali sono a Carpi le realtà del terzo settore coinvolte?

“A Carpi le associazioni beneficiarie sono Porta Aperta Carpi, Casa dell’Albero, AGAPE, Vivere Donna Odv, Croce Rossa di Carpi. Siamo poi convenzionati con l’Unione delle Terre d’Argine attraverso il progetto l’Unione Non Spreca”.

Avete in cantiere altri progetti per rendere maggiormente efficace la riduzione degli sprechi?

“Stiamo potenziando le quattro leve già attive: razionalizzazione degli ordini, incremento delle offerte sui prodotti prossimi a scadenza, campagne divulgative verso soci, consumatori, famiglie e scuole, e il rafforzamento del canale di donazione agli enti del territorio. Proseguiremo inoltre il recupero anche del non food quando socialmente utile, affiancandolo al recupero alimentare, con l’obiettivo di valorizzare le eccedenze, ridurre l’impatto ambientale e consolidare la rete solidale fra impresa e terzo settore”.

Quanti alimenti siete riusciti a “salvare” dalla spazzatura negli ultimi anni?

“Coop Alleanza 3.0 nel 2025 ha donato quasi 1.700 tonnellate di cibo, corrispondenti a oltre 9mila pasti giornalieri, per un valore pari a più di 8 milioni di euro, in favore di oltre 380 associazioni ed enti. In modo particolare a Carpi sono stati coinvolti 3 negozi e 5 realtà del territorio che hanno ricevuto le eccedenze. Più di 15 tonnellate di prodotti alimentari pari a 80mila euro di prodotti ceduti corrispondenti a circa 85 pasti giornalieri (numeri che, considerando tutta la provincia di Modena, salgono a 200 tonnellate di prodotti, del valore di oltre 900mila euro, corrispondenti a più di mille pasti al giorno)”.

Ridurre gli sprechi nella grande distribuzione non è solo un vantaggio economico, ma anche un atto di responsabilità sociale e ambientale. Ogni prodotto recuperato significa meno rifiuti, meno emissioni e più cibo a disposizione di chi ne ha bisogno.

Non dimentichiamo però l’importanza della responsabilità personale per cercare di arginare il fenomeno degli sprechi tra le pareti domestiche: pianificare gli acquisti, conservare nel modo corretto gli alimenti, imparare a valorizzare gli avanzi e comprendere il significato delle diciture “da consumarsi entro” e “preferibilmente entro” possono tagliare drasticamente quanto finisce nel bidone dell’umido. Acquisti e azioni consapevoli che fanno bene al portafoglio e all’ambiente. Limitare lo spreco alimentare significa dare valore a ogni singolo alimento prodotto, rispettare le risorse naturali impiegate e contribuire a costruire un sistema alimentare maggiormente sostenibile. Non dimentichiamolo.

J.B.