Home Carpi Viviamo un’adolescenza diversa dalla vostra, non abbiate paura e cercate di capirci

Viviamo un’adolescenza diversa dalla vostra, non abbiate paura e cercate di capirci

L’adolescenza spaventa, gli adulti ne hanno paura. “È come se non fossimo in grado di contenere un fenomeno evolutivo tipico e continuassimo a osservare ciò che è eccezionale per avere ancora più paura e confermarci nell’idea che l’adolescenza di oggi sia tutta sbagliata”. A parlare è la presidente del Centro Tice di Correggio Francesca Cavallini, docente a contratto del Corso di Laurea in Psicologia presso l’Università degli Studi di Parma e fino al 2005 coordinatrice del gruppo di lavoro in Psicologia Scolastica dell'Ordine degli Psicologi dell'Emilia Romagna.

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L’adolescenza spaventa, gli adulti ne hanno paura. “È come se non fossimo in grado di contenere un fenomeno evolutivo tipico e continuassimo a osservare ciò che è eccezionale per avere ancora più paura e confermarci nell’idea che l’adolescenza di oggi sia tutta sbagliata”. A parlare è la presidente del Centro Tice di Correggio Francesca Cavallini, docente a contratto del Corso di Laurea in Psicologia presso l’Università degli Studi di Parma e fino al 2005 coordinatrice del gruppo di lavoro in Psicologia Scolastica dell’Ordine degli Psicologi dell’Emilia Romagna.

Gli adolescenti di oggi crescono in uno spazio che nessuna generazione prima di loro ha mai abitato: decifrare l’adolescenza di oggi al di là degli episodi di cronaca è quello che le abbiamo chiesto di fare a partire dal contesto scolastico dove Tice è presente da anni a supporto di studenti, insegnanti e famiglie.

Il fatto che sia presente lo psicologo a scuola è già una prima differenza rispetto al passato. Perché ce n’è bisogno?

Nel passato le condizioni di vita erano tali per cui era più semplice gestire la mente in età adolescenziale: una struttura sociale più definita, aspettative chiare e minori stimoli digitali rendevano il passaggio più lineare. Oggi la complessità tecnologica, la mancanza di riti di passaggio chiari e la pressione sociale rendono più complessa la gestione della mente adolescenziale.

Nel passato gli esperti a scuola verificavano la presenza dei pidocchi nei capelli e distribuivano fluoro per prevenire le carie nei denti perché l’igiene dentale era la priorità

In questo periodo storico, caratterizzato da un sempre maggiore spazio per il tempo libero, la mente ha iniziato a pensare e sono nati dei bisogni di igiene mentale, non solo per gli adolescenti. Di qui la necessità di fare cultura a partire dalla scuola per favorire pratiche di igiene mentale che favoriscano un benessere generale: comunicazione aperta, riconoscimento delle emozioni, creazione di ambienti sicuri e non giudicanti, uso limitato dei social media, prevenzione di ansia e depressione

Questo è il compito dello psicologo scolastico.

I genitori sono all’altezza del loro compito?

Dai risultati di uno studio della Fondazione Manodori di Reggio Emilia presentati la settimana scorsa si potrebbe dire di no. È emerso che gli adolescenti sono estremamente ‘adultizzati’ nella relazione coi genitori, incapaci di tollerare l’adolescenza in sé. Oddio ha l’ansia… oddio cosa succede… sembra che i genitori non siano preparati all’adolescenza, sono iperpreoccupati e faticano a lasciare autonomia e spazi di crescita all’adolescente perché non conoscono l’adolescenza, non sanno come evolve e che i momenti di ribellione ne sono parte costituente.

In cosa è differente l’adolescenza vissuta dai genitori da quella che stanno vivendo i loro figli?

La differenza fondamentale sta nella quantità di pensieri che hanno in più gli adolescenti di oggi anche solo in considerazione dell’identità in più che hanno, quella digitale. In passato un adolescente era preoccupato dello sviluppo dell’identità sociale indipendente: faceva il suo ingresso nella comunità dei pari che diventava più rilevante di quella dei genitori.

Un adolescente di oggi, oltre all’identità sociale fisica, sviluppa un’identità sociale virtuale che si costruisce davanti a uno schermo, tra immagini, commenti e numeri che sembrano misurare il valore delle persone: questo sforzo doppio comporta una dose di stress sicuramente maggiore di quella che avevano gli adolescenti del dopoguerra.

Risulta difficile comprendere come ci sia più tempo per pensare quando molto spesso quel tempo viene esaurito davanti a un cellulare per non dover pensare…

“Proprio per non pensare si fa dell’altro. La mente è bizzarra: se adesso vi dicessi di non pensare a un elefante rosa, la prima cosa che fareste è immaginarlo. Quando noi chiediamo alla nostra mente di non pensare, stiamo al telefonino o facciamo altro, tentiamo di riempire la testa di altro… guarda che belle scarpe ha quellaguarda che cosa ha fatto quell’altro. Lo sforzo di evitare il pensiero è comunque uno sforzo cognitivo”.

C’è un mondo adulto che è completamente fuori fase. Non siamo pronti come genitori e insegnanti per affrontare questo tipo di complessità…

Siamo impreparati. Un tempo era facile perché bastava insegnare a lavarsi i denti per garantire l’igiene dentale. L’igiene mentale, cioè come insegnare a pulire la mente, è più complessa. Si tratta di riconoscere i pensieri, le proprie emozioni, riconoscere quelli che sono comportamenti coerenti con lo sviluppo adolescenziale e quali sono le reali emergenze. Cose che come genitori oggi fatichiamo a fare. Quello che proprio non sembra riuscirci è tollerare il dolore, la frustrazione, il cambiamento dei figli. C’è così paura che un figlio soffra da non poterlo tollerare e desiderare che finisca subito. Se un genitore si spaventa quando il ragazzo gli confida: “sono isolato a scuola”, non lo accoglie. Prova un’ansia enorme e si interroga oddio cosa posso fare? cosa succede? Noi siamo impreparati a decifrare la mente dell’adolescente”

E la scuola che approccio ha con l’adolescenza di oggi?

Esiste un profondo ancoraggio a elementi pedagogici che induce a immaginare una classe come non è. Nella classe immaginata gli alunni sono tutti attenti in un modo in cui non può più accadere. Lo scontro con una diversa realtà genera un moto reazionario, alla mia epoca non era così… quando la classe veniva ripresa restava impietrita…

Oggi la classe ha altri bisogni formativi e altri interessi, se non lo si comprende si va al grande scontro sono tutti stronzi…  hanno tutto e non fanno niente… vabbé continuiamo avanti così…

Se ci mettiamo nella posizione di chi osserva come abbiamo contribuito a far evolvere questa adolescenza, possiamo riconoscerla come diversa ma in grado di insegnarci qualcosa di nuovo. Sono adolescenti che hanno desideri di competenza rispetto alla mente e all’identità che noi non abbiamo. Sui social, che sia Instagram o Tiktok sono esposti sia ad elementi inappropriati ma anche a tanti contenuti di tipo psicologico di cui non sappiamo. Concetti come la neurodiversità, la neurodivergenza, l’ansia e la depressione fanno parte del linguaggio quotidiano dell’adolescenza. A noi adolescenti del passato erano ignote. La parola depressione alla mia epoca si traduceva in ha avuto l’esaurimento nervoso, non c’era questa conoscenza dei fenomeni psicologici e della mente.

I social quanto condizionano le vite di adolescenti e adulti?

Sicuramente in modo diverso. La modalità con cui la generazione anni ‘70 e ‘80, i genitori attuali di studenti di secondaria di primo grado, utilizzano il social è ancora molto poco virtuale e più reale, conosco questa persona e le metto like per dire che mi piace, frequento online persone che conosco, non ho un’identità completamente virtuale.

L’adolescente di oggi è in grado di creare un’identità virtuale indipendente su cui la letteratura non è ancora completamente in grado di definire quali siano gli aspetti positivi e quali quelli negativi o quali siano le influenze.

Secondo i risultati disponibili a oggi, le strategie basate sulla proibizione non usarlo più…te lo dò a 16 anni…  sono meno appropriate rispetto a strategie di mediazione attiva: guardare you tube sulla tv di casa piuttosto che sul tablet in solitudine permette di condividere alcuni elementi entrando un po’ nel mondo dello studente senza dire fa tutto schifo, alla mia epoca saltavo i fossi per il lungo. Un genitore può provare a porsi in una dimensione non esclusivamente di critica di ciò che l’adolescente fa.