Ravel durante la Prima e Shostakovich durante la Seconda Guerra Mondiale hanno composto due fra i più alti capolavori per reagire all’orrore, per prendere posizione contro le guerre che stavano vivendo: brani composti durante gli anni bellici che non potrebbero essere più diversi l’uno dall’altro, seppur generati dalle stesse circostanze. Saranno proprio Le Tombeau de Couperin per pianoforte solo e il Trio con pianoforte in minore No.2 Opus 67 a costituire il programma di Prima e Seconda, il nuovo appuntamento – il terzo – del ciclo Suoni contro. Musiche per un futuro oltre la guerra, la rassegna di lezioni-concerto di Ensemble Concordanze promosse da Fondazione Fossoli. La genesi dei capolavori del compositore francese e di quello russo sarà illustrata, e le partiture saranno eseguite, domenica 22 marzo, alle ore 11.00, presso la Sala delle Vedute di Palazzo dei Pio, a Carpi.
In questa occasione, Concordanze sarà rappresentato da Francesca Fierro (pianoforte), Alessandro Di Marco (violino) e Mattia Cipolli (violoncello).
La partecipazione è gratuita, ma i posti sono limitati, e per questo la prenotazione, non obbligatoria, è fortemente consigliata al seguente link (compilando il form in fondo alla pagina web: https://bit.ly/4lbwXb3).
Come molti altri contemporanei, anche Ravel fu inizialmente toccato dalla retorica della difesa della patria, che assieme alla glorificazione dell’eroismo militare che, durante la Prima Guerra Mondiale, aveva indotto molti ad arruolarsi volontariamente. Il suo coinvolgimento bellico fu però di breve durata, e certamente non contraddistinto da particolare slancio eroico: il principale lascito di questa esperienza fu la presa di coscienza di quale terribile abisso sia stata la Grande Guerra, dalla quale nacquero i “Tombeau de Couperin”. Il riferimento ad un grande compositore del passato, François Couperin, è la cornice di questa tanto sottile quanto dirompente allegoria. Ravel crea un gioco di specchi in cui non viene mai gridato direttamente l’orrore della guerra, non riecheggiano le bombe: ed è proprio questo apparente, algido distacco a creare la straziante potenza di questo capolavoro della musica.
L’approccio di Dmitri Shostakovich è diametralmente opposto: il suo trio con pianoforte conduce quasi fisicamente gli ascoltatori negli orrori della Seconda guerra mondiale. Desolazione, catastrofe, la totale assenza di qualsiasi umanità travolgono emotivamente, in un viaggio musicale apparentemente senza speranza che culmina in una danza basata su un tema Klezmer, riferimento alla tragedia della Shoah e del popolo ebraico, che per Shostakovich era il simbolo di ogni oppressione. Se nei fumi che aleggiano dopo una battaglia si possa intravedere una speranza, il compositore russo lo dirà con le note conclusive del brano.