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Da Quattro Gassoli a Prignano: un tratto di Bibulca

Sentieri minimi - Se un giorno da Carpi voleste andare al mare a piedi (perché no?) vi trovereste probabilmente a tracciare una linea su una carta geografica e scoprire che passereste da Rubiera, Sassuolo e poi dovreste percorrere un tratto della antica Via Bibulca. La rubrica di Bruno Pullin.

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Se un giorno da Carpi voleste andare al mare a piedi (perché no?) vi trovereste probabilmente a tracciare una linea su una carta geografica e scoprire che passereste da Rubiera, Sassuolo e poi dovreste percorrere un tratto della antica Via Bibulca.

Come abbiamo già detto per tante altre vie storiche, il percorso moderno, codificato nelle mappe è spesso una scelta di quello che ora è possibile fare senza camminare su statali e strade trafficate. Ma in realtà in passato le “vie” erano un fascio di percorsi che andavano da queste all’altra parte dell’Appennino, speso con variazioni dovute al meteo, alle frane, alla presenza di briganti, alla disponibilità di un ostello, all’aggirare frontiere con relative gabelle da versare e tanti altri motivi.

La via Bibulca come proposta ora dagli studiosi contemporanei si dipana essenzialmente sul lato destro del fiume Secchia a partire da Sassuolo, dove si arrivava da Modena, per salire all’altezza della Rupe del Pescale sul crinale che ci porterà a Prignano.

Il tratto dal Pescale a Prignano è molto gradevole con passaggio da Pigneto, Allegara, Antico e Castelvecchio. Per trovare però un percorso di ritorno si è pressochè obbligati, a meno di farla davvero lunga, di restare in gran parte la strada provinciale, oppure prendere un autobus, decisamente scarsi nei giorni festivi.

Abbiamo pertanto proposto un anello, dalla forma decisamente “contorta”, per evitare la provinciale e non usare l’autobus.

Partiremo da un luogo meraviglioso, i Quattro Gassoli, dove potrebbero girare dei film o stabilire un sito permanente per matrimoni, tanto il borgo è stato ben restaurato e ha veramente il potere di catapultarci in una atmosfera di un paio di secoli fa. Proprio per non rovinare la suggestione che ci può dare questo borgo, faremo in modo di arrivarci a piedi, evitando l’inquinamento emotivo che inevitabilmente darebbe l’automobile.

Rotta quindi con la vettura verso Prignano. Salendo da Sassuolo ci possiamo fermare al Pescale per una visita del sito archeologico e poi deviamo a Castelvecchio in via Chiesa Castelvecchio e parcheggiamo nell’ampio parcheggio della chiesa. Su Google trovate anche facilmente “Area Festa Castelvecchio” se volete usare il navigatore.

Lasciata la macchina ritorniamo a piedi verso la Provinciale per un centinaio di metri e prendiamo sulla destra la sterrata via Quattro Gassoli che seguiamo sino ad arrivare al borgo. Siamo chiaramente in una proprietà privata che, con discrezione e meraviglia, dovremo attraversare per giungere sino alla chiesetta il cui ingresso è ingentilito da un arco di rose rampicanti. Il sentiero va a sinistra rispetto alla facciata.

Iniziamo una leggera salita che ci porta nel bosco al crinale dove incrociamo, dopo circa un kilometro, una carrareccia. La percorriamo sulla destra avendo ora di fianco dei prati nei quali possiamo notare delle gigantesche piante di peri antichi.

Dopo circa 200 metri prendiamo la carrareccia in discesa che seguiamo per circa 1 km. Poco prima di raggiungere un enorme complesso di edifici agricoli (Le Are, con una storia probabilmente millenaria e verosimilmente sulla Bibulca) svoltiamo su una sterrata a sinistra in leggera salita. Nel momento in cui la carrareccia arriva al bosco deviamo a destra e proseguiamo poi fiancheggiandolo fino a incrociare la strada asfaltata (Via Chiesa Castelvecchio). Teniamo la sinistra e all’incrocio successivo ancora la sinistra. Siamo in via Montechiaratore dalla quale ci stacchiamo dopo pochi metri per imboccare una sterrata sulla sinistra. Sono presenti indicazioni con riportato “Anello Verde” e “Pino solitario”. Dalla strada vediamo alto sulla cima di una collina a destra il cosiddetto “Pino solitario” e proseguendo, dopo aver superato una mega villa, seguiamo la stradina  sino a giungere sulla sommità dove è stata messa una “Panchina Gigante”, la n. 108. Oltrepassata la Big Bench scendiamo dalla parte opposta e girando man mano verso destra, troviamo in corrispondenza di un enorme fienile il sentiero che scende a Prignano.

Per chi volesse mangiare senz’altro segnaliamo l’ottimo ristorante Alpestre, che è poi l’unico in paese. Verificate sempre apertura e disponibilità: se aperto merita prenotare. In alternativa c’è il bar Bianconiglio che fa ottimi panini.

Dopo la pausa pranzo durante la quale abbiamo rifornito la borraccia, andiamo verso l’incrocio delle due strade provinciali per tenere la destra e salire in via Carducci.

Al termine della via giriamo a sinistra e ci infiliamo in un sentiero che sostanzialmente sempre a mezza costa ci porta prima in direzione ovest, poi, con una secca curva a gomito presso una cascina, in direzione nord fino all’oratorio della Madonna D’Avato. Un po’ di discesa e si arriva al punto di partenza. Se guardate ora la traccia sul vostro GPS vi rendete conto della particolarità dell’anello che abbiamo fatto.

Se fate questo percorso in inverno o dopo una pioggia, portatevi i bastoncini soprattutto per il tratto dopo la panchina gigante fino al paese.

Scheda percorso

Lunghezza: 13 km

Dislivello: 440 metri

Durata: 4 ore oltre alle pause