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Frequenza ridotta e rialzo delle tariffe, preoccupate le famiglie del servizio socio-occupazionale di Carpi

E’ grande la preoccupazione delle famiglie dei 71 utenti fragili del servizio socio-occupazionale di Carpi dopo le recenti decisioni dell’Amministrazione comunale e, in particolare per l’aumento delle tariffe comunicato il 20 gennaio 2026 con decorrenza dal 1° aprile. Ridotte anche le giornate di frequenza, passate da 230 a 220: “La riduzione delle giornate destabilizza persone che hanno bisogno di routine e continuità. Ogni cambiamento improvviso può creare regressioni, ansia, difficoltà comportamentali. E per le famiglie significa riorganizzare lavoro, assistenza, vita quotidiana. È un impatto enorme” spiega Lorella Martini.

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Lorella Martini

E’ grande la preoccupazione delle famiglie dei 71 utenti fragili del servizio socio-occupazionale di Carpi dopo le recenti decisioni dell’Amministrazione comunale e, in particolare per l’aumento delle tariffe comunicato il 20 gennaio 2026 con decorrenza dal 1° aprile. Nel corso del 2025 il Comune, spiega Lorella Martini, che si occupa delle comunicazioni per il gruppo delle famiglie, “ha ridotto le giornate di frequenza da 230 a 220, una scelta che ha già avuto un impatto significativo sulla stabilità delle persone fragili e sull’organizzazione delle loro famiglie. Nonostante numerosi incontri, non è stato possibile ottenere alcun ripristino, neppure parziale”. A rendere la situazione ancor più contraddittoria è una dichiarazione dell’Assessore alle Politiche Sociali, rilasciata a fine anno, nella quale annunciava che grazie al rifinanziamento statale di 1,5 milioni di euro – il Comune aveva potenziato i servizi “per garantire continuità ai servizi rivolti alle persone fragili”.

“La riduzione di dieci giornate di calendario – prosegue Martini – va in totale contrasto con il principio di continuità, creando disorientamento negli utenti più vulnerabili e difficoltà organizzative per chi li assiste quotidianamente. A questo si aggiunge l’aumento delle tariffe, deliberato il 21 novembre 2025 ma comunicato alle famiglie solo due mesi dopo, nonostante nel frattempo si svolgessero incontri ufficiali con i familiari – l’ultimo l’11 dicembre – proprio su tariffe e giornate di calendario. Una scelta che di fatto ha escluso le famiglie da informazioni essenziali mentre erano sedute al tavolo di confronto”.

Cosa chiedete concretamente?

“Tre cose molto semplici: trasparenza sugli atti, sospensione dell’aumento fino a un confronto vero e il ripristino della continuità del servizio. Le persone fragili hanno bisogno di stabilità, non di incertezze. Le famiglie non chiedono privilegi, bensì rispetto”.

Cosa avete intenzione di fare qualora il Comune non cambiasse posizione?

“Continueremo a muoverci nelle sedi istituzionali per far sentire la nostra voce. Non per protesta, ma per necessità: la stabilità dei nostri familiari non è negoziabile”.

Qual è l’impatto sui vostri familiari?

“La riduzione delle giornate destabilizza persone che hanno bisogno di routine e continuità. Ogni cambiamento improvviso può creare regressioni, ansia, difficoltà comportamentali. E per le famiglie significa riorganizzare lavoro, assistenza, vita quotidiana. È un impatto enorme”.

Cosa direste oggi all’Assessore?

“Che le parole sulla continuità dei servizi ai fragili devono tradursi in scelte coerenti. Le famiglie sono pronte al dialogo, ma serve un impegno concreto”.

Le famiglie hanno avviato richieste formali di accesso agli atti, chiesto la sospensione dell’aumento e segnalato la situazione alla Conferenza Territoriale Sociale e Sanitaria e al Difensore civico regionale, chiedendo trasparenza, coerenza e l’apertura di un tavolo di confronto. Ribadiscono la volontà di dialogo, ma chiedono che le decisioni che riguardano persone fragili siano assunte nel rispetto della loro stabilità, dei loro diritti e della necessaria continuità dei servizi.