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Reggio Emilia, smantellata dalla Polizia un’organizzazione criminale di matrice albanese dedita al narcotraffico

Dalle prime luci dell’alba, la Polizia di Stato di Reggio Emilia sta dando esecuzione ad un’ordinanza applicativa della custodia cautelare in carcere emessa dal Giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Bologna, su richiesta della Procura della Repubblica di Bologna - Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di nove soggetti indagati per il reato di associazione a delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti.

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Dalle prime luci dell’alba, la Polizia di Stato di Reggio Emilia sta dando esecuzione ad un’ordinanza applicativa della custodia cautelare in carcere emessa dal Giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Bologna, su richiesta della Procura della Repubblica di Bologna – Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di nove soggetti indagati per il reato di associazione a delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti.

Gli arresti e le perquisizioni, oltre che nelle province di Reggio Emilia, Bergamo, Brescia e Savona, sono in corso di esecuzione anche in Francia, Spagna e Albania, grazie ad un coordinamento operativo con le autorità di polizia straniere ed in particolare con il Dipartimento della Polizia Criminale albanese.

L’operazione, denominata Sturl One rappresenta la prosecuzione delle precedenti attività investigative convenzionalmente denominate Trexit 2019 e Black Mamba, che avevano già portato, nel gennaio 2021 e nel settembre 2022, all’esecuzione complessiva di 35 provvedimenti restrittivi. L’attività di indagine Trexit 2019 ha consentito di accertare l’esistenza e l’operatività, in provincia di Reggio Emilia, di tre associazioni a delinquere, una delle quali composta da soggetti di origine magrebina, denominata “gruppo di Rubiera”, dedita allo spaccio al dettaglio di cocaina. Gli approfondimenti investigativi avevano inoltre evidenziato l’operatività di altre due compagini criminali, formate da soggetti di nazionalità albanese, che nel tempo si erano alternate nell’approvvigionamento di ingenti quantitativi di cocaina destinati al gruppo nordafricano. Una di tali associazioni faceva capo a un soggetto albanese dimorante in Italia, ma frequentemente impegnato in trasferte all’estero e nel Paese d’origine, che operava quale referente per l’associazione in ordine all’approvvigionamento della cocaina nel territorio emiliano-romagnolo a partire dal 2018. Le operazioni Trexit 2019 e Black Mamba avevano permesso di identificare, progressivamente, i soggetti facente parte di questa associazione criminale, articolata su più livelli, caratterizzata dall’elevata disponibilità di uomini, mezzi e risorse finanziarie, essendo capace di movimentare ed importare in Italia ingenti quantitativi di cocaina, marijuana e hashish dal Sud America, dal Nord Europa e dalla Spagna, occultandoli all’interno di autoarticolati carichi di ortaggi e verdure, per poi distribuirli sul territorio nazionale con il supporto di numerosi corrieri che eseguivano le consegne con le autovetture. Per comunicare in maniera riservata tra loro gli indagati si avvalevano della piattaforma criptata SKYECC installata su dispositivi telefonici dotati di tale tecnologia criptata ed aventi valore nell’ordine di migliaia di euro ciascuno.

Nel 2022, la Procura della Repubblica di Bologna Direzione Distrettuale Antimafia  ha iscritto un nuovo procedimento penale coordinando gli investigatori della Polizia di Stato da un lato nella ricostruzione e nell’analisi delle chat  SKYECC,  dall’altro in una serie di attività tecniche ad ampio spettro nei confronti di diversi degli indagati. In sei mesi di monitoraggio delle conversazioni, l’organizzazione è stata capace di movimentare, gestire e distribuire, oltre 200 chilogrammi di cocaina e 1.000 chilogrammi di hashish e marijuana e raccogliere proventi per milioni di euro.  I soggetti colpiti dai provvedimenti restrittivi odierni, confidando sulla segretezza e riservatezza del canale di comunicazione utilizzato, conversavano liberamente definendo trattative, modalità di consegna dello stupefacente e commentando persino i sequestri effettuati dalla Polizia di Stato nel corso delle attività investigative.

Gli accurati accertamenti svolti dal personale della Polizia di Stato hanno consentito di identificare gli utilizzatori dei PIN SkyECC, abbinandone l’identità ai rispettivi soggetti e permettendo così la costruzione di un quadro probatorio grave, preciso e concordante che l’Autorità Giudiziaria ha pienamente condiviso adottando l’ordinanza applicativa di misura cautelare con la quale è stata di fatto decapitato il vertice dell’associazione.

Gli indagati sono complessivamente 15. Oltre ai nove arrestati, tre dei quali rintracciati in Italia, sul territorio nazionale sono state eseguite anche numerose perquisizioni delegate dalla Procura della Repubblica di Bologna con la partecipazione di 50 operatori della Polizia di Stato.

Nel corso di una perquisizione delegata eseguita in provincia di Brescia, inoltre, un cittadino marocchino è stato trovato in possesso di poco più di 2 kg. di marijuana, un kg. di hashish e la somma di denaro contante di 5.800 euro ed è stato tratto in arresto in flagranza di reato per detenzione ai fini di spaccio di sostanza stupefacente.