Home Carpi L’Italia è ancora un paese per giornalisti? Se ne discute a Carpi

L’Italia è ancora un paese per giornalisti? Se ne discute a Carpi

Negli ultimi anni, nel nostro Paese, la libertà di stampa ha subito un ulteriore deterioramento, nel 2025 è scesa dal 46° al 49° posto nella classifica mondiale di Reporter Sans Frontières, il dato peggiore in Europa occidentale. Mercoledì 21 gennaio, alle 20,30, all'Auditorium Loria (via Rodolfo Pio, 1), il Collettivo Pastasciutta Antifascista di Carpi organizza un incontro aperto al pubblico dal tema: L'Italia è ancora un paese per giornalisti? Libertà di stampa: Quali garanzie.

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Foto di repertorio

Mercoledì 21 gennaio, alle 20,30, all’Auditorium Loria (via Rodolfo Pio, 1), il Collettivo Pastasciutta Antifascista di Carpi organizza un incontro aperto al pubblico dal tema: L’Italia è ancora un paese per giornalisti? Libertà di stampa: Quali garanzie.

All’incontro, che gode del patrocinio del Comune di Carpi, partecipano Daniela Preziosi, giornalista del quotidiano Domani e il giornalista Pier Paolo Pedriali, presidente Associazione stampa modenese. Conduce la giornalista Serena Arbizzi e introduce Cinzia Sala a nome del Collettivo.

Il Collettivo ha deciso di affrontare un tema quanto mai attuale come la libertà di stampa in Italia che “rischia di essere messa in discussione da limitazioni di legge, attacchi personali ai giornalisti e querele temerarie, controllo politico sulla tv di Stato, precarietà di molti giovani professionisti”.

Negli ultimi anni, nel nostro Paese, la libertà di stampa ha subito un ulteriore deterioramento, infatti nel 2025 è scesa dal 46° al 49° posto nella classifica mondiale di Reporter Sans Frontières, il dato peggiore in Europa occidentale.

La legge Cartabia (D.Lgs. 150/2022) prevede il divieto di pubblicazione integrale o parziale delle ordinanze di custodia cautelare prima della conclusione delle indagini preliminari, limitando l’accesso alle fonti e ostacolando la cronaca giudiziaria.

“Pressioni politiche, conflitti d’interesse e influenze economiche sui media  – spiegano dal Collettivo – sono una delle tante ragioni del declino nella classifica oltre che recenti gravi eventi come casi di sorveglianza su giornalisti con spyware (es. Paragon su giornalisti di Fanpage) che hanno violato la confidenzialità delle fonti, mentre attacchi fisici e legali come l’incendio dell’auto di Sigrifido Ranucci (Report) e l’aumento di querele temerarie, hanno aumentato l’autocensura.

Si sta erodendo il pluralismo. Questa situazione preoccupa molto gli osservatori internazionali, con ritardi nell’attuazione del Media Freedom Act della UE. L’Italia resta dietro a Germania (11° posto), Francia (25°) e Spagna (23°)”.