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CA.RE. Carpi, la sfida del riciclo tra sicurezza e incognite di mercato: ‘nel 2026 l’obiettivo è uscire dai bilanci in rosso’

Un impianto che lavora al di sotto delle proprie capacità operative, la necessità prioritaria di garantire la sicurezza anti-incendio dopo i roghi del passato e un mercato della plastica riciclata messo a dura prova dalla concorrenza delle materie vergini e dal calo di attenzione per la sostenibilità. È il quadro tracciato dal presidente di CA.RE. e direttore generale di Aimag Gianluca Valentini

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Un impianto che lavora al di sotto delle proprie capacità operative, la necessità prioritaria di garantire la sicurezza anti-incendio dopo i roghi del passato e un mercato della plastica riciclata messo a dura prova dalla concorrenza delle materie vergini e dal calo di attenzione per la sostenibilità. È il quadro tracciato dal presidente di CA.RE. e direttore generale di Aimag Gianluca Valentini nel corso dell’incontro promosso a Carpi dal Comitato Aimag per il Territorio su “Raccolta differenziata e riciclo. Cosa succede davvero ai nostri rifiuti e quali sfide ci aspettano?”. Valentini è intervenuto sulle prospettive dell’impianto CA.RE. di Fossoli, snodo cruciale per la cernita e il recupero dei rifiuti imballaggio del territorio.

Tra le sfide sul tavolo, la ripartenza economica gioca un ruolo di primo piano: il 2026 è indicato come l’anno di svolta per lasciarsi alle spalle le “secche del risultato economico negativo” che hanno zavorrato i bilanci recenti. Lo stabilimento di via Romana Nord è stato infatti teatro di diversi episodi di incendio nel corso del tempo: dai roghi di minore entità nel 2021 e nel giugno 2022, fino al grande incendio dell’agosto 2013. Ma è stato soprattutto il maxi-incendio del 30 settembre 2023 a segnare la storia recente della struttura: un rogo impressionante che mandò in fumo circa 250 tonnellate di plastica stoccata e costrinse l’impianto a una serrata durata quasi undici mesi, con la riapertura dei cancelli avvenuta solo a fine agosto 2024.  È proprio alla luce di questa eredità che si spiegano gli imponenti sforzi di ammodernamento tecnologico in corso.

Per rassicurare la cittadinanza ed evitare il ripetersi di simili emergenze, l’azienda ha avviato un piano di potenziamento dei presidi di prevenzione e monitoraggio continuo. “In CA.RE. stiamo installando un impianto di termocamere, oltre a ulteriori presidi sulla sicurezza, per rendere conto a tutti del fatto che si tratta di un impianto sicuro” ha sottolineato il presidente Valentini. “Lo dico in maniera chiarissima: il rischio zero in questa tipologia di impianti non esiste. La nostra è un’industria che gestisce materiale infiammabile. Pochissimi polimeri plastici non lo sono, poiché derivano dagli idrocarburi”.

Oltre agli aspetti legati alla gestione del rischio, l’intervento di Valentini ha fatto chiarezza sulle reali dinamiche della trasformazione dei rifiuti urbani e industriali conferiti nello stabilimento. Su 100 kg di plastica in ingresso della raccolta differenziata, l’impianto CA.RE. riesce a separare e avviare a recupero circa il 70%, mentre il 30% rappresenta il primo scarto. Di quel 70%, un ulteriore 10-15% si rivela non riciclabile durante le successive lavorazioni industriali e nei vari passaggi di filiera. Alla fine del percorso, la percentuale effettiva di plastica che torna a nuova vita si attesta tra il 50% e il 60% del totale iniziale.

Ciò che non può diventare nuova materia trova in parte recupero energetico e per la quota residua lo smaltimento in discarica. Una catena d’impatto in cui la condotta iniziale dei cittadini gioca un ruolo cruciale: “in altri territori la quota di non recuperabile sale al 40-45%”.

Se da un lato la gestione operativa richiede sforzi costanti, dall’altro sono le dinamiche macroeconomiche e culturali a frenare la redditività. Il concorrente più aggressivo della plastica riciclata rimane la plastica vergine. Molte aziende manifatturiere, in considerazione del prezzo, preferiscono acquistare la materia vergine anziché quella rigenerata. Per questo motivo, secondo Valentini serve una spinta legislativa: “la politica deve intervenire introducendo obblighi vincolanti sull’utilizzo di plastica riciclata nei prodotti”.

A pesare sull’intero settore è infine una battuta d’arresto culturale registrata negli ultimi due o tre anni. “E’ una mia impressione – sottolinea Valentini – ma il tema della sostenibilità è meno sentito e si è affievolita la disponibilità del consumatore finale a pagare un leggero sovrapprezzo per beni a ridotto impatto ambientale, riducendo le vendite dei prodotti riciclati e bloccando la filiera a monte”.

S.G.