Ci risiamo, le sventure non arrivano mai sole: le tariffe aumentano e i servizi calano! Nei giorni scorsi a Medolla (sono però coinvolti anche altri 7 Comuni) abbiamo ricevuto una lettera che informa i cittadini dei cambiamenti (da aprile ’27) nel servizio di raccolta porta a porta di sfalci e potature. La decisione è già presa, in modo per nulla democratico (n.b.: i Comuni sono soci), ora bisogna solo informare il popolo cercando di indorare la pillola! La novità sarà l’introduzione di un ennesimo bidone (come se non fossimo già stati bidonati) che sostituirà l’attuale raccolta con sacchi/contenitori di proprietà, per tutelare la sicurezza degli operatori ed evitare il rischio di infortuni, lavoro meccanizzato, più efficiente e ordinato. Giusto ma, a tal proposito, esiste già la regola di non esporre più di 6 sacchi (pieni di foglie/rametti da non più di 25-30 Kg/cad.) e nel caso fossero di più o contenitori troppo grandi/pesanti, sarebbe sufficiente non ritirarli! Coloro che oggi producono con regolarità sfalci e potature in grandi quantità, devono andare al Centro di Raccolta. Col nuovo servizio invece, si pagherà 15 o 69 euro l’anno, se 240 o 1100lt. e chi produce sfalci/potature solo occasionalmente potrà andare ai C.d.R., o richiedere il nuovo servizio di raccolta a domicilio che sarà a pagamento!
Ovvero, ciò che ora è un servizio compreso nella tariffa, a breve non lo sarà più. Poi si legge: “nel retro di questa lettera sono presenti tutte le informazioni pratiche per aderire…” e, ancora, “siamo consapevoli che ogni cambiamento richieda un periodo di adattamento…” e che “saranno organizzati incontri pubblici per presentare il nuovo servizio” leggasi: per ribadire una decisione già presa. Poi altre formalità tipo: “la collaborazione di ciascuno è fondamentale per migliorare un servizio che contribuisce ogni giorno alla qualità dell’ambiente e del nostro territorio”. Mi domando: Ci stanno prendendo giro? Nel 2021 pagavamo 180 euro l’anno, ora a fine 2026, in prospettiva saremo a c.a 300 euro/anno e siamo sempre in 2 pax con lo stesso appartamento e la medesima quantità di rifiuti; quindi paghiamo sempre di più e, se attualmente al mercoledì, si poteva esporre occasionalmente un sacco di foglie/rametti, tra breve o li porto al C.d.R. per i fatti miei o attivo un servizio che è diventato a pagamento. Poi, i Sindaci che dicono che “bisogna ridurre i costi!” (sapevamo fin dal principio che un tal genere di raccolta differenziata porta a porta avrebbe comportato più automezzi, personale, costi, tempo ed energie dispendiose), sono gli stessi che siedono e approvano l’aumento delle tariffe – a Medolla con delibera del Consiglio Comunale n. 32 del 26/5/2026 – e come non bastasse, sono i medesimi che rappresentano i Comuni in qualità di soci all’interno di AIMAG SpA! Questo è un abominio! La verità è che per tenere in piedi questo castello così oneroso, nonostante la buona volontà dei cittadini – siamo tra i Comuni più ricicloni -, si è pensato alla soluzione più allineata a ciò che contraddistingue le società di capitali: aumentare costantemente le entrate e limare sul personale, sugli stipendi e servizi inclusi. Vorrei, mettere pure in discussione la legittimità stessa del “servizio di raccolta dei rifiuti” (o parte di esso), poiché si è fatto passare il concetto “dalla tassa alla tariffa” e “chi meno inquina meno paga”, ma ancor oggi, in bolletta le caratteristiche discriminanti a favore di una “tariffa effettivamente corrispondente alla quantità di rifiuti prodotti”, risultano minoritarie e poi, ancora una riflessione: se è vero che viviamo in un sistema liberal democratico dove posso scegliere se farmi consegnare/ritirare a casa una pizza o un libro (pagando il dovuto si intende) o arrangiarmi di persona così risparmio, perché sono obbligato a usufruire di “servizi” certo comodi, ma sempre più costosi da AIMAG, quando a questo punto, potrei portare tutta le mie “preziose materie prime seconde” direttamente al C.d.R. ben differenziata e risparmiare un po’ di quattrini? Perché sono costretto a questo genere di tirannia? Perché i Sindaci che si dovrebbero preoccupare del bene comune, della funzione sociale intrinseca al concetto stesso di Comunità, li devo trovare seduti tra i “soci” alla tavola rotonda a tutelare interessi e dividendi di AIMAG S.p.A.? Il capitalismo, inteso come lucro a crescita infinita, e il bene comune sono incompatibili tra di loro, perché alla lunga come un tumore divenendo metastasi, si fagocita l’intero organismo sociale. Le S.p.A. devono garantire utili/dividendi, i Comuni devono garantire benessere sociale… forse il miglior uso che si potrebbe fare dei dividendi è a favore dei cittadini (non delle amministrazioni, sempre fameliche di denaro per colmare disavanzi o per tutelare il valore delle quote societarie acquisite, o per realizzare sempre nuovi eventi ludici/circensi tali da ammaliare il popolo) ovvero quella di usarli per ridurre entro fine anno – come strenna di Natale – una bolletta ormai troppo cara, con buona pace di tutti.
D.P.