Infermieri, Oss, tecnici e professionisti sanitari dell’Ausl di Modena sono in agitazione. Il timore è che le nuove scelte aziendali sul lavoro aggiuntivo riducano la busta paga di chi già oggi garantisce i servizi rinunciando a riposi e tempo familiare. “Se a un lavoratore chiedi lo stesso sacrificio ma invece di 50 euro l’ora gliene riconosci 17, gli stai togliendo centinaia di euro al mese. E quando una decisione così drastica, presa in nome di benefici che arriveranno ma non si sa quando, scatta ignorando contratto e sindacati, possiamo dire due cose: non è così che si valorizzano i professionisti e occorre riportare velocemente il sereno”. Così Gennaro Ferrara, della Cisl Fp Emilia Centrale, invita l’Ausl a riaprire subito il dialogo sindacale dopo la lettera del 30 settembre. Una lettera che, come Ausl ha poi chiarito, non era un equivoco: è parte di una precisa strategia aziendale. L’Azienda annuncia assunzioni e rivendica un rapporto diretto con coordinatori e dipendenti. “Da anni chiediamo innovazioni, ma devono camminare nelle sedi corrette. Non per un esercizio di stile – sottolinea Ferrara – ma perché il contratto prevede informazione e confronto su turni, pronta disponibilità, organizzazione e risorse. Non si possono mettere i lavoratori davanti al fatto compiuto”.
IL CONTO IN BUSTA PAGA
Le prestazioni aggiuntive sono state bloccate da Ausl. Cosa sono? Ore ulteriori di servizio per coprire le carenze di personale, pagate con una tariffa specifica. Per un infermiere valgono 50 euro lordi l’ora: sei ore, 300 euro. Se le stesse sei ore vengono pagate come normale straordinario, a circa 17 euro l’ora, il compenso scende a 102 euro: 198 euro in meno, il 66%. Su quattro rientri al mese si passa da 1.200 euro lordi a circa 408: 792 euro in meno. Cambia anche quando arrivano i soldi. Le prestazioni aggiuntive vengono pagate dopo circa due mesi. Lo straordinario può arrivare dopo sei mesi e inizialmente solo per il 60%: il restante 40% viene liquidato l’anno successivo, a saldo, solo se nel fondo del personale ci sono risorse. Altrimenti può trasformarsi in monte ore da recuperare, impresa non semplice in reparti già sotto organico. C’è poi il progetto dei “rientri da casa”, finanziato con il fondo contrattuale: per sei ore un infermiere riceve circa 142 euro lordi di giorno e 182 di notte o nei festivi. Con il solo straordinario si scende a 102 euro: il 28% e il 44% in meno. E c’è un’altra differenza sostanziale: le prestazioni aggiuntive gravano sul bilancio aziendale; lo straordinario contrattuale attinge invece al fondo del personale, risorse dei dipendenti utilizzabili anche per altri istituti, come la produttività.
NIENTE FORZATURE
“È questo che alimenta il timore nei reparti: che dietro una riorganizzazione partita in fretta e senza relazioni sindacali ci sia anche l’esigenza di far quadrare i conti, scaricando parte del costo sui fondi dei dipendenti. L’Azienda fughi questo dubbio con numeri, trasparenza e confronto. Noi ci siamo”, aggiunge Ferrara. Per la Cisl Fp il dialogo deve ripartire da qui: quante assunzioni, con quali profili e tempi; quanto durerà questa fase; quale fabbisogno di straordinario; quali risorse e quale impatto sui fondi. “L’Ausl dice di voler investire sulle persone. Bene: niente forzature e niente scorciatoie. Sediamoci al tavolo e troviamo una soluzione che garantisca i servizi senza far pagare il conto a chi li tiene in piedi ogni giorno”, conclude Ferrara.