Per anni è stata una delle realtà di riferimento per chi cercava nell’usato un’alternativa al nuovo, per risparmiare e, al contempo, dare una seconda vita agli oggetti. Oggi, però, il mondo del second hand è profondamente mutato: ci sono Vinted, i mercatini specializzati, i negozi dell’usato e una sempre maggiore facilità nel vendere direttamente online. Eppure Recuperandia, il grande magazzino di Porta Aperta Carpi, pare non registrare battute d’arresto. “Al momento direi proprio di no”, dichiara Massimo Melegari, responsabile della bottega di via Montecassino. I numeri economici, almeno per ora, tengono: “a luglio eravamo pienamente in linea con quelli dell’anno precedente e anche le presenze non mostrano cali significativi”.
Il cambiamento si avverte invece nella qualità delle donazioni: “da un po’ di tempo registriamo una qualità inferiore – ammette Melegari – ma credo sia anche una conseguenza del fenomeno del fast fashion. La maglieria e i capi di abbigliamento di qualità, in cui Carpi eccelleva, ormai non si trovano più come una volta negli armadi. Quello che c’era è già stato usato, donato e portato a fine vita”.
In considerazione del fatto che il core business di Recuperandia è da sempre l’abbigliamento, a fronte di beni dal valore sempre meno significativo, diventa dunque necessario introdurre qualche cambiamento e passare alle contromisure.
Una delle strade individuate è quella di valorizzare maggiormente i pezzi particolari che arrivano. “I nostri volontari sono molto bravi a riconoscere il valore di un determinato oggetto magari di design o da collezione”, prosegue Melegari. Da qui l’idea di portare “online alcuni articoli di nicchia, come quadri autenticati o lampadari ricercati, rivolgendosi direttamente a una clientela interessata a quel genere di prodotti. Non necessariamente vestiti, stoviglie e oggetti di uso comune, bensì manufatti vintage o particolarmente preziosi”.
Intanto c’è stato un investimento importante ovvero l’acquisto del capannone che ospita il magazzino di Porta Aperta: dopo oltre vent’anni in affitto, tale scelta “ci ha consentito di sostituire il canone con un mutuo. Pur richiedendo un impegno economico iniziale, di fatto l’acquisto rappresenta un risparmio” ma questo obbliga ancor di più a far quadrare i conti e a non perdere terreno.
A preoccupare, infatti, è una novità sul fronte fiscale. Dal 1° gennaio l’introduzione dell’Iva sulle vendite di beni donati rischia infatti di incidere sui conti di una realtà che opera con finalità benefiche. “L’aggiunta dell’Iva non significa un maggior introito, anzi rischia di ridurlo – sottolinea Melegari – e questo per una realtà come la nostra diventa un problema”. A risentirne potrebbero essere anche le persone che si rivolgono a Recuperandia perché hanno la necessità di contenere le spese e troveranno prezzi ritoccati al rialzo.
Ma c’è anche un’altra sfida ormai imprescindibile: quella di aprirsi ulteriormente alla città. Di uscire dagli spazi di via Montecassino per incontrare target nuovi e non solo i clienti abituali. “Ci piacerebbe aprire una piccola Recuperandia nella zona nord di Carpi. Uno spazio in cui portare abbigliamento e oggetti di uso quotidiano per cercare di intercettare una fascia di popolazione che spesso rimane poco visibile: persone che non si trovano in una situazione di povertà conclamata, ma che fanno sempre più fatica a far quadrare i conti e cercano nell’usato un modo per barcamenarsi e risparmiare. Quella cosiddetta zona grigia che spesso non si vede”, osserva Melegari.
Oggi sono 78 i volontari che ruotano attorno alla Bottega e alcuni di loro mettono a disposizione il loro tempo e le loro energie da quando Recuperandia ha aperto i battenti. I capelli si sono imbiancati e le forze non sono più quelle di d’un tempo, ecco perché “abbiamo smesso di svuotare case e cantine. Inoltre i mobili non sono altro che un ingombro: le abitazioni – o le camere – in affitto sono spesso già arredate e, di conseguenza, è diminuita la richiesta. Ora facciamo solo ritiri mirati a piano terra” conclude Massimo Melegari.
L’usato negli ultimi tempi sta riscuotendo un grande interesse da parte di un pubblico sempre più ampio ma i canali attraverso cui si compra e si vende sono diversificati e Recuperandia si trova ora a dover trovare un nuovo equilibrio tra sostenibilità economica, solidarietà e trasformazioni del mercato.
Jessica Bianchi