Home Carpi Cottarelli, “L’Italia cresce, ma i salari restano indietro”

Cottarelli, “L’Italia cresce, ma i salari restano indietro”

Al Cinema Corso tutto esaurito per la conferenza-spettacolo “L’economia facile”. L’economista guarda ai prossimi mesi: “Il problema principale sono i lavoratori dipendenti”.

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Un’Italia che continua a crescere, seppure lentamente, ma nella quale una parte consistente dei lavoratori non ha ancora recuperato il potere d’acquisto perso con l’ondata inflazionistica del 2021 e del 2022. È la fotografia dell’economia italiana tracciata da Carlo Cottarelli giovedì 24 settembre al Cinema Corso di Carpi, dove l’economista è stato protagonista della conferenza-spettacolo L’economia facile – Risposte semplici per capire il mondo, insieme alla giornalista Federica Galli. Una serata che ha fatto registrare il tutto esaurito. E proprio guardando ai mesi che abbiamo davanti, Cottarelli invita a distinguere tra l’andamento complessivo dell’economia e la situazione concreta delle famiglie. “Nel complesso l’Italia non è un disastro – osserva –. Continuiamo a crescere, anche se lentamente: intorno all’1% quest’anno, come negli anni precedenti”. Il problema, però, è che questa crescita non si traduce allo stesso modo per tutti. A pagare ancora gli effetti dell’inflazione sono soprattutto i lavoratori dipendenti. “Non hanno ancora recuperato la perdita di capacità di spesa subita nel 2021 e nel 2022, quando ci fu quella forte ondata di aumento dei prezzi”, spiega Cottarelli. I salari, infatti, sono cresciuti meno dei prezzi e, secondo l’economista, all’inizio di quest’anno risultavano ancora inferiori di circa l’8% rispetto al livello di cinque anni prima. Uno squilibrio che non riguarda allo stesso modo tutte le categorie. “I profitti delle imprese stanno andando abbastanza bene e anche i lavoratori autonomi stanno un po’ meglio. Il problema principale, in questo momento, sono i lavoratori dipendenti”.

Il deficit e la procedura europea

Tra i temi affrontati anche quello dei conti pubblici e del deficit/Pil, attestatosi al 3,1%. Un dato che ha alimentato interrogativi sulle possibili conseguenze per l’Italia e sul rischio di perdere risorse. Cottarelli ridimensiona però l’allarme. “È una palla clamorosa pensare che il fatto di non essere usciti dalla procedura di deficit eccessivo ci faccia perdere decine di miliardi”, sostiene. Uscire dalla procedura, secondo l’economista, sarebbe stato certamente preferibile, anche perché avrebbe consentito di eliminare quel “bollino rosso”, ma l’Italia non è l’unico Paese europeo a trovarsi in questa situazione: “Ce l’hanno altri otto Paesi e infatti i mercati non hanno reagito a questa notizia”. La questione, aggiunge Cottarelli, avrà soprattutto una dimensione politica. Le regole europee sui conti pubblici sono più stringenti, ma questo non significa automaticamente che l’Italia non possa accedere alla flessibilità prevista. “È tutta una cosa un po’ più politica che sostanziale”, sintetizza.

Bollo e accise: servono coperture

Sul tavolo anche il tema del bollo auto e, più in generale, quello delle accise sui carburanti. Sul possibile taglio del bollo Cottarelli non esprime contrarietà, a condizione però che vengano individuate coperture strutturali. “Secondo me va anche bene, purché si trovino delle coperture permanenti. Per ora non ci sono”. Più netto, invece, il giudizio sulle riduzioni generalizzate delle accise. “Basta con il taglio delle accise generalizzate”, dice l’economista, ricordando quanto sia difficile prevedere l’andamento del prezzo del petrolio. “Potrebbe anche andare a 200 dollari al barile, ma non ci andrà”, osserva, pur sottolineando che il prezzo resta su livelli relativamente elevati, vicini ai 100 dollari. Un valore che, però, va letto anche alla luce dell’inflazione: “100 dollari di oggi valgono molto meno di 100 dollari di un tempo”. E dunque, conclude Cottarelli, siamo di fronte a prezzi del petrolio alti, ma “non ai massimi storici che abbiamo avuto”.