“Prima si annuncia un decreto che impone corsi di italiano ai genitori degli alunni stranieri con gravi problemi di inserimento; poi si dà per scontato che il Cpia – Centro provinciale istruzione per gli adulti possa assorbire tutto. Ma non basta dire alle famiglie di andare al Cpia, bisogna garantire che quel servizio abbia personale, sedi, tempo e risorse per accoglierle davvero”. A parlare è Carmelo Randazzo, segretario generale Cisl Scuola Emilia Centrale. “Ad esempio, a Modena i corsi estivi 2025 del Cpia erano già pieni, con posti esauriti. Se il Governo genera una nuova domanda sui Cpia, deve prima finanziare docenti di italiano L2, mediatori culturali, personale amministrativo, corsi flessibili e servizi che permettano a chi lavora o ha figli piccoli di frequentare. Altrimenti l’obbligo diventa un ostacolo per le famiglie e un ingolfamento per la rete”, dichiara Randazzo. Il decreto dovrà chiarire chi accerta le difficoltà di inserimento, con quali criteri, quante ore di corso sono previste e con quali risorse aggiuntive. “L’alfabetizzazione degli adulti è un diritto ed è decisiva per la partecipazione alla comunità scolastica. Non può diventare un adempimento formale scaricato sui Cpia”, sottolinea il segretario Cisl Scuola. Il punto di partenza è una scuola modenese già sotto pressione. Nell’anno scolastico 2024/25 erano in deroga al limite del 30% 980 sezioni e classi statali su 4.245, il 23,1%, quasi una su quattro; erano 933 l’anno precedente. Le deroghe riguardavano il 40,1% delle sezioni dell’infanzia, il 30,9% delle primarie, il 24% delle medie e l’11,5% delle superiori. Numeri che indicano una tendenza chiara, anche aumentata ad oggi.
I DATI SUL TERRITORIO – La mappa per singolo plesso conferma che non siamo davanti a casi isolati. Alle primarie, 42 scuole statali su 135, il 31,1%, superano il 30%; 24 vanno oltre il 40%, otto oltre il 50% e quattro oltre il 60%. I casi più esposti sono Pascoli di Modena, 70,2% (99 alunni su 141), Barozzi di Vignola e Collodi di Modena, entrambe al 66,5%, Giotto-Area Crotti di Carpi, 61,1%, Collodi di Sassuolo, 59,6%, Costa-Cittadella di Modena, 56,8%, Don Ferrari di Pievepelago, 53,8%, e Mazzini di Vignola, 52,4%. Alle medie superano la soglia 11 plessi su 63: Parco Ducale di Sassuolo è al 41,6%, Marconi di Modena e Zanoni di Concordia al 35,3%, Righi di Montese al 34,5%, Alberto Pio di Carpi al 34,4%, Muratori di Vignola al 33,6%. Nell’ultimo quadro provinciale completo, relativo al 2023/24, gli alunni con cittadinanza non italiana nelle statali modenesi erano 18.716, il 20,52% del totale.
QUATTRO PROBLEMI – La soglia del 30% può essere utile solo con risorse e valutazione individuale. Da sola rischia quattro effetti negativi, spiega Randazzo. “Primo: spostare gli alunni senza risolvere nulla. Se una classe non può accogliere, la famiglia cerca un altro plesso: aumenta il pendolarismo e la concentrazione può semplicemente trasferirsi nella scuola vicina. Secondo: sbagliare bersaglio, perché la cittadinanza non misura l’italiano. Molti sono nati qui e lo parlano ogni giorno; altri, anche italiani, hanno bisogno di sostegno linguistico. Conta la competenza reale, non il passaporto. Terzo: moltiplicare deroghe senza risposte. Nei bacini oltre soglia non ci sono abbastanza classi sotto il 30% per redistribuire. La deroga certifica il problema ma non porta docenti L2, mediatori, educatori o tempo per le famiglie. Quarto: aggravare le disuguaglianze. Nei Comuni con una sola scuola non esiste alternativa; nelle città può voler dire allontanare un bambino da quartiere, compagni e rete familiare. Il costo ricade su trasporti e continuità educativa”.