A volte l’amore filiale ha la consistenza di un campo minato, dove un oceano di miglia e di silenzi accumulati negli anni non basta a cancellare il bisogno viscerale di essere riconosciuti. È dentro questo perimetro di fragilità e risentimento che si muove Il linguaggio segreto delle carezze, il nuovo romanzo di Thrity Umrigar edito da Pienogiorno, un’opera che conferma la straordinaria abilità dell’autrice nel radiografare le crepe dei legami familiari.
La storia prende le mosse da un ritorno in India. Remy, trasferitosi negli Stati Uniti per allontanarsi da un passato ingombrante e da una madre, Shirin, percepita come algida e distante, rientra a Bombay per seguire le procedure di adozione di un bambino insieme alla moglie. Qui scopre che Shirin, ricoverata in ospedale, ha smesso di parlare e sembra essersi arresa alla vita. Spinto da un misto di dovere e irrisolti nodi emotivi, Remy inizia ad accudirla. Sarà il ritrovamento di una vecchia fotografia nell’appartamento di famiglia a rimettere in discussione ogni certezza, aprendo una breccia in un passato fatto di omissioni e dolori taciuti.
Umrigar costruisce una narrazione avvolgente e stratificata, attorno ai tempi del rimpianto e del perdono. Non c’è giudizio morale nella penna dell’autrice, ma una profonda pietas che investe ogni personaggio, svelandone le zone d’ombra. Il rapporto madre-figlio si intreccia così con il tema universale della genitorialità: mentre Remy cerca di capire come essere padre, è costretto a fare i conti con il proprio vissuto di figlio, scoprendo che la verità ha molteplici sfumature e che persino le figure che abbiamo rigidamente giudicato celano ferite e fragilità insospettabili.
Arricchito da una prosa intensa e da una notevole acutezza psicologica, “Il linguaggio segreto delle carezze” non si limita a raccontare una storia di riconciliazione, ma interroga l’animo del lettore sul peso della memoria e sul coraggio necessario per perdonare. Un’opera che conferma il talento cristallino di Thrity Umrigar e regala un’indimenticabile riflessione sul potere salvifico della tenerezza.
Chiara Sorrentino