Il mito di Scilla e Cariddi, con le sue correnti leggendarie e le acque imprevedibili che dividono la Sicilia dalla Calabria, non ha spaventato i nuotatori arrivati da Carpi. Oggi, 13 agosto 2026, quel sogno a lungo cullato ha finalmente preso la forma, la sostanza e il sapore della salsedine. Una traversata di circa 3,5 chilometri percorsa bracciata dopo bracciata, spinta non solo dalla forma fisica, ma da un profondo valore affettivo. L’impresa ha visto il gruppo di atleti carpigiani affrontare il braccio di mare scortato dai barcaioli locali e dalle boe di sicurezza, trasformando una prova di fondo individuale in un’esperienza collettiva indimenticabile.
Il momento di maggiore emozione si è consumato all’arrivo: Giovanna Dallari e la sorella Annarita Dallari hanno toccato la sponda opposta insieme, abbracciate e felici, fermando il cronometro sul tempo identico di 47 minuti e 43 secondi. Un arrivo in parallelo voluto con il cuore, per chiudere un cerchio aperto trent’anni fa e dedicare l’impresa a Marino Cini, lo storico allenatore di nuoto scomparso due anni fa. Subito dopo di loro hanno fatto registrare ottime prestazioni anche Silvia Porta, che ha completato il percorso in 49’53”, e Giulia Ghidoni, giunta al traguardo in 50’55”. A seguire si sono piazzate Francesca Libardo con il tempo di 53’43” e Antonio Caravelli in 54’38”. A chiudere la splendida spedizione emiliana sono stati Luca Pignatti (1h04’39”) e Stefania Dulmeri (1h06’21”), accolti dall’entusiasmo di tutto il gruppo.
“Ognuno fa la traversata con la propria storia. L’atmosfera è pazzesca e l’organizzazione perfetta, con i barcaioli che hanno vissuto l’esperienza insieme a noi, guidandoci passo dopo passo. Condividerlo tutti insieme è stato semplicemente magico”.
Per Giovanna Dallari, personal trainer ed ex atleta agonista degli anni ’90 che aveva dovuto interrompere l’attività per un problema alla spalla, la traversata rappresenta il coronamento di un desiderio nato a 16 anni. Un’idea rimasta a galla per decenni e riemersa con forza grazie alla spinta della sorella e delle compagne d’avventura. Le correnti dello Stretto, che nell’Odissea rappresentavano un passaggio mortale sorvegliato dai mostri Scilla e Cariddi, oggi hanno accolto la gioia di una comunità sportiva unita. Niente cronometri da battere, solo la forza dell’acqua, la memoria di chi non c’è più e la certezza che certi sogni aspettano solo la corrente giusta per realizzarsi.