Oggi sono circa 900 gli immobili sfitti a Carpi: 868 di proprietà di persone fisiche e 35 intestati a società, secondo l’ultima indagine del 2025. Un dato in netto miglioramento rispetto al 2023, quando se ne stimavano circa 1.200, ma che non basta a frenare la crescente fame di case. L’emergenza abitativa, anche nella nostra città, sta assumendo contorni drammatici tanto da rappresentare “la richiesta di aiuto più frequente agli operatori dei Servizi sociali” spiega l’assessora Tamara Calzolari, e la pandemia ha fatto la sua parte nel peggiorare un quadro a tinte già piuttosto fosche. “Il blocco degli sfratti durante la fase più acuta del Covid ha di fatto legato le mani per quasi due anni ai proprietari alle prese con inquilini morosi e che hanno poi dovuto far fronte a spese importanti. Recuperare la loro fiducia e convincerli a rimettere sul mercato gli alloggi sfitti non è semplice ma qualcosa si sta muovendo”.
L’Unione delle Terre d’Argine ha aderito al programma regionale Patto per la casa, grazie al quale vengono messi a disposizione fino a 12mila euro di garanzie per il proprietario (per morosità e assistenza giudiziale e per l’esecuzione di piccoli interventi manutentivi ordinari o straordinari) e fino a 2mila di contributo a fondo perduto per l’inquilino. Un’opportunità pensata per la cosiddetta fascia intermedia, ovvero quella fascia grigia composta da nuclei familiari che non sono nelle condizioni di soddisfare autonomamente il proprio fabbisogno sul libero mercato, ma che al contempo non possono accedere all’edilizia residenziale pubblica, non possedendone i requisiti. “Una quota di famiglie, italiane e straniere pressoché in egual misura, che continua a crescere” prosegue Calzolari. “Oggi, senza due redditi fissi, è quasi impossibile sostenere un affitto sul libero mercato”.
Ad oggi l’elenco del Patto conta 21 proprietari di immobili iscritti e 57 potenziali inquilini ma nel Comune di Carpi sono solo 4 i contratti d’affitto 3+2 a canone concordato stipulati, nonostante il locatore possa “scegliere l’inquilino e beneficiare di una fiscalità agevolata” aggiunge l’assessora nonché coordinatrice del Tavolo per le politiche abitative provinciali. “Il disagio abitativo è un fenomeno che interessa tutto il territorio della provincia di Modena ecco perché, anche grazie al coinvolgimento di Unimore, desideriamo dare il via a un’attività di analisi e monitoraggio per avere una visione di insieme e poter mettere in campo ulteriori azioni di sostegno in modo coordinato e condiviso”.
Il generale impoverimento della cittadinanza fa poi schizzare la domanda di case popolari alle stelle: l’ultima graduatoria Erp (edilizia residenziale pubblica) pubblicata a maggio 2026 conta ben 180 domande ammesse ma il ricambio negli alloggi popolari resta minimo nonostante un patrimonio piuttosto consistente. A Carpi infatti vi sono 626 appartamenti tra Erp ed Ers (Edilizia Residenziale Sociale) a cui se ne aggiunge un altro che accoglie un gruppo di persone con disabilità mentale gestito attraverso una convenzione con l’Ausl di Modena. Numeri ragguardevoli ma che di certo non sono sufficienti per far fronte a una domanda che non accenna a diminuire. “Riscontriamo difficoltà in tutte le fasce d’età ma a preoccuparci sono l’aumento degli anziani soli, delle madri con figli a carico e con redditi discontinui e delle famiglie monoreddito.
Per far fronte alle crescenti richieste di chi si trova in una condizione di povertà assoluta e abitativa abbiamo deciso di aderire anche al Piano ERP Sfitti Zero della Regione Emilia-Romagna: l’ente stanzia 300 milioni di euro per ristrutturare e riassegnare alloggi pubblici inutilizzati. Grazie a questa opportunità potremo recuperare appartamenti che necessitano di manutenzioni importanti, inserendoli nel circuito dell’Edilizia Residenziale Sociale”. E poi c’è la riqualificazione della Corte di Fossoli, anche lì, continua Calzolari, “dei 22 appartamenti che saranno realizzati, 13 saranno destinati a Ers e una quota sarà assegnata a coloro che lavorano nei servizi pubblici essenziali, come gli operatori sanitari e gli agenti delle Forze dell’ordine”.
Sono saliti a 37 i posti letto dedicati alla prima emergenza abitativa per chi in città non ha più un tetto sopra la testa. Ai 7 della ex Carretti si sono aggiunti 18 posti nella ex casa delle suorine di via Molinari e altri 12 nello stabile che un tempo ospitava i frati in via Catellani.
Case che restano vuote, graduatorie che si allungano e affitti sempre più difficili da sostenere raccontano una città alle prese con un’emergenza ormai strutturale. Una crisi che non riguarda più soltanto le fasce più fragili ma coinvolge sempre più famiglie, lavoratori e anziani soli schiacciati dall’aumento del costo della vita e da redditi insufficienti. Le misure messe in campo rappresentano un primo tentativo di risposta, ma senza un ulteriore rafforzamento dell’offerta abitativa accessibile e un recupero della fiducia tra proprietari e inquilini, il rischio è che la distanza tra domanda e disponibilità continui ad allargarsi.
Jessica Bianchi