Home Ambiente Accelerare sulle rinnovabili è imprescindibile, ma a che prezzo?

Accelerare sulle rinnovabili è imprescindibile, ma a che prezzo?

3 milioni di mq di terreno agricolo potrebbero cedere il posto a impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili. “Al momento le pratiche attive, ovvero quelle che hanno iniziato l’iter autorizzativo o che si sono già concluse con l’autorizzazione, riguardano 10 impianti, tra agri e fotovoltaici, oltre a 9 impianti di accumulo Bess - Battery energy storage system)”, spiega l’assessore all’Ambiente del Comune di Carpi, Serena Pedrazzoli.

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Il quadro normativo sulle energie rinnovabili ha ridefinito – e fortemente limitato – il ruolo di Comuni e Regioni nella gestione delle richieste di installazione degli impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili. La ratio del decreto legislativo 190 del 25 novembre 2024 non lascia adito a dubbi: accelerare gli iter e rendere omogenee le valutazioni su tutto il territorio nazionale per favorire la massima diffusione delle fonti rinnovabili attraverso una semplificazione – oserei dire spinta – delle procedure autorizzative e un riordino complessivo delle regole, in linea con gli obiettivi europei. Gli impianti, considerati opere di pubblica utilità, indifferibili e urgenti, possono essere realizzati anche in aree agricole. Un passaggio questo, peraltro tra i più discussi, che, di fatto, riduce la possibilità per gli enti locali di incidere sulle scelte di localizzazione attraverso la pianificazione urbanistica. Il decreto rafforza inoltre il principio di semplificazione: tempi più rapidi, regole uniformi e stop ai passaggi burocratici ridondanti. Le amministrazioni non possono richiedere documenti già in loro possesso, con l’obiettivo di eliminare rallentamenti e ostacoli procedurali. In questo contesto, i Comuni si trovano a operare entro un perimetro normativo molto stringente, con esigui margini di manovra. Spetta alle Regioni individuare le “aree idonee” per gli impianti attraverso apposite leggi, che potranno però solo ampliare — e non restringere — quanto già previsto dalla normativa nazionale (in Emilia-Romagna il provvedimento è atteso entro la fine del mese). La materia è spinosa: certo accelerare sulle rinnovabili è imprescindibile, ma a che prezzo? Utilizzare i terreni agricoli è davvero l’unica scelta possibile? La campagna a nord di Carpi rischia di diventare una ininterrotta distesa di pannelli. 3 milioni di metri quadri di terreno agricolo travolto da una ondata di silicio, vetro e alluminio o di sistemi di accumulo dell’energia elettrica…

Una corsa alle rinnovabili che, sul territorio, si potrebbe tradurre in una trasformazione profonda del paesaggio.  A fare il punto sulla situazione è l’assessore all’Ambiente del Comune di Carpi, Serena Pedrazzoli.

Assessore, ad oggi quanti progetti di impianti agrivoltaici e fotovoltaici sono stati avanzati sul territorio di Carpi?

“Al momento le pratiche attive, ovvero quelle che hanno iniziato l’iter autorizzativo o che si sono già concluse con l’autorizzazione, riguardano 10 impianti, tra agri e fotovoltaici, oltre a 9 impianti di accumulo Bess – Battery energy storage system)”.

Quali zone sono interessate?

“Le richieste si concentrano su Fossoli perché è presente un importante nodo della Rete di trasmissione nazionale (Rtn) ossia la cabina di trasformazione AT Carpi-Fossoli, alla quale si collegano la maggior parte degli impianti: è ovvio che più l’impianto è vicino al punto di connessione, maggiori sono le economie relative alle opere di connessione stesse e aumenta l’efficienza di scambio con la rete diminuendo le perdite di trasformazione”.

I terreni oggetto di intervento sono privati?

“Sì, pertanto non è possibile per il Comune porre limiti significativi all’intervento privato qualora questo non sia in contrasto con il quadro normativo locale e sovraordinato”.

Di quanti ettari di superficie totale stiamo parlando?

“Gli impianti agrivoltaici e fotovoltaici in iter o già autorizzati occupano un’area complessiva di 280 ettari (ndr – 2.800.000 metri quadri). Sono tutti terreni privati, per la maggior parte coltivati a seminativo, che i proponenti (cioè le imprese che installano gli impianti) hanno acquistato. Otto impianti su dieci sono agrivoltaici e quindi, in base a quanto prescritto dalla norma nazionale, in questi siti si dovrà mantenere la coltivazione, garantendo la continuità agricola almeno sul 70 per cento del fondo e, in base all’ultimo decreto, e una produttività lorda pari almeno all’80 per cento di quanto prodotto prima dell’installazione”.

Garc ha presentato un progetto per realizzare un impianto su via Marchiona. Come procede? Si farà?

Garc ha presentato due istanze che per motivi normativi e tecnici non hanno potuto concludere l’iter. Al momento non ci sono dunque istanze attive da parte di Garc”.

Quanti progetti hanno ricevuto il via libera da Ministero e Regione?

Attualmente ha completato l’iter autorizzativo solo l’impianto agrivoltaico di Cascinetto (autorizzato il 29 aprile 2025), mentre l’impianto di Aquarius ha concluso la conferenza dei servizi il 17 aprile 2026 ed è in attesa della determina conclusiva da parte della Regione. Tutti gli altri si trovano ancora in diversi stadi del percorso autorizzativo, con cinque impianti (tre Bess e due agrivoltaici) verso la conclusione”.

Come procede l’iter per la realizzazione dell’impianto agrivoltaico Cascinetto, presentato dalla Sonnedix Leonardo srl, dopo il via libera a procedere della Conferenza dei Servizi?

“La Sonnedix Leonardo ha completato gli adempimenti preliminari all’inizio dei lavori. Nel giro di qualche settimana, il Comune riceverà i 550mila euro stabiliti come misura di compensazione ambientale, che, come stabilito in convenzione, devono arrivare 30 giorni dopo l’inizio lavori e che saranno destinati all’efficientamento energetico delle scuole di Fossoli”.

Molte delle ditte proponenti hanno strutture societarie poco solide o capitali minimi. Monitorate chi vi sia dietro questi progetti?

“Prima di tutto chiariamo il contesto: la normativa sulle fonti energetiche rinnovabili, entro la quale gli enti sono obbligati a muoversi, non disciplina in alcun modo le caratteristiche societarie o economiche che devono possedere le società proponenti. Gli enti procedenti, cioè quelli che rilasciano le autorizzazioni, svolgono comunque verifiche: il Comune può farlo direttamente solo per la Pas, le Procedure abilitative semplificate, quelle che riguardano gli impianti più piccoli, ma gli strumenti sono limitati poiché la pubblica amministrazione non ha facoltà di inibire l’attività del privato. Il Comune di Carpi comunque, nel caso della stipula di convenzioni per le misure compensative, svolge tutti i controlli previsti dalla normativa nel caso in cui una società privata debba contrarre con la Pubblica Amministrazione”.

Resta aperta la domanda di fondo: come conciliare la necessità di accelerare la transizione energetica con la tutela del territorio e la capacità dei Comuni di governarne le trasformazioni?

Jessica Bianchi