Il lavoro è la radice di molti problemi non tanto perché non vi sia, quanto perché spesso non garantisce un reddito sufficiente a far fronte a un costo della vita sempre più alto e a un potere d’acquisto calante. E’ quanto si evince dal Rapporto dei progetti e delle attività 2025 presentato da Porta Aperta Carpi in occasione della presentazione svoltasi il 7 maggio, all’Auditorium Loria, de L’Italia delle povertà insieme ad Antonio Russo, portavoce Alleanza contro la povertà in Italia, Edoardo Patriarca presidente del Comitato Festival delle migrazioni, Gilberto Allesina, presidente di Porta Aperta Carpi e don Carlo Bellini.
Al Centro di Ascolto di Carpi il 34% delle persone asserisce di essere occupato. Una percentuale che era sensibilmente più bassa negli anni scorsi. I costi della casa, il mancato adeguamento dei salari, la precarietà del lavoro minano però fortemente le capacità economiche dei nuclei pur in presenza di un’occupazione, spingendoli a forme di indebitamento che spesso portano a situazioni fuori controllo. Casa, lavoro, salute e alimentazione, sono numerosi i fronti su cui Porta Aperta è in prima linea. Nel corso del 2025 il Centro di Ascolto ha incontrato 552 famiglie (132 quelle presentatesi per la prima volta) un dato in leggero calo rispetto all’anno precedente (erano 576 nel 2024). Una flessione che coinvolge soltanto le famiglie italiane (che rappresentano poco più del 30% del totale), mentre quelle straniere aumentano, seppur di poco. E se prosegue la crescita dei cittadini provenienti dall’Africa subsahariana (+15), così dall’area del Maghreb (+22), diminuisce quella dall’Est Europa (-31). Famiglie che faticano a riempire il carrello della spesa: da aprile 2025 Cibúm, che vive grazie all’infaticabile lavoro di 37 volontari, 3 tirocinanti con fragilità e 1 persona inserita nel progetto Volontariato per il Lavoro, è diventato l’unico punto di distribuzione alimentare dell’associazione: la distribuzione tramite pacchi è stata quindi completamente superata e durante l’anno le famiglie accolte all’Emporio sono praticamente quintuplicate: accolti oltre 550 nuclei, per un totale di quasi 1.600 persone. Raccolti complessivamente quasi 28mila chilogrammi di prodotti, un risultato reso possibile grazie alla collaborazione con il territorio e alla partecipazione a numerose iniziative di raccolta. Sono invece state 40 le visite eseguite dai 10 medici volontari che operano presso il Centro Salute del Migrante e del Senza Dimora, inaugurato nell’aprile del 2025, e dedicato “agli ultimi” ovvero ai migranti in attesa di permesso di soggiorno o a coloro che, essendo privi di residenza, sono impossibilitati a godere del servizio di Medico di Medicina Generale. Un ambulatorio gratuito e qualificato che di fatto limita gli accessi impropri al Pronto Soccorso ospedaliero. E poi c’è Recuperandia, coi suoi 80 volontari, promotrice di una cultura del riuso che si pone un duplice obiettivo: rimettere in circolo le cose, vendendole a prezzi piccoli e decisamente accessibili. Nel corso del 2025 sono stati quasi 30mila gli accessi alla bottega di via Montecassino.
In un contesto in cui la povertà assume forme sempre più complesse e trasversali, il lavoro di Porta Aperta Carpi si conferma un presidio fondamentale di ascolto, sostegno e inclusione. I numeri raccontano di bisogni concreti, ma anche di una comunità capace di rispondere attraverso il volontariato, la solidarietà e la collaborazione tra associazioni, istituzioni e cittadini. Dall’emergenza alimentare all’accesso alle cure, dal supporto alle famiglie alla promozione del riuso, l’associazione continua a costruire percorsi di dignità e vicinanza per chi vive situazioni di fragilità. Un impegno quotidiano che richiama l’urgenza di politiche strutturali contro le disuguaglianze, ma che dimostra anche quanto il territorio possa fare la differenza nel non lasciare indietro nessuno.
Jessica Bianchi