Le giornate si allungano, le temperature diventano più miti e la natura si risveglia. Non sempre, però, questo cambiamento si accompagna a una sensazione di energia e benessere. Stanchezza, sonnolenza, debolezza ma anche irritabilità e mancanza di concentrazione sono infatti solo alcuni dei sintomi più classici del cosiddetto “mal di primavera”. Ma quali sono le cause e come superare indenni il “mal di primavera”, nell’attesa che l’organismo si adatti al cambio di stagione e ai nuovi ritmi della natura? Ne abbiamo parlato insieme al medico di Medicina Generale, Graziano Carvelli.
Dottore molti parlano di “mal di primavera” ma esiste davvero in termini medici? Quali sintomi lo caratterizzano?
“Il mal di primavera, noto anche come sindrome da stanchezza primaverile, non è una patologia, bensì un insieme di sintomi quali senso di stanchezza, difficoltà ad addormentarsi, sbalzi di umore, problemi digestivi, scarsa concentrazione e un aumento dell’ormone dello stress, il cortisolo”.
Quali sono le principali cause di questo malessere stagionale?
“L’allungamento delle giornate, così come l’aumento, spesso repentino, delle temperature, obbligano il nostro organismo a un cambiamento. Il nostro orologio biologico deve riallinearsi, trovare un nuovo equilibrio nonostante gli ormoni in subbuglio. Con l’aumento delle ore di luce infatti, la ghiandola pineale produce meno melatonina e questo comporta risvegli anticipati e una minor qualità del sonno. D’altro canto ad aumentare è la serotonina, il cosiddetto ormone della felicità, che però in un primo momento può causare un temporaneo squilibrio”.
Ci sono categorie di persone più vulnerabili?
“Non esistono categorie più esposte bensì soggetti maggiormente sensibili. Statisticamente si è visto come il sesso femminile sia più colpito rispetto a quello maschile”.
Esistono strategie preventive efficaci? Alimentazione, attività fisica o integratori possono aiutare?
“Non esiste una vera e propria prevenzione. Il mio consiglio è quello di trascorrere quanto più tempo possibile all’aria aperta, dedicandosi a lunghe passeggiate e a un po’ di attività fisica. Evitare luoghi affollati aiuta poi a non incorrere in eventuali episodi di tachicardia o attacchi di panico, sintomi che possono rientrare nel quadro di questa sindrome. Anche la dieta è importante: seguire un regime alimentare equilibrato, ricco di vitamine e sali minerali, e povero di zuccheri può rivelarsi molto utile per contenere i sintomi”.
Quando è necessario ricorrere a farmaci o terapie?
“I sintomi si autolimitano e in poco tempo il ritmo sonno-veglia si regolarizza e l’orologio biologico ritrova il suo equilibrio. Ovviamente se nel giro di alcune settimane la sintomatologia persiste è meglio rivolgersi al proprio medico curante per valutare insieme quali rimedi adottare”.
Jessica Bianchi