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Nuova vita agli abiti da sposa, grazie al matrimonio d’amore tra Recuperandia e Vallauri

Può un abito da sposa trovare una nuova identità? La risposta è certamente sì, se a incontrarsi sono la bottega del riuso Recuperandia e l’indirizzo Moda dell’Istituto Vallauri. Direttamente dagli Anni Settanta e Ottanta alcuni vestiti hanno bisogno di una decisa sferzata di energia per tornare al passo coi tempi ma gli studenti, “con la loro creatività e freschezza - spiega Linda Oliviero, operatrice di Recuperandia - saranno sicuramente in grado di stupirci”. E allora che le danze abbiano inizio, e tra strascichi, veli, pizzi e un mare di perline, ne siam certi questi sontuosi vestiti torneranno a splendere di nuova vita!

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Ci accompagnano in uno dei giorni più importanti della nostra vita per poi finire, inesorabilmente, ripiegati con cura dentro a una scatola. Lì, nel buio, al riparo dalla polvere, trascorrono decenni, nella trepidante attesa che nuove mani li accarezzino e, magari, li indossino per celebrare anche il loro sì. Malgrado l’amore per il vintage imperversi però, non sempre gli abiti da sposa passano di madre in figlia, più frequentemente restano a languire relegati in soffitta. E allora che fare? Possono questi abiti da sogno trovare una nuova identità? La risposta è certamente sì se a incontrarsi sono la bottega del riuso Recuperandia (uno dei centri operativi dell’associazione di volontariato Porta Aperta Carpi) e l’indirizzo Moda dell’Istituto Vallauri. Una collaborazione o, meglio, un matrimonio d’amore, quello tra queste due realtà, sbocciato quattro anni fa, e che nel 2026, ne siam certi, farà davvero faville.

“Ci siamo a lungo interrogati su come riutilizzare gli abiti da sposa che arrivavano in Bottega – spiega Linda Oliviero, operatrice di Recuperandia – e quando un’attività ha chiuso, donandocene una dozzina, abbiamo immediatamente pensato al Vallauri. E così è nata la Special edition del collaudato progetto RecuperiAmo: noi abbiamo donato gli abiti alla scuola e gli studenti che vorranno partecipare gli doneranno una nuova vita”.

Rivolto alle classe seconde, terze e quarte dell’Indirizzo Moda, il progetto ha raccolto l’entusiasmo dei ragazzi, spiega la docente Silvia Barletta: “non appena hanno visto i vestiti da sposa erano a dir poco elettrizzati. Le ragazze non hanno resistito e li hanno subito voluti provare. Ho fatto notare il taglio sartoriale e la preziosità di ricami e tessuti, qualità sempre più rare, e loro non vedono l’ora di mettersi in gioco”. Una decina di studenti ha aderito prontamente e ora, aggiunge Silvia, “i ragazzi si ritroveranno un pomeriggio alla settimana in laboratorio per ripensare lo style dell’abito che hanno scelto, potendo contare anche sull’aiuto e l’esperienza di una esperta esterna che metterà a loro disposizione la sua conoscenza in materia di abiti da sposa”. Direttamente dagli Anni Settanta e Ottanta alcuni vestiti usati hanno bisogno di una decisa sferzata di energia per tornare al passo coi tempi ma i ragazzi, “con la loro creatività e freschezza – prosegue Linda – saranno sicuramente in grado di stupirci”. E allora che le danze abbiano inizio, e tra strascichi, veli, pizzi e un mare di perline, ne siam certi ne vedremo delle belle.

Una volta “modernizzate” o completamente ripensate, le creazioni, in occasione della fine dell’anno scolastico, saranno mostrate alla città ma per ora largo a fili, aghi, forbici e tanta fantasia.  Un progetto, RecuperiAmo, che non può far altro che conquistare il cuore di tutti poiché capace di trasmettere ai più giovani l’importanza del riuso e, allo stesso tempo, di portare una realtà come quella di Recuperandia – e i suoi valori di solidarietà e vicinanza ai più fragili – al di fuori dei suoi muri abituali. Il nostro è un grande Sì.

Jessica Bianchi