Non esistono momenti facili per un club di calcio. Quando le cose girano, la richiesta è sempre quella di alzare l’asticella; quando invece i risultati latitano, il rischio di scivolare in una lettura solo negativa diventa quasi irresistibile. Eppure, guardando alle ultime tre settimane del Carpi, ciò che non è mai mancato è stato l’atteggiamento, né tantomeno la presenza in campo.
Senza scomodare la sfortuna – che pure si è affacciata con una certa insistenza – a fare la differenza è stato piuttosto un mix di fattori: un pizzico di cinismo in meno sotto porta e un inevitabile periodo di rodaggio successivo al mercato di riparazione, arrivato peraltro nel tratto di calendario dal coefficiente di difficoltà più elevato. Una sessione invernale che ha inciso sulla rosa più di quanto inizialmente preventivato, ridisegnando in parte identità e soluzioni.
Il Carpi, infatti, ha scelto di cambiare pelle. Niente “all in” su un centravanti di riferimento dopo la partenza di Cortesi, ma un’idea diversa, più fluida. Gli innesti di Elia Giani e Mattia Gaddini vanno esattamente in questa direzione: il primo ha già lasciato intravedere sprazzi di classe purissima, il secondo ha portato quelle qualità che forse mancavano di più, ovvero strappo nello stretto e capacità di concludere da fuori area. Insieme a Filippo Puletto, la batteria dei nuovi ha garantito un evidente upgrade qualitativo.
In un contesto tattico che, senza un numero nove “da manuale”, richiede gioco nello stretto e la capacità di portare più uomini possibili dentro l’area attraverso la manovra, il cambiamento è profondo ma non rivoluzionario. E in attesa del rientro di Erik Gerbi, poco ci manca. Il mercato ha inoltre certificato la permanenza di Leonardo Stanzani: per lui, i prossimi tre mesi rappresentano un’occasione decisiva per riscrivere non solo la sua storia in biancorosso, ma anche un passaggio importante della propria carriera.
All’orizzonte attendono due sfide complesse, prima l’Arezzo e poi la trasferta di Perugia. In una classifica ormai spaccata in tre blocchi, il Carpi non può più vivere di rendita sul tesoretto costruito nel girone d’andata. Serve cambiare marcia, accelerare i tempi dell’inserimento dei nuovi e tornare ad aggredire ogni avversario con armi diverse, alla ricerca dei dieci punti che ancora mancano per una salvezza diretta, senza passare dalla trappola dei playout.