Dopo aver depositato un’interrogazione regionale sulla possibile assenza della radioterapia oncologica nel futuro ospedale di Carpi, il consigliere regionale Annalisa Arletti torna sul futuro della sanità carpigiana e di distretto. “Ho letto con attenzione il comunicato dell’AUSL sull’assenza della radioterapia nel progetto del nuovo ospedale. Ritengo alcune affermazioni molto preoccupanti, perché denotano, dopo anni, una visione ancora non definita su che cosa si pensi di realizzare e sulle modalità di realizzazione del progetto del nuovo ospedale”, dichiara.
“Le valutazioni in merito a quali servizi e reparti debbano essere mantenuti o implementati non può essere, dopo la pubblicazione di un Avviso pubblico, un mero esercizio di stile. Esiste un documento scaricabile pubblicamente che elenca i servizi che saranno presenti nel nuovo nosocomio e, in tale documento, radioterapia oncologica non c’è”, prosegue Arletti.
“Quello che chiediamo alla direzione sanitaria provinciale e alla politica locale e regionale è di correre ai ripari e di rivedere questa scelta che, leggendo il comunicato, risulta essere chiara: della radioterapia tra 10 anni potremmo non averne bisogno. Tuttavia è paradossale che un nuovo ospedale che dovrà necessariamente essere di area e che di conseguenza dovrà richiamare anche maggiore utenza dalla bassa modenese, non abbia la radioterapia. L’impressione è che, purtroppo, il progetto del nuovo ospedale nasca già ridimensionato, rinunciando a servizi che consideriamo essenziali e soprattutto strategici. Mi sono espressa, anche in funzione del ruolo che ricopro, a favore di una centralità e di un protagonismo del distretto sanitario di Carpi in quanto serve a un bacino che va molto oltre la nostra città, un bacino composto oggi da più di 100mila utenti e probabilmente questo numero sarà destinato ad aumentare. Tale centralità potrebbe favorire una mobilità sanitaria verso la nostra provincia anche da altri territori. Questo però sarà possibile solo se, da un lato, la politica locale saprà avere una visione reale dei bisogni dei pazienti e delle sfide del futuro cercando di tenere conto di tutti i fattori strategici. D’altra parte, per riuscire a mantenere quell’attrattività che fa in modo che gli operatori e i medici rimangano in città è necessario intervenire in modo mirato sulla manutenzione del Ramazzini attuale. Non è possibile assistere continuamente a segnalazioni che riguardano guasti, mancata igiene e infiltrazioni. Gli investimenti devono dare seguito a interventi celeri e tempestivi, altrimenti il rischio è quello di avere dei muri senza personale: una sconfitta che non possiamo permetterci”, conclude Arletti.