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“Noi difendiamo il valore di tutte le figure che operano nell’ambito dell’emergenza – urgenza, volontari e professionisti”

E’ nato il Patto per il sistema regionale dell’emergenza-urgenza con le organizzazioni di volontariato del soccorso Anpas, Croce Rossa e Misericordie dell’Emilia-Romagna. Una scelta politica che, di fatto, riconosce sempre più il volontariato del soccorso come componente strutturale del sistema sanitario pubblico. Senza il suo apporto infatti il sistema rischia di implodere ma come faranno le associazioni a farsi carico di ulteriori oneri? L’unica strada praticabile, a fronte dell’innegabile invecchiamento dei volontari, del contestuale calo di appeal e dunque di nuove leve, è quello di ricorrere a dipendenti. Un tema che divide e che nei singoli territori, sta tenendo banco da tempo, provocando numerosi mal di pancia. Riuscirà una direttiva calata dall’alto a far digerire l’amaro - e costoso - boccone?

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Entra in una nuova fase la collaborazione tra la Regione Emilia-Romagna e le organizzazioni di volontariato dell’emergenza-urgenza Anpas, Croce Rossa e Misericordie e che coinvolgono oltre 37mila volontari.

“Con questo patto per una governance condivisa del soccorso come bene comune – ha sottolineato l’assessore alle Politiche per la salute, Massimo Fabi – vogliamo valorizzare tutto quel tessuto associativo che da quarant’anni ci accompagna nel nostro sistema di cura. Volontariato che, col suo prezioso capitale sociale, si spende ogni giorno per assicurare, tra gli altri, il trasporto sanitario e sociosanitario programmato e le emergenze gestite dal sistema del 118. Attività sino ad oggi regolate da rapporti di convenzione con le singole aziende aziende Usl. Abbiamo voluto istituire un tavolo di concertazione permanente per definire obiettivi condivisi ed omogenei e dare così indicazioni ai soggetti istituzionali che governano e gestiscono tali servizi. Linee comuni da stabilire insieme per gettare così le basi di un nuovo piano socio-sanitario anche a fronte di una generale crisi delle vocazioni” tra le file dei professionisti.

Una scelta politica che, di fatto, riconosce sempre più il volontariato del soccorso come componente strutturale del sistema sanitario pubblico come ribadisce il presidente della Regione, Michele de Pascale: “sono convinto ci si debba sempre inchinare davanti al volontariato ma a quello del soccorso in modo particolare poiché queste persone non dedicano solo energie e tempo ma anche competenze. Parliamo infatti di un volontariato costantemente formato e che si assume grandi responsabilità. Noi crediamo nel mix multiprofessionale e difendiamo il valore e la dignità di tutte le figure che operano nell’ambito dell’Emergenza – Urgenza, volontari e infermieri”.

L’Emergenza – Urgenza è un pilastro fondamentale del sistema regionale e, spiega Federica Casoni, responsabile del Servizio assistenza ospedaliera, “attraverso questo tavolo, Regione, aziende sanitarie e organizzazioni di volontariato del soccorso, saremo in grado di affrontarne l’evoluzione e le sfide. Tutto questo per arrivare a definire protocolli operativi per omogeneizzare i comportamenti, portare a valore tutte le competenze e costruire le convenzioni, guidati da un obiettivo chiaro: garantire capillarità, qualità, tempestività e allo stesso tempo sostenibilità in termini economici e di personale”. Una “bozza di accordo quadro” aggiunge  Antonio Pastori, coordinatore della rete regionale di Emergenza urgenza, “che vorremmo portare a casa entro l’anno”. Entusiasta il presidente di Anpas Emilia-Romagna Iacopo Fiorentini che definisce “storico” l’accordo, nonché un “grande riconoscimento per il lavoro che i volontari svolgono ogni giorno”. “Un modo per far crescere il volontariato”, aggiunge il presidente Croce Rossa Italiana Emilia-Romagna, Giuseppe Zammarchi, nonché “una nuova opportunità per i cittadini anche quelli delle periferie più lontane per avere maggiori servizi” conclude il presidente delle Misericordie dell’Emilia-Romagna, Israel De Vito.

Da sinistra Fabi, Fiorentini, de Pascale, De Vito e Zammarchi

Senza l’apporto del volontariato il nostro sistema sanitario rischia di implodere ma come faranno le associazioni a farsi carico di ulteriori oneri? L’unica strada praticabile, a fronte dell’innegabile invecchiamento dei volontari, del contestuale calo di appeal e dunque di nuove leve, è quello di ricorrere a dipendenti. Un tema che divide e che nei singoli territori, sta tenendo banco da tempo, provocando numerosi mal di pancia. Riuscirà una direttiva calata dall’alto a far digerire l’amaro – e costoso – boccone?

Jessica Bianchi