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Il viaggio di Vedere voci non si ferma mai
Carpi | 08 Giugno 2018

Nato in punta di piedi, ma sarebbe il caso di dire in punta di dita, il progetto Vedere Voci, promosso dall’Istituto Figlie della Provvidenza di Santa Croce di Carpi e curato dall’artista e musicarterapeuta carpigiana Maria Teresa Cardarelli, insieme a un’equipe di lavoro composta da educatrici e volontarie, è diventato grande. Partito come laboratorio sperimentale, ora, grazie all’impegno e al contributo di tanti, in particolare per questa quarta edizione di ENS, ente nazionale sordi, dell’Emilia Romagna e Rotary, è cresciuto, diventando parte integrante dell’offerta formativa scolastica.

Un traguardo che riempie Teresa di gioia poiché “consente ai bambini sordi di scoprire qualcosa in più di sé. Di dare voce e corpo al proprio vissuto, alle proprie emozioni in un contesto ludico e colorato”. Quest’anno, il quarto, il progetto si è inoltre arricchito di alcune presenze straordinarie: dalle volontarie Bianca Verrini e Maria Giuseppa Vaccaro, giocatrice non udente della Nazionale Sordapicena di Calcio a 5 femminile, all’educatrice, anch’ella sorda, Veronica Varricchio, alla fotografa Annabelle Larché.

“La presenza di Giusy e Veronica è stata preziosa perché ci ha consentito di entrare in un contatto ancora più autentico coi quindici bimbi coinvolti”, rivela Teresa. Vedere voci si inserisce all’interno di una scuola dalla connotazione oralista ed è dunque fondamentale che i piccoli diano “spazio al loro corpo, alla gestualità, anche attraverso l’impiego della lingua dei segni: una straordinaria danza di mani e volti. Un mezzo per comunicare le proprie emozioni e i propri stati d’animo. Ricordiamoci infatti - prosegue l’artista carpigiana  - che per i bimbi sordi le voci perlopiù si vedono. Attraverso il linguaggio del corpo, la mimica facciale, la labiolettura, l’alfabeto manuale e la LIS”.

“Usare la lingua dei segni per qualche ora consente ai bambini di sentirsi liberi. Sinora - racconta Veronica - a scuola non avevano mai visto educatori sordi esprimersi nella loro lingua. Questo ha favorito la partecipazione e la comprensione è diventata più fluida e naturale. Quando lo scorso anno sono venuta a conoscenza di questo bel progetto ho fatto di tutto per farne parte poi è nato Federico, il mio bimbo, e quindi il mio impegno è diminuito ma a prendere il mio posto ci ha pensato Giusi. La presenza nell’equipe di lavoro di una persona sorda è fondamentale poiché rappresenta un punto di riferimento, un ponte comunicativo. Inoltre conoscere la cultura sorda consente, con un solo sguardo, di comprendere immediatamente i comportamenti e le intenzioni dei bambini”

Maria Giuseppa, nata ad Agrigento 31 anni fa, è cresciuta a Carpi per poter frequentare l’Istituto Figlie della Provvidenza e quindi tra quelle pareti si sente a casa: “molti bambini li conoscevo già - traduce per me l’interprete Sonia - dal momento che avevo fatto la volontaria a scuola e quindi è stato facile entrare in contatto con loro. Ogni volta che mi vedevamo mi correvano incontro chiedendomi cosa avremmo fatto durante i laboratori, desiderosi di cimentarsi in avventure sempre nuove. E’ stato bello”.

Quest’anno i bimbi hanno lavorato a partire da una straordinaria metafora della vita: “filo conduttore della quarta edizione - spiega Teresa Cardarelli - è stato il viaggio, elemento che coinvolge tutti i bimbi del gruppo, trasferitisi a Carpi per essere vicini alla scuola o pendolari settimanali. La nostra è stata dunque una tribù in viaggio sulla carrozza di un treno, attraverso numerose città immaginarie. Da Vedvoc, villaggio indiano, a Happyland, la terra della gioia, i bambini hanno vissuto diverse tappe: Booktown, la città dei libri, dove una scrittrice li ha ascoltati e  intervistati per conoscere le ragioni della partenza; Marketcity dove la tribù si è fermata per scegliere e acquistare altri abiti simbolo di una nuova vita, del rinnovamento; Artown, la città dell’arte, dove la tribù ha dipinto i propri bauli di viaggio, grazie ai pennelli donati dal sindaco, nei quali riporre i propri tesori, gli oggetti che hanno scelto di portare via da casa; Theatercity dove, presso il Teatro delle carte, la tribù ha messo in scena i passaggi salienti del percorso…”. Prima di approdare nella città della gioia, per festeggiare insieme a genitori e insegnanti, i bimbi hanno dovuto fare i conti con temi forti: “dal trauma che obbliga un intero villaggio ad armarsi di coraggio e partire, ricondotto da molti al terremoto vissuto nel 2012, alla necessità di cambiare per affrontare il futuro in modo positivo”. Un viaggio pieno di colori, durante il quale i bambini hanno disegnato, realizzando scenografie, mandala della fortuna e autoritratti anche con la tecnica della Fiber Art.

E, ancora, hanno svestito i propri panni per interpretare nuovi ruoli, reinventandosi. Eccola qui la potenza terapeutica del teatro - fiaba: far toccare in chiave ludica ai bambini i propri vissuti; la paura, l’incertezza… e poi, andare oltre. Lasciandosi alle spalle le ombre per abbracciare il lato migliore di sé. Accogliendo se stessi e coloro che hanno intorno.
“Per un sordo, la vista, è il primo strumento di comprensione. Per natura gli basta osservare un volto per capire lo stato d’animo di una persona… attraverso l’arte figurativa e il canale mimico gestuale del teatro i bimbi sordi si sfogano, si esprimono. Per questo motivo Vedere Voci è così prezioso”, sorridono Veronica e Giuseppa. Uno strumento di valorizzazione del proprio potenziale che, in futuro, vorrebbe poter favorire l’integrazione e l’inclusione tra bambini sordi e non: “il nostro sogno - conclude Teresa - sarebbe quello di inserire nel gruppo qualche bimbo udente. Incrociamo le dita”. Un modo per superare l’interazione talvolta conflittuale tra gli alunni: “i bambini sordi sono molto fisici, per chiamarsi si toccano, è naturale, ma questo può generare alcuni problemi con gli udenti. Unirli nel progetto - aggiunge Veronica - potrebbe essere un’occasione per gli udenti di osservare i propri compagni sordi in un ambiente più libero e giocoso e pertanto a loro agio, scoprendo così la loro vera natura”.

Jessica Bianchi


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