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La scienza che ci piace
Carpi | 31 Maggio 2018

Si è conclusa con tre primi posti la partecipazione dei team carpigiani alla seconda edizione di Solarmobil Italia, tenutasi lo scorso 18 maggio presso l’Istituto Cavazzi Sorbelli di Pavullo. La gara, nella quale si sono confrontati oltre 90 team, metteva in competizione i prototipi a energia solare progettati e realizzati dagli studenti delle scuole medie e del primo biennio delle superiori. Portacolori della nostra città, tre team dell’Itis Leonardo da Vinci, quattro dell’Ipsia Vallauri e uno delle Scuole medie A. Pio, coordinati dagli insegnanti Stefano Covezzi, Roberta Righi e Giusy Parretta.
I ragazzi, alla loro prima partecipazione alla gara nata in Germania più di dieci anni fa su impulso del Ministero dell’Istruzione con l’intento di stimolare gli studenti allo studio delle materie scientifiche, si sono cimentati con l’utilizzo di diversi materiali privilegiando quelli a basso impatto ambientale, come richiesto dal regolamento.
“Tutto è iniziato in punta di piedi. Quasi per caso, nel settembre scorso, sono venuto a conoscenza di un corso a Pavullo rivolto ai docenti di area tecnica - racconta Covezzi, insegnante di Laboratorio di Tecnologie Meccaniche al Vinci - e tenuto dal coordinatore nazionale tedesco della manifestazione.
Lo spirito dell’iniziativa è quello di far lavorare i ragazzi in modo autonomo affinché creino un’automobilina a energia solare. Nonostante la mia supervisione, gli studenti hanno pedalato con le proprie gambe e a ogni scadenza mi mostravano lo stato avanzamento lavori nel disegnare e nel realizzare i vari pezzi”.
I ragazzi hanno utilizzato legno, cartone riciclato, elementi realizzati con stampa 3D in PLA (una plastica ottenuta dall’amido di mais), limitando al minimo l’uso di metalli e colle a base di solventi dannosi per l’ambiente. La partecipazione a Solarmobil è stata un’avventura straordinaria: “un vero e proprio banco di prova”, sorride Covezzi.  “A Pavullo ci avevano messo a disposizione un laboratorio attrezzato ma noi siamo arrivati pronti, con un carrello attrezzi ben fornito per poter essere in grado di fronteggiare ogni emergenza. Per far funzionare i veicoli infatti, in corso d’opera abbiamo dovuto effettuare interventi significativi ma le soddisfazioni alla fine sono state numerose e direi inaspettate”.
Nella categoria Ultraleggeri Scuole Medie il team Solar Boat, formato dagli studenti Luca Tarabini Solmi e Marco Caruso delle A. Pio, ha vinto il primo premio come migliore prestazione della propria categoria. I due giovanissimi hanno anche battuto la concorrenza delle Superiori aggiudicandosi il premio come veicolo più veloce in assoluto.
Nella categoria Ultraleggeri Biennio Superiori il team Eco Car del Vinci, formato dagli studenti Riccardo Barbolini, Vincenzo Casapulla, Andrea Lusoli e Pietro Musiani, ha vinto il primo premio come migliore prestazione della categoria. Gli altri due team partecipanti del Vinci, ovvero Eco Farmer formato dagli studenti Paolo Beggi, Pablo Liendo e Alessandro Mambrini ed Energy Savers formato da Riccardo Forghieri e Filippo Rosselli, hanno costruito prototipi funzionanti portando a termine la gara senza però aggiudicarsi alcun riconoscimento.
Questo “piccolo gran premio”, una sorta di Eco Marathon in miniatura, ha consentito ai ragazzi di mettersi in gioco e acquisire nuove competenze: “dall’importanza del lavoro di squadra alla gestione dell’ansia durante la competizione. Per non parlare poi - aggiunge il professor Stefano Covezzi - dei contenuti tecnici: dall’uso del cad tridimensionale e della stampante 3D all’imparare a padroneggiare l’energia fotovoltaica necessaria per mettere in moto i prototipi”. Ai team vincitori sono poi stati consegnati una medaglia e un gioco scientifico oltre alla promessa di rivedersi a settembre, in Germania, in occasione delle Finali tedesche di Solarmobil. “I ragazzi  - conclude Covezzi - sono entusiasti all’idea di presenziare come ospiti d’onore e, visti i risultati raggiunti e la valenza educativa dell’iniziativa, il prossimo anno siamo pronti a ripetere l’esperienza”.
Jessica Bianchi


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