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Torna a volare grazie a tre amici degli animali
Carpi | 14 Aprile 2018

Domenica 4 marzo, quando la maggior parte dei carpigiani è alle prese con le votazioni politiche e i relativi esiti, lo sguardo vigile di Luca Lo Conte, anche lui in procinto di recarsi alle urne, si posa su un piccione ferito a terra che non riesce più a muoversi. Incapace di restare indifferente di fronte alla sofferenza del volatile, con delicatezza Luca lo raccoglie, lo avvolge in una sciarpa e se le porta a casa; poi chiama la sua amica Cosetta Cavazzuti, con cui condivide la grande passione per gli animali e in particolare per i cani, per segnalarle il ritrovamento e chiederle se conosce qualcuno in grado di curarlo. La risposta arriva immediata: Gian Paola Barbieri, che abita nella campagna bastigliese ed è consigliera dell’ENPA (Ente Nazionale Protezione Animali) da quattro anni. Per Gian Paola, che vive con tre cani, due gatti e un pappagallo, oltre che col marito e le figlie, è un’abitudine accogliere in casa animali abbondonati o feriti per periodi più o meno lunghi, e quando le viene chiesto di occuparsi del povero piccione non esita ad accettare. “Aveva un taglio sulla parte destra del corpo - ha raccontato Gian Paola - che si estendeva anche all’ala. Fortunatamente quest’ultima non era rotta, perché in tal caso sarebbe stato necessario rivolgersi a un veterinario per fargliela ingessare. Si trattava però di medicare scrupolosamente la ferita per far sì che non si infettasse e potesse presto rimarginarsi per permettere al piccione di tornare a volare. L’ho curato per dieci giorni pulendo e disinfettando la ferita ogni dodici ore, applicandogli una pomata cicatrizzante, nutrendolo e tenendolo al riparo in casa visto il freddo di quei giorni. In casa ho parecchie gabbie di varie dimensioni e persino una voliera perché mi capita spesso di trovare e accudire uccellini rimasti feriti. Qualche tempo fa, sempre Cosetta mi portò un nido con due piccoli piccioni che non avevano ancora le penne. Li ho allevati come se fossi la loro mamma e loro due neonati. I primi giorni, ogni quarto d’ora andavo a controllare se aprivano il becco e li alimentavo con un mangime specifico tramite una siringa tenendoli al caldo, nel loro nido. Li ho tenuti per un anno e alla fine non volevano più andarsene. Ci hanno impiegato quattro/cinque mesi per ambientarsi alla dimensione libera. Coi cuccioli accade così, mentre con i grandi è molto più semplice rimetterli in libertà”. Infatti, l’ultimo fortunato ospite di Gian Paola non ha esitato un attimo a spiccare il volo verso l’orizzonte nel momento in cui i suoi benefattori gli hanno aperto la gabbia. Gian Paola, con la collaborazione della sua famiglia, nel corso degli anni ha salvato e allevato numerosi animali, tra cui il suo stesso pappagallo, abbandonato in un cassonetto, e un leprotto di poco più di un mese rinvenuto dal suo doberman intorno a casa. “Era cieco da un occhio - ha spiegato Gian Paola - purtroppo in molte specie animali le madri lasciano indietro il cucciolo che nasce con dei problemi di salute. La mia veterinaria non avrebbe scommesso un euro sulle sue possibilità di sopravvivenza e invece, con tanta costanza e passione, sono riuscita a crescerlo e a rimetterlo in libertà”. Tra gli animali al centro della vita di Gian Paola, Paco, una volpe maschio che all’epoca dei fatti aveva sei anni, ha rivestito un ruolo importante. “Era un trovatello che mi era stata affidato dall’ENPA. Avevo dovuto chiedere i permessi alla Provincia per adottarlo e Paco era diventato come un cagnolino per noi: lo tenevamo spesso in casa, specialmente di giorno quando dormiva, lo portavamo a spasso con il guinzaglio, lo coccolavamo e ci giocavamo proprio come si fa con un animale domestico. L’avremmo tenuto per sempre con noi, ma la Provincia ha deciso di trasferirlo presso un centro soccorso animali”.

Come riesci a far convivere tutti questi animali diversi in casa tua?

“Non ci sono mai stati problemi. C’è grande armonia tra i nostri animali e quelli ospiti. La nostra famiglia è un po’ uno zoo. Prenderci cura degli animali per noi è naturale, ci riempie il cuore e la vita. Siamo fatti così”.

Chiara Sorrentino

 

 


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