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Acne: non tutti i batteri vengono per nuocere!
Dermobiotica: di pelle e di pancia | 13 Giugno 2016

L’acne è forse la più frequente malattia della pelle e una delle più studiate. Le teorie sulle cause dell’acne l’hanno di volta in volta interpretata come malattia infiammatoria, ormonale, psicosomatica e, ovviamente, malattia infettiva. L’ipotesi “infettiva” piaceva così tanto che un batterio commensale (cioè che vive abitualmente sulla pelle e, in particolare, nelle ghiandole sebacee della maggior parte delle persone adulte) porta addirittura il nome di Propionibacterium acnes.
Il P. Acnes che, come detto, vive normalmente nelle ghiandole sebacee, si nutre del sebo e, quando la secrezione del sebo viene stimolata, come nel caso di cambiamenti ormonali, il batterio fiorisce.
Pertanto, ovviamente, una delle terapie più in voga nell’acne è sempre stata quella antibiotica, affiancata a quella antinfiammatoria, ma anche, come se niente fosse, al blocco ormonale dell’ovulazione (!) e a un farmaco che, agendo direttamente sulla sintesi del DNA (!!), riduce la proliferazione delle cellule che producono il sebo.
Come al solito il ruolo della dieta, quanto spesso è invocato dai pazienti acneici (o meglio, dalle mamme degli adolescenti acneici) altrettanto spesso è trascurato dai dermatologi.
Eppure è evidente che l’acne sia legata alla dieta! E’ evidente che alla base dell’acne ci sia un eccesso di carboidrati e cibi ad alto indice glicemico, è evidente che vi sia un eccesso di latte e derivati e uno sbilanciamento degli acidi grassi omega 3 e omega 6. E’ evidente che l’acne si associ spesso a disturbi digestivi come costipazione o reflusso e alla sindrome da intestino permeabile. E, infine, alcuni studi (come al solito sono pochi perchè ne vengono fatti pochi) hanno trovato che in oltre il 50% dei pazienti acneici c’è un’alterazione del microbiota intestinale, ovvero disbiosi.
Ormai abbiamo ripetuto così tante volte che una delle cause principali della disbiosi sono gli antibiotici che avrete già capito che curare l’acne con gli antibiotici non porterà a nulla di buono. E, come se non bastasse, sembra anche che a livello di microbiota cutaneo (ancora meno conosciuto di quello intestinale) il problema non sia tanto il P. Acnes in sé ma piuttosto l’equilibrio tra questo ad altri batteri, in particolare Stafilococchi.  
E finalmente si comincia a dimostrare che, soprattutto nel lungo termine, sono molto più efficaci i trattamenti pro-biotici rispetto a quelli anti-biotici.
Finalmente. Perchè il dottor Stokes e il dottor Pillsbury avevano già identificato l’importanza della salute del tratto gastrointestinale nel benessere della pelle e nella cura e prevenzione dell’acne, avevano già detto che stati emozionali possono alterare l’equilibrio della flora intestinale causando disbiosi e infiammazione e che l’utilizzo degli antibiotici può aggravare la situazione mentre una delle soluzioni proposte era l’utilizzo di Lactobacillus acidophilus. E l’avevano scritto su una importantissima rivista dermatologica in un lavoro che si chiamava L’effetto sulla pelle di stati emozionali e nervosi. Considerazioni teoriche e pratiche su di un meccanismo gastro-intestinale. Ed era il 1930!

La briciola di Sandro Santolin

La possibilità di curare tante malattie con i PRO-biotici anziché con gli ANTI-biotici è a dir poco rassicurante soprattutto oggi, di fronte a un fenomeno, quello dei super batteri in grado di resistere a tutti gli antibiotici, che sta diventando un’emergenza planetaria. Cosa potevamo fare noi di Primuspane per combattere anche indirettamente tale emergenza? La risposta è stata pressoché immediata: aiutare le persone a ridurre il consumo di derivati animali da allevamenti intensivo, ovvero laddove si fa larghissimo uso di antibiotici  (circa il 70/80% del consumo globale di antibiotici è destinato agli allevamenti animali intensivi ed è anche lì che si allevano, involontariamente, le colonie di super batteri farmaco-resistenti). L’aiuto che offriamo è molteplice, diretto e indiretto: attraverso Primus poiché è costituito da circa il 17% di proteine ad alto valore biologico ovvero con tutti gli aminoacidi essenziali. Da qui la possibilità di ridurre (non eliminare) la quota di proteine di origine animale senza scompensi dietetici; e, ancora, diffondendo la cultura delle fermentazioni naturali da applicare nei vari ambiti della produzione di alimenti per poter ottenere i vantaggi che siamo riusciti a ottenere noi.
Contatti: www.primuspane.it

 


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