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"Noi eravamo ecologicamente ineccepibili"
Carpi | 30 Settembre 2019

“Andavo alle scuole elementari a piedi con la mia cartella  e alle medie in bicicletta; facevo molti chilometri, pioggia, vento, afa o neve e di certo non avevamo le giacche a vento impermeabili imbottite con la piuma d’oca. A casa aiutavo mio fratello piccolo a mangiare, facevo i compiti e davo una mano a mia madre. Dopo le medie, nonostante per gli insegnanti fossi molto dotata, ho iniziato a lavorare in campagna perché a casa non c’erano i mezzi e neanche la mentalità per farmi studiare. A casa c’era freddo ed eravamo vestiti pesanti; pochi gli abiti per cambiarsi e sempre quelli, si riparavano gli strappi e si sostituivano i bottoni, dovevano durare tanto. Vivevamo in una grande casa colonica, a tavola eravamo in 14 tra nonni, zii, genitori, fratelli e ciascuno faceva la propria parte fin da piccolo: apparecchiare, sparecchiare, pulire; mettere in ordine era facile perché c’erano poche cose in casa, niente superfluo. Le zie tra loro litigavano spesso. Ma non si andava da nessuna parte. Si lavavano i panni col sapone, a mano ed era faticoso. Facevamo il bagno nella mastella e l’acqua si usava più volte. Il bagno era fuori casa, una turca, quando ero bambina era quella la normalità. La carne non si mangiava quasi mai, era un lusso da ricchi, la festa grande era quando si ammazzava il maiale; verdura dell’orto, radicchi, uova, pane e pasta. Le mucche servivano per vendere il latte, le galline per le uova ed eravamo già dei signori ad avere le bestie. Il pesce era quello di acqua dolce, ma non mi piaceva. Non c’erano i supermercati, ma la bottega dove si comprava tutto sfuso e in piccole quantità, facendo molta attenzione ai prezzi. Al ristorante si andava se si sposava qualcuno, sennò non se ne parlava neanche. Le ferie erano una cosa per ricchi, il mare era lontano, i bimbi fortunati andavano in colonia. Per Santa Lucia ci regalavano le arance e la frutta secca. Giocavamo nel prato a rincorrerci, a lupo, a palla, con la corda, a grupponi di età diversa, poco seguiti dagli adulti che non avevano tempo. L’auto, quando è stato possibile comprarla, era una per tutta la famiglia e si faceva a turni. Ascoltavamo la radio e usavamo la fantasia. Non duemila anni fa, a fine Anni ’50 e inizio Anni ’60. Lavoravamo tutti tanto qui e abbiamo messo le basi per la prosperità dell’Italia, per dare alle nuove generazioni tutti gli strumenti per una buona qualità di vita, avere tutto il necessario e molto di più. Come è finita? Che gli adolescenti più viziati del pianeta spiegano a me che gli ho rovinato la vita. I nostri nipotini coccolatissimi, che a 10 anni hanno consumato più energia di me nei miei primi 40 anni di vita. E allora auspico un ritorno al passato, a vivere l’infanzia esattamente come i “vecchi” che avete attorno. Eravamo ecologicamente ineccepibili. Rinunciare, sacrificarsi, riciclare, disconnettersi. Chi comincia?
Luisa


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