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11 settembre 2001: la data che ha cambiato il mondo
Carpi | 11 Settembre 2019

L’ 11 settembre 2019 coincide con il 18° anniversario  dell’abbattimento delle due Torri Gemelle di New York.  Sono passati 18 anni da quel drammatico mattino dell’11 settembre del 2001 quando il mondo intero rimase sbigottito e incredulo di fronte alle immagini televisive che giungevano dalla Grande Mela. Perché tutti noi, ognuno nel proprio ambito, sul proprio posto di lavoro o nella sua abitazione, ascoltando la radio e guardando la televisione, era testimone dello spaventoso crollo delle due Torri.
Non il crollo di un edificio qualunque, bensì quello di un mondo, simbolo dell’America ricca e  potente. Simbolo di democrazia e di libertà per milioni di uomini e donne di ogni colore e di ogni razza e fede religiosa, di ogni credo politico, che avevano trovato nell’America lo sbocco ai propri sogni.
Quel mattino crollarono certezze consolidate, punti fermi,  prospettive certe:  uno stordimento comune e generalizzato per tutti, ma anche di incredulità  per come era potuto accadere e per come era stato tutto sommato facile abbattere questi due grattacieli immagine di forza, di bellezza, di alta ingegneria.
E un senso di vuoto, di smarrimento, di insicurezza pervase tutti noi. Che non smettevamo di guardare nei Tg le drammatiche immagini del crollo, dei morti, dei dispersi, della disperazione dei sopravvissuti, degli eroici Vigili del fuoco di New York, bianchi di polvere, che si aggiravano attorno alle rovine fumanti come fantasmi, a loro volta incapaci di comprendere ciò che era successo.
E chi di noi è stato a New York almeno una volta prima di quella data, sa cosa avevano significato non solo nello skyling della città queste due bellissime costruzioni di vetro e acciaio, dalle linee pulite che svettavano verso il cielo e che di notte, illuminate dalle migliaia di luci, costituivano uno spettacolo da ammirare e che si poteva vedere da ogni angolo della grande metropoli americana.
E io c’ero stato sulle Twin Tower, quella con l’antenna della televisione e c’ero stato un  mattino a prendere il caffè nel bar più alto del mondo, il Windows of the world, al 110° piano, dalle cui ampie finestre si poteva vedere la città in basso. Ma non  sempre, perché i piani più alti superavano in altezza le nubi,  e quel mattino vi erano nuvoloni che toglievano la visione sottostante. Lo spettacolo era comunque fantastico, quasi inverosimile, ma ricordo anche che non volli restare un minuto di più lassù perché i venti facevano dondolare la torre e un sentimento di paura coglie irrimediabilmente i visitatori. E pensare che occorreva prenotarsi per tempo per consumare un pranzo o una cena nel ristorante al 110° piano. Salutai il barman, naturalmente italiano, un  simpatico ragazzo napoletano e, col supporto di tre ascensori presi a diversi piani della torre, feci ritorno sulla… terra. Non immaginai di certo che dopo pochi anni quella torre, quel ristorante e quel bar panoramico sarebbero crollati in un batter d’occhio trascinando, forse, con loro anche quel barman napoletano. Invece successe.  
Cesare Pradella

 


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