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L’ultimo atto dei frati di San Nicolò
Carpi | 09 Settembre 2019

Una domenica triste quella dell’8 settembre per i parrocchiani e per tutta la comunità religiosa di Carpi, a causa dell’addio dei cinque Frati Minori di San Nicolò dopo cinquecento anni di presenza spirituale e di attiva vicinanza e di aiuto alla comunità cristiana.
La notizia del trasferimento dei frati ad altri Conventi italiani in conseguenza anche della permanente chiusura del Tempio monumentale di San Nicolò, ancora transennato e puntellato  dopo il terremoto di sette anni fa, era nota da tempo: a nulla sono valse le proteste e le suppliche dei parrocchiani e nemmeno le 2.500 firme in calce a una petizione rivolta ai vertici dell’Ordine dei Frati Minori per scongiurare chiusura del convento e trasferimento dei religiosi. L’Ordine  è stato irremovibile e domenica mattina, durante la messa delle 11, proprio il Frate superiore si è recato a Carpi per spiegarne le ragioni, peraltro note: il calo delle vocazioni e la continua riduzione del numero di frati non consentono infatti il mantenimento delle centinaia di conventi sparsi in tutta Italia e, insieme a quello di San Nicolò, ne verranno chiusi altri in tutta Italia.
E così da domenica prossima i cinque frati, Floriano, Elio, Bonaventura, Ivano Rossi e Ivano Cavazzuti, prenderanno servizio in altre località italiane.
Settimanalmente un sacerdote incaricato dalla Diocesi verrà comunque nella sala interna del Convento di via Catellani adattata a luogo sacro, per celebrare le messa domenicale.
Cala così il silenzio sull’antico storico Convento annesso al pregevole monumento architettonico tristemente chiuso e transennato da sette anni: costruito nel ‘400 e inaugurato dal principe Pio nel 1516, vi hanno lavorato l’architetto  Baldassarre Peruzzi e insigni artisti come Fermo Forti, Lelio Rossi, Bernardino Loschi e vanta preziosi affreschi del Sega. Nei secoli San Nicolò è stato visitato da re, principi e figure illustri come Napoleone Bonaparte,  Niccolò Macchiavelli e Guicciardini.  All’addio di domenica erano presenti tra gli altri il vicario diocesano don Carlo Malavasi e il sindaco Alberto Bellelli.
Cesare Pradella

 


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