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L’effimero e l’eterno
Carpi | 04 Giugno 2019

Trenta progetti fotografici per raccontare il contrasto tra il perdurare e la precarietà, tra ciò che ha valore e ciò che, invece, ne è privo: questo il tema di FotoCarpi19, la consueta restituzione del progetto annuale del Gruppo Fotografico Grandangolo BFI che inaugura sabato 8 giugno alle 18 in Auditorium San Rocco a Carpi.

Realizzata con il patrocinio del Comune di Carpi e di FIAF, grazie al contributo della Fondazione CR Carpi e in collaborazione con i gruppi fotografici Skylight di Carpi e Colibrì di Modena, l’iniziativa ha seguito il tema lanciato a livello nazionale dalla Federazione Italiana Associazioni Fotografiche, e al quale ogni partecipante al progetto ha risposto a partire dalla propria realtà sensibilità, dal proprio stile, indagando e sviluppando concetti e tematiche a lui cari.  Ogni autore si è messo in gioco, interpretando il tema attraverso la propria personale visione, dimostrando ancora una volta come, partendo da un assunto comune, la fotografia possa sempre regalare differenti letture e punti di vista.

Se Andrea Aldini in Le mura di Gerico accompagna lo spettatore negli spazi dell’ex manicomio di Rovigo, Gabriella Ascari racconta invece, nel suo struggente progetto PRE|SENZA, il dolore dell’assenza, mentre la struttura della gabbia concettuale è il filo rosso che accompagna le immagini di Ore 7 e 30 del mattino, di Danilo Baraldi, in cui l’effimero, sempre presente nello scorrere del tempo, diventa eterno nel momento in cui la fotografia lo rappresenta, bloccando ogni attimo e rendendolo infinito. Massimo Bardelli presenta il polittico Senza fine, in cui il paesaggio delle colline marchigiane immerso nel silenzio invernale regala istanti effimeri ed eterni. Così come Uno sguardo ci interroga di Giampaolo Bertelli racconta con una certa ironia la persistenza comunicativa delle icone, il rapporto dell’uomo con l’arte è al centro anche dell’opera di Tania Boni, Indotueens. Movimento e sospensione, effimero ed eterno, si ritrovano nella danza, nel progetto di Maria Bifulco, La danza dell’anima. Con Chi Siamo, Lucia Castelli compie invece un percorso di riflessione sull’identità, su ciò che realmente corrisponde al nostro sentire, intimo e profondo, che spesso celiamo mostrandoci come simulacri instabili e fallaci. Se in Lipstick Traces di Giorgio Ferriani racconta quanto l'Internazionale Situazionista e il Punk siano portavoci della critica radicale e corrosiva alla società contemporanea, con Labile, Renza Grossi espone una piccola parte della sua vita. La fotografia come oggetto capace di raccogliere e conservare  emozioni,  rendendole quasi eterne è al centro de La fotografia nel tempo, la riflessione di  Claudio Iannacone, mentre Stefania Lasagni raffigura l’emozione di un istante nel suo Incontro. Che tutto scorra e passi lo ricorda Maurizio Ligabue in Panta Rhei, mentre Pamela Lodi indaga, in immagini, l’eternità della luce. Con Cimitero delle Fontanelle – Rione Sanità Napoli Luca Malavasi racconta invece un luogo che per sua stessa natura fa convergere eterno ed effimero, mentre la spiaggia diviene spesso luogo di elezione per le riflessioni degli autori, come in Rinascita di Manuela Marasi e Passanti di Claudia Mazzoli. Intimo e personale è il progetto di Massimo Mazzoli, Ad occhi aperti..., in cui l’autore regala tasselli fondamentali del suo percorso interiore, quando invece, in Assalto al cielo, Claudio Montali racconta come l’aspirazione  all’eternità  abbia portato l’uomo avvicinarsi al cielo. Infinite sono da sempre le maschere che l'uomo indossa durante la vita, ed ecco allora che Giuseppe Petruzziello, con Maschera digitale, mostra come le nuove tecnologie portino  gli individui a moltiplicare costantemente i propri modi di essere e apparire. L’effimero diventerà mai eterno? Questa è la domanda di Alessandra Petocchi in Volere volare. Luciana Poltronieri, con il suo Riflessioni, conduce delicatamente l’osservatore all’interno di un mondo magico, in cui le immagini giocano con le illusioni. Mentre con Le ombre di paura, Natalyia Ratushna indaga il timore della morte, Corrado Rivalini racconta, con grande ironia e immagini patinate, gli archetipi sociali. I segni della violenza, tanto effimeri sulla pelle quanto eterni nell’anima, sono invece indagati da Francesco Romano in Non mi tocca. L’idea dell’effimero e del suo rapporto con l’eterno attraverso la connessione tra luce e oscurità è la cifra del lavoro di Roberto Rossi in Divergenze, mentre con Esco., Pietro Sorano riflette su quanto coraggio e tormento possano celarsi dietro questo semplice pensiero. In Immagini dell’eterno sentire, Paolo Vaccari lascia emergere  il  contrasto tra  il senso eterno della musica e l'effimero susseguirsi nel tempo degli strumenti utilizzati per riprodurla, mentre Rosaria Valentini pone l’attenzione sulla perfezione eterna delle statue, rendendole però “disturbate” da un elemento indecifrabile, forse la raffigurazione simbolica di un pensiero, in L’irruzione. Con una foto singola, quella di  Marco Vicenzi, si chiude la carrellata dei progetti: il suo Selfie, che corrisponde ad un gesto ormai divenuto quotidiano, è la perfetta raffigurazione del senso effimero delle immagini scattate e poi quasi completamente dimenticate, ma che nascono proprio dal desiderio, umano e profondo, di eternare gli istanti.

“Il tema di questa edizione si è rivelato particolarmente impegnativo – commenta il presidente del Gruppo Fotografico Grandangolo BFI, Danilo Baraldi – e proprio per questo stimolante e foriero di risultati assai interessanti. Siamo certi che le riflessioni proposte, al pari degli stili e delle tecniche utilizzate per dar loro corpo, sapranno coinvolgere e interrogare gli spettatori, così come hanno fatto con i membri del Gruppo. La fotografia di qualità, capace di stimolare dibattiti e interrogativi, diventa tanto più importante in un’epoca come la nostra, in cui rischiamo di venire sommersi da una valanga di immagini prodotte senza alcuna autentica mediazione del pensiero e del sentimento”.

Orari - La mostra, a ingresso gratuito, sarà visitabile in Auditorium San Rocco fino a domenica 23 giugno tutti i giovedì dalle 10,30 alle 12,30, il sabato e la domenica dalle ore 10,30 alle 12,30 e dalle ore 16,30 alle 19.


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